Ultimo aggiornamento  12 dicembre 2019 14:53

Maserati corre in salita.

Samuele Maria Tremigliozzi ·

Il Motor Show di Bologna vuole trasferirsi a Modena, casa della Maserati e capitale della Motor Valley italiana. Ma come sta il marchio del Tridente? Non tanto bene. Sono tempi duri per il costruttore emiliano che ora più che mai deve guardare oltre le glorie del passato e concentrarsi sugli obiettivi futuri: sostenibilità economica, internazionalizzazione ed elettrificazione.

Investimenti e nuovi modelli

Entro il 2022 Fiat Chrysler ha promesso investimenti per oltre 9 miliardi di euro per realizzare 12 nuove soluzioni elettrificate a sostituzione delle motorizzazioni tradizionali, in particolare quelle alimentate a gasolio. Si tratterà di sistemi con tecnologia mild-hybrid (Mhev) e ibrida plug-in (Phev). Il processo interesserà anche le sportive del Tridente: tra i 6 nuovi lanci a marchio Maserati attesi per il 2022, anche l'erede della Gran Turismo, la Alfieri, già presentata sotto le vesti di prototipo in occasione del Salone di Ginevra del 2014. La nuova proposta del costruttore modenese debutterà con una motorizzazione inedita, completamente a batteria per sfidare le Tesla di Elon Musk e la Porsche Taycan prevista per il 2019.

L'importanza dei volumi

Nel 2012 Maserati ha conosciuto un grande rilancio. Allora immatricolava globalmente poco meno di 6mila unità, il 4% di quanto faceva Porsche, che all'epoca targava più di 140mila vetture in tutto il mondo. Complice una gamma "attempata" e ridotta a soli 3 modelli: la Maserati Gran Turismo (nelle declinazioni coupé e cabrio) e la quinta generazione della Quattroporte, che quell'anno - l'ultimo - spegneva la sua nona candeline. La situazione migliora velocemente grazie all'introduzione nel listino di Ghibli (2014) e Levante (2016): le unità immatricolate raggiungono quota 50mila nel 2017, +700% rispetto i risultati di 5 anni prima.

Nei piani di Fiat Chrysler, il marchio dovrebbe vendere oltre 100mila unità nel 2022, obiettivo legato al rinnovo dell'attuale gamma e al lancio di un nuovo suv di segmento D, per sfidare la Porsche Macan.

Il 2018 sembra però contraddire queste previsioni. In Italia, nel primo semestre dell'anno, il costruttore modenese ha immatricolato 1.475 unità, il 13,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. In Europa, sempre da gennaio a giugno, Maserati ha targato nel Vecchio continente circa 4.800 veicoli, contro i 6.100 del primo semestre 2017, un calo di oltre il 21%. Cina e Stati Uniti, entrambi mercati chiave della casa emiliana, confermano la crisi: nei primi sei mesi dell'anno -24,7% negli Usa e -48,1% nel paese asiatico. I profitti seguono l'andamento delle consegne: Maserati ha chiuso il primo semestre 2018 con una variazione negativa nei ricavi del 34,6%, 1,3 miliardi contro i 2,02 della prima metà del 2017.

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