Ultimo aggiornamento  13 dicembre 2018 07:38

Regno Unito, l'auto soffre la Brexit.

Samuele Maria Tremigliozzi ·

Proseguono inesorabili gli effetti negativi della discussa uscita del Regno Unito dall'Unione europea: la Brexit ha sferrato un duro colpo al mercato auto inglese, il secondo nel continente per numero di vetture immatricolate ma che sta conoscendo una contrazione mai vista. Al termine del 2017, la Gran Bretagna targava 2.504.617 vetture, il 7% in meno rispetto all'anno precedente. Non accadeva dal 2011.

A più di due anni dal referendum del 23 giugno 2016 e a pochi mesi dalla data indicata per l'uscita del paese dall'Unione europea (prevista per il 29 marzo 2019), la situazione sembra non cambiare: nel periodo gennaio-agosto 2018, le auto vendute nel Regno Unito sono state 1.571.986, una variazione negativa del 4,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

In controtendenza

Nel 2017, Inghilterra e Irlanda (-10,4%) sono stati gli unici paesi dell'Unione ad aver registrare un calo considerevole delle immatricolazioni (Finlandia e Danimarca sono stati colpiti da una flessione che non ha superato lo 0,5%). Un andamento in controtendenza con quello del Vecchio Continente, in cui sono state targate quasi mezzo milione di veicoli in più (+3,4%) rispetto al 2016. Le previsioni per il 2018 sembrano confermare il trend degli ultimi anni: nei primi sei mesi, le vetture commercializzate in Europa hanno superato di oltre 237mila unità quelle dello stesso periodo del 2017.

Giù in borsa del 13%

Nonostante il clima di incertezza, al London Stock Exchange lo scorso 4 ottobre è avvenuta l'offerta pubblica iniziale di Aston Martin. La casa di Gaydon tenta di seguire la scia del successo registrata dalla Ferrari, ma non con gli stessi risultati: trascorsi pochi giorni dalla prima quotazione, il titolo del costruttore inglese ha già perso il 13%, una variazione negativa di oltre 233 sterline rispetto al prezzo al momento dell’Ipo (pari a 1.800 sterline). La quotazione dovrebbe però essere in grado di fornire al marchio circa 20 miliardi di sterline attraverso la vendita del 25% dell’azionariato totale. 

Il caso Aston Martin è un importante banco di prova per testare la reazione dei mercati finanziari sull'eventuale divorzio tra il Regno Unito e l’Unione: secondo i vertici aziendali, da poco rinnovati con la nomina di Penny Hughes nel ruolo di nuovo presidente della società, la Brexit non comprometterà gli obiettivi della casa inglese. Il ceo Andy Palmer ha parlato di un “impatto limitato”. Non bisogna pero scordare che il costruttore importa buona parte dei componenti per le sue sportive dall’Europa Continentale, col conseguente rischio di difficoltà doganali, oltre che dell'imposizione di eventuali tariffe.

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