Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 05:10

Fca, i sindacati chiedono incontro a Manley.

Samuele Maria Tremigliozzi ·

Il sindacato Fim-Cisl ha richiesto un incontro con il nuovo ceo di Fiat Chrysler, Mike Manley, per discutere del futuro produttivo degli stabilimenti italiani del gruppo, dopo un terzo trimestre allarmante. Anche la Fiom chiede la stessa cosa. Il predecessore di Manley, Sergio Marchionne scomparso nel luglio scorso, aveva promesso nel suo piano industriale 2018-2022 piena occupazione. Nel 2017, la produzione delle fabbriche italiane del gruppo aveva segnato +4,2% sull'anno precedente, ora non è più così. Da Manley, i sindacati vogliono sapere collocazione e tempistica dei nuovi prodotti indicati nel piano.

Il caso Maserati

Secondo i dati diffusi dalla Fim-Cisl, da gennaio a settembre 2018 la produzione complessiva degli impianti italiani è scesa del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Calo a partire dalla Maserati: nello stabilimento di Grugliasco, in Piemonte, dove vengono attualmente assemblate le berline Quattroporte e Ghibli, la produzione si è fermata a 11.207 unità, -23% sullo stesso periodo dello scorso anno, quando gli esemplari costruiti erano stati 14.612. 

In netto peggioramento anche la situazione a Mirafiori: -31%. Nel sito torinese, le Maserati Levante (il suv del Tridente) assemblate finora sono state 25.881, contro le 37.881 dello stesso periodo 2017. Proprio lo scorso anno lo storico stabilimento si era distinto per un incremento produttivo del 14,7% rispetto al 2016. Non va meglio al marchio nella fabbrica di casa, a Modena. Fim-Cisl parla di un crollo del 36,5%, causato prevalentemente dall'obsolescenza dei modelli prodotti: nel periodo preso a riferimento, il numero di Maserati Gran Turismo, Gran Cabrio e Alfa Romeo 4c non ha superato le 1.695 unità.

La Panda di Pomigliano

A Pomigliano, dove viene prodotta soltanto la Fiat Panda, nel periodo gennaio-settembre 2018 la produzione si è fermata a 134.202 esemplari, -16,2% rispetto alle 160.212 unità del 2017. E secondo Automotive News Europe, sarebbe stata ora fermata la produzione della versione diesel, notizia finora non smentita dall'azienda.

Anche Cassino ha registrato un brusco calo: la produzione è diminuita del 22,8%, nonostante nell'impianto laziale vengano assemblati i nuovi modelli Alfa Romeo. Ed è proprio alle due ultime vetture del brand milanese che è imputabile la flessione: la berlina Giulia segna -37,3%, Stelvio -24,1%. La Giulietta si salva e ripete i numeri del 2017 (circa 25mila unità).

Solo Melfi cresce 

L'impianto di Melfi è l'unico che resiste alla flessione generale e segna +13% rispetto ai nove mesi del 2017. La fabbrica lucana ha perso negli luglio scorso la produzione della Fiat Punto, e non è stata sostituita. Ma lì si producono modelli di successo come la Fiat 500X e la Jeep Renegade. Per quest'ultima, il gruppo ha appena annunciato investimenti di 200 milioni di euro per la produzione delle versioni ibride plug-in, in arrivo non prima del 2020.   

Il fattore tempo

"Quello che ci preme di più è capire le tempistiche per le allocazioni dei nuovi modelli promessi dai piani del gruppo fino al 2022", ha dichiarato Ferdinando Uliano, responsabile automotive di Fim-Cisl. "Siamo di fronte a una crisi produttiva e occupazionale", afferma Michele De Palma, segretario nazionale Fiom, "il governo ha una responsabilità diretta, ci sono problemi di investimento e di ammortizzatori sociali, è indispensabile un confronto generale".

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