Ultimo aggiornamento  20 novembre 2019 03:54

Uber, un nuovo logo scaccia-guai (VIDEO).

Patrizia Licata ·

Uber ricomincia dal logo: da oggi il "marchio di fabbrica" coincide col nome aziendale e sostituisce il precedente con la stilizzazione del bit, l’unità base della tecnologia digitale. Un simbolo che non collegava veramente  l'associazione tra Uber e un servizio di mobilità, mentre il nuovo logo torna a mettere l'accento sulla "U" e renderà Uber immediatamente riconoscibile nelle oltre 660 città servite, come ha spiegato l'azienda.

La società del ride hailing nata a San Francisco, numero uno al mondo per i viaggi sui taxi privati (oltre 10 miliardi di corse effettuate dalla fondazione nel 2010 a oggi), prova così a rilanciare la sua immagine offuscata da una lunga serie di difficoltà nella gestione aziendale e nel rapporto con autisti, utenti e amministrazioni cittadine.

Uber è tutto, anche le bici

Il logo rinnovato è frutto di un'operazione di marketing che ha coinvolto uno dei più grandi studi di consulenza sul brand, Wolff Olins. Tutti i servizi internazionali di Uber saranno rappresentati con lo stesso logo, compresi il bike sharing di Jump Bikes, gli scooter elettrici Lime e Uber Eats, la consegna di cibo a domicilio.

Uber, infatti, vuole essere associata alla mobilità come servizio: "Diamo vita a delle opportunità mettendo le persone in movimento", recita la nuova mission aziendale ribadita nella campagna pubblicitaria lanciata sui media Usa e che ha debuttato domenica scorsa sulla Nbc durante una delle partite di football più seguite dell'anno, quella tra New York Giants e Dallas Cowboys. Ovunque andiamo - è il messaggio del video pubblicitario - la mobilità targata Uber ci apre le porte verso la realizzazione dei nostri sogni e delle nostre potenzialità.

Un rilancio strategico 

Uber nei giorni scorsi ha anche nominato il suo primo Chief Marketing Officer: si tratta di Rebecca Messina, ex top manager di un'azienda che coincide forse col marchio più noto del mondo, la Coca-Cola. Il lavoro sull'immagine non è tuttavia una pura questione estetica. In pochi anni la startup californiana si è scontrata con i regolatori nazionali per la concorrenza con i taxi pubblici, è finita al centro di cause legali intentate da autisti che chiedono più garanzie sul lavoro e di utenti vittima di abusi, ha subito un grave stop nella sperimentazione dei veicoli autonomi dopo un incidente mortale in Arizona. Nel mezzo di queste turbolenze la società ha perso i pezzi chiave del management, dallo storico ceo Travis Kalanick, sostituito da Dara Khosrowshahi, a Liane Hornsey, ex direttrice delle Risorse Umane che si è dimessa per effetto di un'indagine interna sulle discriminazioni di genere tra i dipendenti dell'azienda.

Voto di fiducia

Il logo serve a mandare un messaggio: Uber è cambiata. La app mobile è stata ridisegnata per un utilizzo ancora più intuitivo e adesso include le mappe che evidenziano le strade più trafficate, così l'utente può scegliere se chiamare un'auto Uber o optare per gli altri servizi della società: bici o scooter. Sono in arrivo anche nuove funzionalità di sicurezza, come la chiamata automatica ai servizi di soccorso in caso di incidente e le protezioni rafforzate per i profili degli utenti, per scongiurare attacchi hacker e sottrazione di dati sensibili.

Uber vuole riconquistare la fiducia dei regolatori, dei consumatori e degli investitori: ha assunto Nelson Chai come Chief  Financial Officer - ruolo rimasto vacante per tre anni - e ha messo in cantiere per il 2019 la quotazione in Borsa. La startup del ride hailing perde soldi al ritmo di un miliardo di dollari al trimestre e, logo a parte, deve convincere il mercato che la sua piattaforma per la mobilità resta un buon affare.

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