Ultimo aggiornamento  18 novembre 2018 21:17

Colin Kaepernick, 31 anni in prima linea.

Paolo Borgognone ·

Ogni generazione ha i suoi eroi sportivi. Atleti capaci di andare oltre la fama, i successi, i soldi, le auto fuoriserie e di lasciare un segno nella società. Uno dei più importanti dell'ultima generazione, capace di grandi successi sul campo ma soprattutto di azioni clamorose al di fuori, è nato il 3 novembre del 1987 e compie 31 anni. Si chiama Colin Kaepernick, fa (anzi faceva perché è senza contratto e dopo capiremo il perché) il giocatore di football americano ed era uno dei migliori, tanto da essere nel 2014 scelto come testimonial dalla Jaguar (a proposito, a casa ne ha una collezione). Colin è colui che - inginocchiandosi invece di stare sull'attenti durante l'inno americano trasmesso prima delle partite - ha dato vita a una nuova protesta che ha coinvolto dapprima molti giocatori di colore e poi via via l'intero movimento del football Usa

Quella di Colin Rand Kaepernick è la classica storia che piace agli americani. Nato a Milwaukee da madre bianca e padre afroamericano dileguatosi prima della sua nascita viene dato in adozione a una famiglia della middle class del Wisconsin poi trasferita in California. La sua parabola inizia a 8 anni, quando diventa quarterback della squadra della scuola elementare, prosegue all'high school e poi all'università del Nevada dove sceglie definitivamente il football, dopo aver ottenuto record e risultati notevoli anche nel basket e nel baseball.

Il 2011 è l'anno del debutto tra i professionisti nella National Football League con la maglia rossa e oro dei San Francisco 49ers. Due anni dopo Kaepernick porta la sua squadra al Superbowl 47, quello giocato a New Orleans dopo che l'uragano Kathrina aveva distrutto la città. La partita è passata alla storia come il "Brothers Bowl" in quanto per la prima volta due fratelli, John e Jim Harbaugh si sono sfidati come capo allenatori delle due formazioni protagoniste, i 49ers appunto e i Baltimore Ravens che si sono imposti alla fine per 34 a 31. 

Campione in Jaguar 

Raggiunto il successo professionale e firmato un sontuoso contratto pluriennale con San Francisco, Colin segue la strada di molti suoi colleghi e diventa testimonial di una Casa automobilistica. Non una qualunque, ma la Jaguar che lo rende protagonista al lancio negli Usa di alcuni dei suoi modelli più importanti, come la F-Type (nel 2014). 

Kaepernick dimostra di apprezzare e il suo garage è da allora composto proprio dalle auto del marchio inglese di proprietà degli indiani di Tata. A New York dove ora vive lo hanno visto al volante di due F-Type di colore arancione - di cui una decappottabile - e di una Xj bianca di cui lui stesso ha pubblicato un'immagine su Instagram chiamandola "la mia bambina". 

Il giorno della protesta

La storia personale e la carriera di Colin cambiano completamente il 26 agosto 2016. Prima di una amichevole pre-campionato contro i Green Bay Packers, Kaepernick rimane seduto in panchina durante la tradizionale esecuzione dell'inno nazionale. Non è la prima volta che lo fa ma stavolta la foto finisce sui social e inizia il pandemonio. Ai cronisti che gli chiedono spiegazioni il giocatore risponderà: "Non dimostrerò in piedi l'orgoglio per la bandiera di un Paese che opprime i neri e le minoranze etniche".

In quell'estate del 2016 i telegiornali americani riportano la notizia dell'uccisione di diversi afroamericani a opera della polizia. "Un altro uomo disarmato freddato solo per il colore della sua pelle. Ci stanno linciando", commenta il quarterback dei 49ers sulla sua pagina Facebook dopo l'ennesima tragedia. Il 6 luglio, poi, si diffondono online le scene terribili dell'uccisione di Philando Castile, un 32enne di colore di Falcon Heights, Minnesota, che non portava armi con sé, ucciso nella sua auto da un poliziotto che lo aveva fermato per un controllo. "Siamo sotto attacco" scrive sui social Kaepernick il giorno successivo, postando il video, girato dalla fidanzata della vittima, con le terribili immagini di Castile agonizzante sul sedile della sua auto. 

Come Alì

La reazione di Kaepernick - mettere un ginocchio a terra durante l'esecuzione dell'inno -  viene subito imitata, prima da alcuni compagni di squadra, poi anche da altri giocatori della Nfl. L'America è in piena campagna elettorale per l'elezione del successore di Barack Obama e il candidato repubblicano Donald Trump attacca il campione dei 49ers: "Dovrebbe trovarsi un Paese più adatto a lui" le dure parole del futuro inquilino della Casa Bianca. Anche molti proprietari di squadre del campionato si schierano contro le proteste. Ben 7 di loro, scopre la stampa Usa, stanno finanziando con generose donazioni da milioni di dollari la campagna di Trump. A San Francisco sostenitori del candidato repubblicano bruciano le maglie con il numero 7 del loro stesso quarterback e c'è chi parla di offesa ai caduti militari e di vilipendio alla bandiera. Una storia tornata in ballo durante queste settimane di campagna per le elezioni del Mid Term

A tutto questo si contrappone un'altra America, quella che sostiene Kaepernick e la sua protesta. Uno storico attivista per i diritti civili, il sociologo Harry Edwards - quello che spinse i suoi colleghi della San josè University Tommy Smith e John Carlos ad alzare il pugno guantato di nero durante la cerimonia di premiazione per le medaglie appena vinte nei 200 metri piani alle Olimpiadi di Mexico 68 - definisce Colin "il Muhammad Alì della sua generazione". Il riferimento è chiaramente al rifiuto dell'allora campione del mondo dei pesi massimi di servire come militare in Vietnam, gesto che costò al pugile più celebre della storia il titolo mondiale, un breve soggiorno in galera e la licenza per combattere.  

Sogni pazzi

Anche Kaepernick ha pagato a caro prezzo la sua presa di posizione. I San Francisco 49ers lo hanno licenziato, rompendo il contratto da oltre 16 milioni di dollari l'anno e nessuna squadra lo ha da allora preso in considerazione. Questo non ha fermato il ragazzo di Milwaukee dall'impegnarsi nella società. Sono molte - e spesso anche poco conosciute - le iniziative benefiche che hanno ricevuto suoi assegni. Tra questi la "Black Veterans for Social Justice" di Brooklyn o la "H.o.m.e." (Helping Oppressed Mothers to Endure"), un'organizzazione che affianca le ragazze madri in Georgia. 

Il nome di Kaepernick comunque non smette di fare notizia. Nel 2018 la Nike lo ha messo sotto contratto come testimonial, suscitando un vespaio di polemiche ma vedendo anche una crescita di parecchi punti percentuali delle vendite. Il video della campagna pubblicitaria mostra atleti di ogni età, razza e condizione fisica e afferma che non ci siano limiti o confini che non si possano superare, barriere impossibili da abbattere. Nel finale del video è Kaepernick stesso a prendere la parola: "Non chiedetevi se i vostri sogni sono pazzi. Chiedetevi soltanto quanto lo siano". 

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