Ultimo aggiornamento  14 dicembre 2019 21:42

Dati, patrimonio dell’umanità.

Stefania Spaziani ·

“Fiscalità dell’auto: salute, sicurezza e ambiente”. E’ questo il titolo di un workshop che l’Automobile Club d’Italia ha organizzato a Milano nei giorni del Gran Premio di Formula 1 di Monza. Il convegno è stato aperto da un indirizzo di saluto del Presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani, che ha sottolineato "il dovere di avere come priorità la sicurezza", e dal responsabile del servizio di gestione delle tasse automobilistiche dell’Automobile Club Salvatore Moretto. Obiettivo: indicare soluzioni che rispondano alla necessità improrogabile di una mobilità più sicura e realizzata con mezzi sempre più puliti.

Obiettivo da perseguire anche attraverso l’uso intelligente e mirato dei dati, fonte  inesauribile di spunti e risposte alle esigenze generali del sistema. Senza il bisogno di ricorrere a nuove leggi ma garantendo – in particolare attraverso la sinergia del settore pubblico e del privato – risposte effettive e utili.

Si parte dall’energia

Secondo Giuseppe Ricci, Chief Refining e Marketing Manager di Eni – l’attenzione deve focalizzarzi sulla necessità di lavorare per ottenere miglioramenti ambientali. Questi passano per la diffusione di fonti di alimentazione più eco-sostenibili. Si, quindi, ad auto elettriche, a idrogeno, ma anche a biocarburanti e biogas.

Tutto questo – tuttavia – non può essere demandato a un singolo soggetto, ma deve essere il risultato di un lavoro comune che si ponga come obiettivo quello della riduzione delle emissioni, anche attraverso uno svecchiamento del parco circolante. In Italia – è stato ricordato – l’età media delle automobili è di oltre 11 anni, contro una media europea che si attesta sui 7/9 anni. Una situazione che ha ricadute ambientali e sulla sicurezza, visto che auto più anziane significano – spesso – auto meno sicure.

Smart Statistics

Monica Scannapieco - responsabile del servizio di architettura integrata dei dati e dei processi di Istat - ha presentato un nuovo strumento, a disposizione di chi studia il fenomeno dell’incidentalità per offrire ai decisori un quadro preciso della situazione degli incidenti stradali in Italia. Si tratta del Sir, un sistema di registri statistici integrati che comprende non solo le tradizionali fonti da cui l’istituto di statistica trae i numeri grezzi sui sinistri nel nostro Paese e che vengono poi elaborati in collaborazione con l’Automobile Club (forze di polizia, enti locali), ma anche nuove forma di raccolta di informazioni.

Scannapieco ha fatto i nomi delle applicazioni di Google Traffic e Waze, in grado di fornire una mole di dati georeferenziati sulla situazione in tempo reale, che devono essere centralizzati e integrati con quelli raccolti dalle amministrazioni già citate. In questo campo si è parlato di una nuova e rafforzata collaborazione proprio con ACI, nel nome di un approccio condiviso che tragga forza dalla codifica di un linguaggio della realtà comune. 

Più preziosi del petrolio

Di dati e della loro importanza ha parlato anche Maurizio Lenzerini, ordinario di Computer Science alla Sapienza di Roma che ha ricordato la definizione del matematico e analista britannico Clive Humby che – nel 2006 – parlò dei dati come del “nuovo petrolio”, intendendo che la raccolta delle informazioni avrebbe fornito la spinta propulsiva necessaria alla nuova rivoluzione industriale, così come l’oro nero è stato utilizzato per lo sviluppo tecnologico degli ultimi 120 anni almeno.

Secondo Lenzerini questa definizione è riduttiva in quanto – a differenza del petrolio – i dati non possono essere stoccati e conservati perché rischierebbero di svalutarsi nel tempo, ma vanno al contrario messi a fattor comune e utilizzati in un arco di tempo breve. Le stime della produzione di dati negli ultimi anni fornita dal professore spiegano bene la situazione. Si calcola che nei prossimi due anni ne verranno generati per circa 40 zettabyte – 10 byte alla 21esima, o un triliardo di byte - equivalenti a 4 milioni  di anni di video ad alta definizione. Questi montagna di informazioni, per essere utile,  deve essere utilizzata all’interno di un metodo scientifico rigoroso, codificato e condiviso.

La strada del fuel-switching

Alessandro Corsini, docente di Sistemi per l’energia e l’ambiente della “Sapienza” ha introdotto, illustrando una sua ricerca, il concetto di fuel-switching, l’utilizzo cioè di differenti fonti di energie, anche riciclate, per l’autotrazione. Gli esempi portati sono gli olii, da quello di palma e di girasole fino a quelli esausti.

La ricerca dell’accademico, tuttavia, non si ferma qui. Attraverso la raccolta, lo studio e l’interpretazione dei dati sta infatti nascendo una nuova frontiera. Quella che riconosce un possibile guasto – potenzialmente pericoloso per l’auto e i suoi occupanti – anche 15 minuti prima che il problema diventi evidente. In questo modo si potrebbero prevenire anche molti incidenti.

L’esperienza della Lombardia

Di casi pratici e di gestione di dati integrati ha parlato la dirigente responsabile dell’unità operativa per la tutela delle entrate della regione Lombardia, Lucia Marsella che ha illustrato la scelta della sua amministrazione di realizzare l’Aideta. Si tratta di un archivio fiscale dei veicoli -  basato sul Pubblico Registro Automobilistico – al cui aggiornamento contribuiscono tutte le pubbliche amministrazioni del territorio e che verrà integrato con le informazioni in possesso della Agenzia delle Entrate e anche con dati sanitari. Il risultato sarà uno strumento – nato dalla inevitabile sinergia di differenti amministrazioni – che servirà soprattutto alle Pa.

La sintesi

Necessità di una stretta collaborazione tra diverse realtà – soprattutto del settore pubblico - ma anche uno sforzo ulteriore da parte della politica in termini di investimenti per favorire e accelerare un uso più concreto e utile dei dati: questa la sintesi di Giacomo Raul Giampedrone, assessore con delega ai lavori pubblici, infrastrutture e ambiente della regione Liguria. In particolare Giampedrone si è soffermato sulla necessità di mettere a fattor comune i dati e ha fatto l’esempio delle informazioni sulla qualità dell’aria. Una loro maggiore precisione e una diffusione capillare permetterebbero alle amministrazioni interventi maggiormente mirati e di minore impatto  sulla vita e le necessità dei cittadini. 

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