Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 10:51

L’auto d’epoca vale 2,2 miliardi di euro.

Marco Perugini ·

Poco meno di Prada, ma più di Max Mara, Lavazza o Ariston: con 2,2 miliardi di euro di fatturato annuo, il settore delle auto storiche contribuisce a far girare il sistema economico italiano, oltreché produrre cultura nel Paese. Lo dimostra lo studio dell’Istituto Piepoli, presentato al Senato, che fotografa un comparto dal forte impatto sociale. Un italiano su due è interessato ad auto e moto d’epoca e addirittura 1 su 3 si dichiara disposto all'acquisto.

L’heritage coinvolge più gli uomini che le donne: ogni 100 intervistati per ambo i sessi, la quota degli appassionati è del 73% tra i maschi e “solo” del 60% tra le femmine. La suddivisione per classi di età non mostra gap significativi, che invece appaiono evidenti nella ripartizione geografica: la percentuale degli interessati nel campione è al 75% nel Mezzogiorno contro il 61% al Nord e il 67% nel Centro Italia.

Tenere una storica costa 2.000 euro all’anno

Il 52% del giro d’affari delle auto storiche è generato dalla manutenzione e dalla gestione dei mezzi (secondo Piepoli, tenere un veicolo storico costa mediamente 2.000 euro ogni anno), mentre acquisto e restauro muovono il 22% del fatturato complessivo. Il rimanente 26% è invece a beneficio del turismo: 569 milioni di euro sono spesi da collezionisti ed appassionati in viaggi e pernottamenti per raduni, fiere, mostre, gare e concorsi di eleganza. Con 391 milioni di euro, la Lombardia è la prima regione per spesa in heritage, seguita da Emilia Romagna (340 milioni), Veneto (198), Lazio (190) e Puglia (170).

Il fascino delle aste

Nell’acquisto di un’auto storica cresce l’appeal delle aste, il cui andamento mondiale è fotografato nella 23a edizione del volume “Classic Car Auction Yearbook”, curato da Adolfo Orsi e Raffaele Gazzi e presentato al padiglione ACI di “Auto e Moto d’Epoca” di Padova. Delle 5.628 automobili offerte all’incanto tra settembre 2017 e agosto 2018, ne sono state aggiudicate 4.228 per un valore di poco superiore al miliardo di euro, in aumento rispetto all’anno precedente. Il 64% delle somme vengono incassate negli Usa e il 24% in Europa. L’Italia registra il 7% del venduto complessivo: va meglio in Francia (11%) e in Gran Bretagna (12%), anche se l’incidenza inglese sul totale ha appena toccato il minimo storico.

Ferrari da record

Per attirare i clienti, sale il numero dei veicoli offerti senza prezzo di riserva (4 auto ogni 10 vendute), pure se il fatturato ne risente con una contrazione degli incassi da tale formula rispetto al 2017. Un’automobile su cinque è già transitata dalle aste negli ultimi 25 anni. L’anno florido per il settore si conferma con il record stabilito ad agosto per una vettura all’asta (una Ferrari 250 GTO del 1962 è stata venduta da Sotheby’s a Monterey per 41,77 milioni di euro) e ben 225 auto sono state battute per più di un milione di dollari. Il prezzo medio di aggiudicazione è stato di 213.000 euro, il più alto dal 1993.

Ford re delle vendite

Il marchio “principe” per fatturato è Ferrari, con il 28% del peso sull’incasso complessivo delle vendite all’asta. Seguono Porsche (11%) e Mercedes (8%). Maserati, Alfa Romeo e Lamborghini fanno insieme poco più del 6%. E’ però Ford la più venduta: 9 auto su 10 all’incanto dell’Ovale Blu sono state aggiudicate, mentre Mercedes, Bmw e Rolls-Royce si fermano all’80%. In questa graduatoria Alfa Romeo batte Ferrari 71 a 64, mentre Maserati con il 58% precede Lamborghini al 56%.

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