Ultimo aggiornamento  21 marzo 2019 06:43

Londra, che bello guidare per Uber.

Patrizia Licata ·

Uber prova a convincere Londra: il suo servizio taxi privato non è uno sfruttamento dei lavoratori, anzi, gli autisti londinesi sono felici di lavorare per Uber perché valutano la flessibilità più della stabilità e il guadagno è superiore a quanto previsto dal salario minimo obbligatorio. Lo sostiene uno studio condotto dalla startup californiana insieme ad economisti della University of Oxford e corredato da un sondaggio di Orb International i cui risultati arrivano in un momento cruciale per l'azienda del ride hailing: Uber si è vista concedere a giugno dall’autorità dei trasporti londinese, Transport for London, solo un permesso temporaneo e dovrà sostenere a breve l'appello di un processo contro due autisti di Londra che rivendicano benefici come le ferie e la malattia retribuiti.

Autisti felici

Lo studio di 54 pagine pubblicato da Uber col titolo "Uber Happy? Work and well-being in the gig economy" afferma che la maggior parte degli autisti della società di ride hailing ritiene più importante scegliere l'orario di lavoro che avere le ferie retribuite o un salario minimo garantito. Inoltre, in media l'autista di Uber a Londra guadagna 11 sterline l'ora nette (tolte cioè sia la commissione di Uber che le spese di carburante e manutenzione); la cifra supera il salario minimo obbligatorio che a Londra è di 10,20 sterline l'ora. Sono risultati "positivi", ma "sappiamo che dobbiamo fare di più", ha commentato Tom Elvidge, general manager di Uber nel Regno Unito, annunciando nuove misure con cui l'azienda  tutelerà gli autisti, per esempio in caso di incidente o se devono temporaneamente sospendere la collaborazione per motivi familiari.

L'economia "dei lavoretti"

La disputa in corso a Londra si inquadra nell'ambito della tutela del lavoro nella "gig economy". Uber sostiene da sempre che i suoi autisti sono collaboratori autonomi, non dei dipendenti, ma le recenti sentenze pronunciate in Gran Bretagna sia su Uber che su altre aziende con modelli operativi analoghi hanno mostrato una propensione dei giudici a dare ragione al lavoratore che presta il suo servizio in maniera continuativa, riconoscendo i diritti a far causa al datore di lavoro e a ottenere alcuni benefit. In Gran Bretagna, ha riportato il quotidiano The Guardian a giugno, la gig economy impiega 1,1 milioni di persone; Uber nella capitale britannica conta circa 40.000 autisti.

Compiti a casa per Uber

L'anno scorso la Transport for London ha rifiutato a Uber il rinnovo della licenza per la mancata segnalazione di “gravi reati penali” da parte dei suoi autisti. Uber ha impugnato la decisione e continuato a operare. A giugno di quest'anno la società ha ottenuto una parziale vittoria mettendo in tasca una licenza temporanea: sarà sottoposta a nuovo vaglio dopo 15 mesi. Per essere "promossa" Uber dovrà non solo vigilare sul comportamento dei suoi conducenti in nome della sicurezza degli utenti, ma rispettare i diritti degli autisti concedendo turni di riposo, ferie e salario minimo

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