Ultimo aggiornamento  17 novembre 2018 23:09

Auto e borsa, separati in casa.

Samuele Maria Tremigliozzi ·

Economia reale ed economia finanziaria, due facce della stessa medaglia. Nel settore automobilistico, due realtà spesso in conflitto tra loro. Da un lato le frenetiche oscillazioni quotidiane, dall'altro la necessità di una visione, il più possibile, di lungo periodo. Sarà forse questa la principale ragione di un rapporto così travagliato? Quel che è certo è che storicamente auto e borsa non riescono proprio ad andare molto d'accordo.

Il problema dazi

Tempi duri per chi vuole investire nel settore automotive. Basta guardare l'andamento dell'indice azionario Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts, che sintetizza, in un unico valore, le fluttuazioni di 18 titoli tra costruttori e fornitori quotati nelle piazze europee: da inizio anno, l'indice ha subito una flessione del 13,6%. Le tensioni commerciali tra Usa, Unione Europa e Cina hanno influenzato i prezzi delle azioni, in particolare di quei gruppi europei che producono in Europa e vendono molto negli Stati Uniti. Da inizio anno il titolo Daimler è sceso di 22,7 punti percentuali. Simile il destino per Volkswagen che, nello stesso periodo, ha registrato una variazione negativa del 17%. Trend a ribasso anche per Bmw: il costruttore bavarese, seppure meno esposto data la forte attività produttiva in Carolina del Sud (dove viene assemblata buona parte della gamma suv), conferma l'andamento con una variazione negativa del 5,8%. Periodo buio anche per Porsche: -25% negli ultimi 8 mesi.

Storia a parte, il dato stabile di Fca: il titolo sembra risalire dopo il crollo registrato con la morte dell'ex ceo Sergio Marchionne. Al contrario, continua la discesa per i francesi di Renault: -15,8%.

Il modello Ferrari

Le uniche case che vanno d'accordo con gli analisti finanziari sono quelle che producono auto di lusso, prima fra tutte Ferrari: da inizio anno, il costruttore di Maranello ha registro una crescita continua, una variazione positiva di oltre 28 punti percentuali. I successi del Cavallino, in seguito all'offerta pubblica iniziale avvenuta nel 2015, non sono sfuggiti agli inglesi di Aston Martin, ora pronti alla prima quotazione che avverrà il prossimo ottobre. Un simile destino per i marchi più prestigiosi del gruppo Volkswagen: l'amministratore delegato Herbert Diess ha promesso lo scorporo dei marchi super premium - Bentley, Bugatti, Lamborghini e Porsche - con quotazione sui mercati finanziari. Un'operazione molte simile a quella della Ferrari. 

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