Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 01:10

Francia, la rivolta dei Gilet gialli non si ferma.

Gloria Smith ·

La protesta dei Gilet Gialli contro il caro-carburante che ha bloccato strade e autostrade della Francia per tutto il fine settimana resta un fenomeno sorprendente anche in un paese abituato alle grandi manifestazioni di piazza. Sabato 24 novembre si sono dati un nuovo appuntamento e sempre sulla rete, un caso sociale e politico di contestazione al governo sul quale infatti sono saltati su la destra lepenista e l'estrema sinistra.

Sono stati 290mila i manifestanti a scendere in strada nel week end, secondo gli organizzatori (la polizia si ferma sotto i 50mila). Molti hanno sottolineato di non essere affiliati ad alcun partito o sindacato e di non aver mai preso parte a una protesta prima d'ora, ma che sono stati spinti a scendere in strada dall'ennesima tassa che erode il potere d'acquisto e che va a colpire l'unico mezzo con cui si spostano, spesso su lunghe distanze: l'automobile.

Dopo un weekend di scontri (anche violenti, col drammatico bilancio di un morto e oltre 400 feriti), i Gilet Gialli hanno lanciato su Facebook un appello alla mobilitazione di massa per il prossimo weekend al grido di "Atto secondo: tutta la Francia a Parigi". All'appello del leader della protesta Eric Drouet avrebbero già risposto in 23mila. 

Carbon tax contestata

La protesta è esplosa a causa della carbon tax, la tassa sull'uso di combustibili fossili che grava sul prezzo dei carburanti alla pompa. Varata dal governo di Emmanuel Macron nel 2017 come parte di un complessivo pacchetto di misure sulla transizione energetica e la crescita verde, la carbon tax si è tradotta dal primo gennaio 2018 in un aumento delle imposte sul gasolio di 7,60 centesimi al litro e di quelle sulla benzina di 3,90 centesimi al litro.

Dal primo gennaio 2019 scatterà un ulteriore aumento di 6 centesimi al litro sul gasolio e di 3 centesimi al litro sulla benzina; nuovi rincari sono previsti fino al 2022. "E' una misura coraggiosa" che serve a realizzare la svolta ecologica, secondo l'esecutivo Macron.

L'Eliseo: "L'inquinamento uccide"

A fine ottobre, mentre il malcontento montava, i rappresentanti del governo hanno cercato di spiegare il punto di vista dell'Eliseo. "Noi scegliamo di tassare l'inquinamento anziché il lavoro e l'impresa", ha affermato Gérald Darmanin, ministro dei Conti pubblici, su Le Journal du Dimanche. "E' una politica per ridurre il riscaldamento climatico e le morti premature legate all'inquinamento dell'aria e al tabagismo". Sotto accusa in particolare il diesel e le polveri sottili, ma le tasse maggiorate colpiscono anche le sigarette (a fine 2019 un pacchetto costerà in media 2 euro di più rispetto al 2017). "Non avremo alcun ripensamento", ha confermato su Le Parisien il ministro dell'Economia Bruno Le Maire, aggiungendo che non ci saranno più nemmeno i buoni carburante sovvenzionati dallo Stato, perché contribuiscono al cambiamento climatico.

No alla dipendenza dall'auto

Benzina sul fuoco, è il caso di dire, ma all'indomani della protesta nazionale il governo non torna sui suoi passi: la carbon tax rimane. Negli studi televisivi di Franceinfo il primo ministro Edouard Philippe ha detto di aver compreso il senso di inquietudine e di abbandono dei manifestanti, ma l'esecutivo è determinato a proseguire nella sua politica di tassare l'inquinamento e non commetterà l'errore del 2013 quando il governo guidato dal presidente Francois Hollande ha ceduto ai "bonnets rouges" che in Bretagna sono scesi in piazza contro le tasse sui veicoli inquinanti per il trasporto delle merci. "Dobbiamo riuscire nella transizione ecologica. Accompagneremo i francesi in questo passaggio", ha detto Philippe. "Vale per chi vive nelle metropoli come per chi risiede a 40-50 chilometri dalle città: vogliamo liberare le persone dalla dipendenza dall'automobile".

I Gilets Jaunes non ci stanno

"Ho quarant'anni e mi devo occupare di quattro figli. Così non si vive. Mia madre ha una pensione di 800 euro al mese: 80 euro di carburante sono soldi tolti alla spesa", ha detto un operaio intervistato da France2. "Ho lavorato una vita per una miseria", ha dichiarato una pensionata. "Faccio 40 chilometri al giorno per lavoro, non ne possiamo più di tutte queste tasse", ha ribadito un operaio di 51 anni. "Con la riduzione delle tasse sulla prima casa ci abbiamo guadagnato 20 euro l'anno, con le tasse sul carburante ci perdiamo molto di più", ha osservato una 33enne impiegata nella ristorazione. "Quello che Macron non capisce è che il salario è fisso. Non possiamo comprarci tutti una nuova macchina", ha affermato un ex dipendente pubblico di 66 anni. "Pensavo di godermi la pensione; non è così".

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