Ultimo aggiornamento  23 ottobre 2018 19:52

Sixto Rodriguez da Detroit, duro e puro.

Giuseppe Cesaro ·

Si può essere una rockstar e rimanere sconosciuti? Si può diventare un idolo, un simbolo, un “maître à penser” per generazioni, senza nemmeno saperlo? Per quanto possa apparire assurdo, si può. Sixto Rodriguez – songwriter americano di origini messicane, nato a Detroit il 10 luglio 1942 - ne è la prova. Prova vivente, anche se, per anni - dato che nessuno sapeva chi fosse né dove fosse - lo hanno creduto morto. Secondo alcuni si era sparato un colpo di rivoltella. Secondo altri, si era dato fuoco sul palco al termine di un’epica performance. Talmente epica, da essere soltanto un mito. La verità è che uno dei cantautori più originali e significativi della scena rock, continuava la sua umile vita di muratore, a Woodbridge - oscuro sobborgo della “Città dei motori” - del tutto ignaro del clamore e della venerazione che circondavano il suo nome. Ma chi è, allora, Sixto Rodriguez: questo rocker duro e puro del quale – se non fosse stato per due appassionati fan sudafricani – il mondo non avrebbe saputo mai nulla?

Città di auto e musica

Metà anni Sessanta: Sixto – sesto figlio di una famiglia di condizioni decisamente modeste – lavora come operaio nell’industria dell’auto. Cosa tutt’altro che insolita in una città soprannominata, non a caso, “Motor City”. Detroit, però, non è solo auto: è anche musica. Avete, forse, dimenticato il travolgente “Motown Sound”? Vi dicono qualcosa nomi immortali come Jackson 5, Stevie Wonder, Diana Ross, The Temptations, Marvin Gaye, The Four Tops, Gladys Knight, Lionel Richie o Smokey Robinson? Sappiate, allora, che sono tutte stelle lanciate nel firmamento soul e rhythm and blues da un’etichetta (fondata da un ex operaio Ford: Berry Gordy)  il cui nome nasce proprio dalla fusione delle parole “motor” e “town”.

Niente di strano, dunque, se l'operaio Sixto imbraccia una chitarra e comincia a scrivere canzoni. La sorpresa è che non si tratta di canzoni qualunque. Sono canzoni vere: solide, ruvide, impegnate. Con testi che non hanno nulla da invidiare a quelli di autori infinitamente più blasonati di lui. Canzoni che Sixto interpreta con rigore quasi messianico e una voce intensa e graffiante, che appassiona chiunque l’ascolti. Una sera, viene scoperto in un locale e lanciato dalla californiana Sussex Records che gli fa incidere due album: “Cold Fact” (1970) e “Coming From Reality” (1971).

Dylan latino

Il “Dylan latino”, come viene subito soprannominato, vende, però, pochissime copie. La casa discografica gli dà, prontamente, il ben servito e il nostro se ne torna alla sua vita di operaio, scomparendo in quell’anonimato nel quale resterà avvolto per decenni. “Se avessi deciso di continuare a scrivere canzoni – dichiarerà molti anni dopo - non avrei potuto lavorare. E io ne avevo un bisogno assoluto. Chiunque, di fronte alla prospettiva di fare la fame, avrebbe fatto la mia stessa scelta”.

Le sue canzoni, però, non ci stanno; non si danno per vinte. Non ne vogliono sapere di chiuderla lì. Sanno di valere e cominciano a girare il mondo alla ricerca del loro pubblico. E così, mentre il canta-muratore si alterna tra demolizioni e ricostruzioni, le sue note e le sue parole cominciano a farsi conoscere e amare. Prima in Australia, poi in Nuova Zelanda, infine in Sudafrica.

Rockstar a sua insaputa

Ed è proprio qui che accade l’inimmaginabile: le ballad del “Dylan latino” diventano, infatti, colonna sonora della lotta contro l’apartheid. I testi che sparano a zero contro l’establishment e cantano il riscatto di oppressi, sfruttati ed emarginati, diventano le parole d’ordine di chiunque lotti per la libertà. (Un “pubblico”, sempre troppo vasto sul nostro pianeta, purtroppo). Sembra che, tra i suoi fan, ci sia persino Steve Biko. I dischi di Rodriguez vanno a ruba. Ma anche all’indice. La radio li censura e il regime fa graffiare tutte le copie sulle quali riesce a mettere le mani. Obiettivo: renderle inascoltabili. Non serve. Al contrario: le vendite aumentano. E quella di Sixto – complice probabilmente l’alone di mistero che lo circonda – diventa una figura mitica. Letteralmente, una volta tanto.

Riscatto online

Dall’altro lato dell’Oceano, però, l’operaio-muratore non sa nulla. E, mentre qualche furbacchione si mette in tasca le royalty dei suoi dischi, che cominciano a scalare le classifiche (nel 1998 “Cold Fact” è disco di platino in Sudafrica e cinque volte platino in Australia), lui – all’oscuro di tutto – continua la sua vita umile di sempre, trovando persino il tempo di studiare e prendere una laurea in filosofia. La svolta, però, è dietro l’angolo. Si chiama Internet e corre sul filo. L’autore di “Sugar Man”, “The Establishment Blues” e “Crucify Your Mind” ha, ormai, legioni di fan sparse un po’ ovunque. Sono in troppi a chiedersi cosa ne sia di lui. Chi è? È vivo? È morto? Dov’è? Cosa fa?

Alla fine degli anni Novanta, cominciano a nascere siti che raccolgo informazioni su di lui. Un giorno, una delle figlie di Sixto capita su uno di questi – "The Great Rodriguez Hunt" (“La grande caccia a Rodriguez”) - prende mouse e tastiera e scrive una mail. Ringrazia per l’attenzione, dice che suo padre è vivo e sta bene, e lascia un numero di telefono dove rintracciarlo.

Vita da Oscar

È a questo punto che la leggenda incontra la storia. Una storia talmente bella che riesce addirittura a vincere sulla leggenda. Tanto che il docu-film ispirato alla vicenda di Sixto - “Searching For Sugar Man” - vincerà addirittura l’Oscar 2013 per il miglior documentario. Quella dell’operaio-muratore-filosofo-cantautore è una storia di riscatto. Riscatto morale, soprattutto. Perché, anche se oggi gira a colpi di “tutto-esaurito” tra i palchi più importanti del mondo, Sixto è rimasto l’uomo di sempre. Duro e puro. I soldi non l’hanno cambiato. Anche perché li lascia a figli e amici. Lui continua a vivere nel sobborgo di sempre, nella casa che salvò dalla demolizione nel 1976, acquistandola dal governo del Michigan per l’iperbolica cifra di cento dollari. Non ha auto, né computer né televisore. Qualche anno fa, la figlia – stanca di essere costretta a cercarlo in giro per tutto il quartiere – gli ha regalato un cellulare. “Vive una vita molto spartana”, ha commentato. “Dice che ci sono tre bisogni fondamentali: cibo, vestiti e riparo. Tutto il resto è ciliegina”.

Quindi volete sapere il segreto della vita?", ha chiesto ‘l’uomo che visse due volte’ al suo pubblico, durante un concerto. “Tutto quello che dovete fare è continuare a inspirare ed espirare. Questo è il segreto importante. Non dimenticatelo”.

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