Ultimo aggiornamento  18 marzo 2019 14:32

Marc Bolan: "Morirò su una Mini".

Giuseppe Cesaro ·

Predestinato e profetico. Sono questi gli aggettivi più adatti a sintetizzare ascesa e declino di Marc Bolan, rockstar inglese, passata come una meteora a illuminare il planisfero rock agli inizi degli anni ‘70. Il suo nome a noi italiani non dice granché, eppure c’è stato un momento nel quale la sua luce ha brillato così forte che sono stati in tanti a pensare che il ragazzino di Stoke Newington (il sobborgo di Londra, dov’era nato il 30 settembre 1947: 71 anni fa esatti) sarebbe diventato addirittura l’erede dei Beatles.

Predestinato al successo

Sin da giovanissimo Marc – figlio di un camionista e di una fruttivendola del mercato di Berwick Street a Soho – si considera predestinato al successo. "Ho sempre saputo di essere diverso – dichiarerà. Dall’inizio: dal momento stesso in cui sono nato. Quand’ero più giovane, sapevo con certezza di essere una specie di essere superiore".

Non sbagliava. Tra il ’70 e il ’72, infatti, il suo gruppo - i T.Rex - riesce a piazzare ben quattro hit al numero uno e tre al numero due delle classifiche inglesi. I dischi si vendono al ritmo di 50/60mila copie al giorno e i giornali, impressionati dell’effetto della band sui teen-ager, parlano di "TRexstasy". Secondo Paul McCartney, Bolan è "l'unico cantante inglese in grado di seguire il successo dei Beatles in America". Sia lui che Ringo Starr (che, nel ’72, dedicherà al successo dei T.Rex il film “Born to Boogie”) non vedevano fan tanto isterici dai tempi della loro "beatlesmania". Davide Bowie riconoscerà che, senza il "glam rock" di Bolan, lui non sarebbe mai diventato nessuno, e definirà l’amico dandy - "terribilmente bello, quasi come il paradiso" - "il più grande ‘piccolo gigante’ del mondo" (Bolan superava di poco il metro e sessanta di altezza, ndr).

Il prezzo del successo

Bolan, che dichiarava di vivere la vita con "un senso di urgenza che molte persone non riescono a comprendere" ("c'è così poco tempo: devo riuscire a dire ciò che voglio in fretta e al maggior numero di persone possibile!"), era attratto ma, allo stesso tempo, angosciato dal successo. "Il successo - soprattutto nel business del rock'n'roll - ti copre di soldi, è vero. Quello che ti toglie, però, non lo puoi sostituire. A volte ho la strana sensazione che non rimarrò qui a lungo. E non sto parlando del successo. Tutto questo mi spaventa. […] Penso davvero che potrebbe finire tutto domani. Non parlo della band, parlo della vita". 

Non è tutto oro…

Il successo, però, è una bestia da rodeo: cavalcarlo è impresa ardua per chiunque. Marc ha sempre desiderato essere un idolo degli adolescenti ("la prospettiva di essere immortale non mi eccita, ma l’idea di essere un idolo materialista per quattro anni mi alletta") e la pressione comincia a diventare troppo forte. Un baratro di alcolismo e tossicodipendenza sta per spalancarsi sotto i suoi piedi. "Vivevo in un mondo crepuscolare di droghe, alcol e sesso vizioso", dichiarerà. Lui, che è sempre stato astemio, vegetariano, estremamente attento alla dieta e ha sempre evitato gli allucinogeni ("c’è già fin troppa roba nella mia testa") comincia a bere, mangiare e tirare cocaina. È l’inizio della fine. Ingrassa, la salute vacilla (a venticinque anni, un check-up rivela che ha il battito cardiaco di un settantenne), il suo fascino glamour si appanna. Diviene scostante, antipatico, odioso. Ma, soprattutto, non riesce più a riprendere in mano le redini della creatività. I fan lo "sentono" e cominciano a voltargli le spalle. Agli inizi del ’73 – a soli due anni dal boom – la "TRexstasy" non è che un ricordo e le canzoni non riescono nemmeno a entrare nella Top 40.

Paura dell'auto

Settembre 1977. Marc è appena tornato dagli Stati Uniti, dove ha inciso l’album che dovrebbe rilanciarlo. Il peggio sembra ormai alle spalle; l’orizzonte è sgombro da nubi. La rockstar vuole festeggiare. Organizza una serata con la donna che ama: la cantante Gloria Jones. Prima tappa, lo "Speakeasy", un famoso ritrovo di musicisti. Bolan ordina champagne e i due cominciano la loro festicciola privata. Poi decidono di proseguire in un nightclub di Berkeley Square, il "Morton's". Gloria siede al piano e comincia a cantare. Canzoni, champagne e ore scorrono veloci. Quando i due decidono di rientrare, sono ormai le quattro del mattino. Bolan è senza patente. Non l’ha dimenticata: non l’ha mai presa. Ha sempre avuto paura dell’auto.

Premonizione

"Stavamo guardando l'auto usata nel film 'Born to Boogie' – ricorda il fotografo Keith Morris - e Marc mi dice: ‘Sai che ti dico? Fammi una foto al volante, perché ho sempre ho avuto la premonizione che morirò in un incidente d'auto’. Così si mette al volante, e mentre io scatto, lui butta la testa all'indietro e fa questa risata folle. Conservo ancora quella foto e, ogni volta che la guardo, mi fa effetto a pensare a quello che è successo".

Secondo Simon Napier-Bell – produttore discografico e manager di Bolan – il leader dei T.Rex era "ossessionato da James Dean". "Sta attento ad avere come eroe James Dean – gli disse Napier-Bell: potresti finire come lui e morire in una Porsche!". "Oh no, sono troppo piccolo – rispose Bolan - mi piacerebbe morire in una Mini".

La leggenda del sicomoro

Torniamo all’uscita dal "Morton's". Di solito, è un autista in Rolls-Royce che accompagna la rockstar nei suoi spostamenti. Quella volta, però, l’autista ha la serata libera. Marc e Gloria salgono sulla macchina di lei. Non indovinate? Una Mini: una Mini 1275 GT viola! Gloria ha sempre sostenuto di non aver bevuto. "Nessuno intorno a noi – dichiarerà - diceva: 'Non guidare' o 'Mettiamoli su un taxi'. Se non fossimo stati in condizioni di guidare, qualcuno avrebbe detto: 'Ragazzi: non potete farlo!'".

Pare, però, che ci sia dell’altro. Sembra che, proprio quel giorno, uno pneumatico della Mini sia stato cambiato, e che il meccanico non sia riuscito a sostituire uno dei bulloni. Quarantacinque minuti dopo che Marc e Gloria hanno lasciato il night, la Mini viola imbocca una curva, passa dall’asfalto al brecciolino, la ruota si stacca e la coppia sbatte violentemente contro un palo d’acciaio di una pesante recinzione. Non un albero di sicomoro, dunque, come vuole la leggenda. Sembra, invece, che il sicomoro tanto vituperato dai fan, abbia impedito alla Mini di rotolare lungo una scarpata, evitando, così, una tragedia ancora peggiore. "Se fossimo stati in una macchina più grande," ricorderà anni dopo Gloria che ha impiegato quasi quindici anni a superare lo shock - Marc sarebbe sopravvissuto”. È il 16 settembre 1977 e Marc Bolan non ha ancora compiuto 30 anni.

La luce che brilla il doppio

"La luce che brilla il doppio dura la metà", ripeteva spesso Jimi Hendrix. E non c’è dubbio che, tra il ’70 e il ’72, la luce del giovane papà del "glam-rock" abbia brillato davvero tanto. Talmente tanto che più di qualche raggio è riuscito ad arrivare persino fino a noi.

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· di Giuseppe Cesaro

Alla chitarra era il più grande, al volante faceva rizzare i capelli. Amava muscle car e velocità, ma non ha mai preso il documento di guida