Ultimo aggiornamento  24 aprile 2019 09:51

Aston Martin e Volvo, strade diverse.

Samuele Maria Tremigliozzi ·

Aston Martin e Volvo: stesso settore, destini opposti. La casa sportiva di Gaydon si prepara per l'Ipo (offerta pubblica iniziale) che avverrà l'ottobre prossimo, mentre il costruttore svedese decide di rimanere privato. Due scelte completamente diverse, entrambe, però, ben ragionate.

007: Missione Ipo

Aston Martin ha iniziato l'iter per l'offerta pubblica iniziale che avverrà alla London Stock Exchange il prossimo ottobre. Gli analisti finanziari hanno stimato il valore del costruttore inglese: circa 5,5 miliardi di euro. La documentazione completa contenente il prezzo e il numero di azioni in circolazione verrà pubblicata verso la fine di settembre.

Attualmente la proprietà di Aston Martin è così ripartita: il 37,5% appartiene ad Investindustrial (società d'investimento di proprietà del manager italiano di Andrea Bonomi), il 54,5% è diviso tra due fondi kuwaitiani, il 5% fa riferimento a Mercedes-Amg ed il 3% è detenuto dal management della società. La quotazione sarà permessa dalla concessione parziale delle quote di Investindustrial e dei fondi asiatici, al contrario i tedeschi di Daimler non venderanno le loro partecipazioni. Il costruttore britannico mira a un flottante (porzione dell'azionariato che diventerà pubblico) minimo del 25% e all'inserimento del titolo nel Ftse 100 (l'indice azionario britannico). 

L'Ipo trova fondamento nei risultati di chiusura del 2017 di Aston Martin, da ottobre 2014 sotto la guida del ceo Andy Palmer: utile ante imposte di 87 milioni di sterline, un netto miglioramento rispetto alla perdita di 163 milioni di sterline del 2016. A crescere anche il fatturato (e le immatricolazioni): 876 milioni di sterline, +48% rispetto all'anno precedente. Visti i numeri, i successi di Sergio Marchionne ai tempi dell'Ipo Ferrari, operazione che, a quanto pare, hanno fatto scuola. 

Pazienza per Volvo

Volvo, invece, ci ripensa: niente offerta pubblica iniziale, almeno per ora. La quotazione era previsto entro la fine del 2018 e valutava la società svedese tra i 16 e i 30 miliardi di dollari.

I motivi della decisione risiedono nelle tensioni commerciali tra Usa e Cina e nel generale calo dei titoli automobilistici. Ragioni fondate: l'indice Stoxx600 Autos & Parts ha registrato una flessione del 15% questa settimana; i rapporti tra Stati Uniti, Unione Europea e Repubblica Popolare Cinese hanno inciso negativamente sull'andamento finanziario di molte società quotate.

"Siamo giunti alla conclusione che la tempistica non è ottimale per un' Ipo al momento" le dichiarazioni del ceo di Volvo, lo svedese Hakan Samuelsson.

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