Ultimo aggiornamento  18 novembre 2018 10:45

Joaquin Phoenix: miracolo a Hollywood.

Giuseppe Cesaro ·

Gennaio 2006. Los Angeles. Laurel Canyon, cuore delle Hollywood Hills. Una grossa auto corre lungo un viale. Sempre più forte. Improvvisamente, la persona al volante perde il controllo. L’auto sbanda. Sale su un terrapieno. Si impenna. Vola. Un uomo, su una macchina pochi metri dietro, segue tutta la scena. L’auto rotola su se stessa un paio di volte e piomba a testa in giù sulla strada. L’uomo che sopraggiunge, accosta e corre in soccorso degli occupanti dell’auto capovolta.

Cinema non film

“Sono stato il primo ad arrivare sul posto – dichiarerà. L’auto era rovesciata e il tetto parzialmente schiacciato. La prima cosa che ho fatto è stata cercare di capire quante persone ci fossero dentro. Ce n’era solo una, a testa in giù, sul lato del passeggero. Ma gli airbag erano esplosi e non si vedeva bene. Era chiaro che non sarebbe stato facile tirarla fuori dal finestrino. Mentre mi guardo intorno per capire cosa fare, l’uomo, non so come, riesce a tirare fuori una sigaretta, prende un accendino e cerca di accenderla. Allora gli dico: ‘Amico: rilassati’. E lui, con tutta calma: ‘Amico: sono rilassato’. ‘No, non lo sei’, insisto. Anche perché mi ero accorto che lui non si era reso conto del fatto che la benzina colava da tutte le parti. E così, riesco a strappargli di mano l’accendino, rompo il vetro posteriore e lo tiro fuori”.

“Ho sentito questa voce dall’accento tedesco – racconterà l’automobilista. Qualcuno bussava al finestrino, ma l’airbag era esploso e non riuscivo a vedere bene. La voce mi diceva ‘Sta’ tranquillo’. C’era qualcosa di così calmo e bello in quella voce. Mi sentivo bene e perfettamente al sicuro e sono uscito dall’auto. Avrei voluto ringraziare quell’uomo ma, quando mi sono guardato intorno, non c’era più: sparito”.

Grande regia

Dramma, tensione, suspance, dialoghi surreali e un finale misterioso. Una perfetta scena da film. E, invece, è tutto vero. Il cinema, però, c’entra molto più di quanto possiamo immaginare. Perché? Perché la voce dall’accento tedesco è quella di Werner Herzog (Monaco di Baviera, 5 settembre 1942) uno dei più importanti cineasti viventi, maestro del “Nuovo Cinema Tedesco”, dotato di uno stile unico e inconfondibile. Al suo attivo, più di 50 pellicole, tra le quali spiccano titoli come “Aguirre, furore di Dio” (1972), “Nosferatu, il principe della notte” (1979) e “Fitzcarraldo” (1982).

Fratello minore

Ma non è tutto. L’uomo che, subito dopo un incidente del genere, cerca di accendersi una sigaretta, è uno degli attori più intensi, carismatici e tormentati della sua generazione: Joaquin Rafael Bottom, in arte Joaquin Phoenix, nato a San Juan (Portorico) il 28 ottobre 1974: 44 anni da compiere.

Fratello minore di River, uno dei principali protagonisti della scena cinematografica internazionale, tra fine anni Ottanta e primi anni Novanta, grazie a pellicole cult come “Stand by Me” (1986), “Vivere in fuga” (1988, nomination all’Oscar come miglior attore) o “Belli e dannati” (1991: Coppa Volpi per la migliore interpretazione). River morirà tra le braccia di suo fratello Joaquin a causa di un micidiale cocktail di eroina, cocaina, metanfetamine e cannabis, la notte di Halloween del 1993. Aveva 23 anni.

Ancora in pista

Una morte che segnerà per sempre Joaquin, rendendolo una delle anime più inquiete e problematiche ma anche uno degli interpreti di maggiore spessore del cinema contemporaneo. Trentatre film in altrettanti anni di carriera, molti dei quali lasciano il segno, anche grazie alle sue memorabili interpretazioni. Una recitazione intensa, asciutta, graffiante, che, fino a oggi, gli è valsa 3 nomination all’Oscar (“Il gladiatore”, 2001; “Quando l’amore brucia l’anima/Walk The Line” ["Riga dritto"] - 2006, ispirato alla vita del leggendario songwriter americano Johnny Cash, e “The Master”, 2013), 1 Golden Globe (su 5 nomination) per “Walk The Line”, 4 nomination allo Screen Actors Guild Award, una Coppa Volpi (2012) per la migliore interpretazione maschile in “The Master” e il Prix d'interprétation masculine al Festival di Cannes 2017 per “You Were Never Really Here”.

Un viso, uno sguardo, una voce, una gestualità destinati a regalarci ancora molte pagine di grande cinema. Anche grazie al provvidenziale intervento di un premuroso signore dal rassicurante accento tedesco.

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