Ultimo aggiornamento  19 settembre 2019 12:32

Monza2018. Il Cavallino e la camicia bianca.

Andrea Cordovani ·

1996/2006. l nuovo secolo in Formula 1 regala uno strepitoso ciclo vincente della Ferrari. Iniziano i trionfi del Cavallino di Luca Cordero di Montezemolo, Jean Todt e soprattutto Michael Schumacher. Dal 2000 al 2004 le Rosse tornano a essere protagoniste e non lasciano che le briciole ai rivali. Il Gp d’Italia del 2000, in realtà, è una sfida triste. Una carambola alla variante della Roggia dopo il pronti via. Una ruota assassina che si stacca dalla Jordan di Frentzen, rimbalza oltre i guardrail e uccide un addetto del servizio antincendio. Colpito alla testa e al torace perde la vita a 32 anni Paolo Gislimberti, un leone della Cea. Lo spettacolo però deve andare avanti e la scena è tutta per Michael Schumacher. Il ferrarista, dopo aver ottenuto la pole, in gara è perfetto. Scatta al comando e non molla più la testa se non per i pochi giri tra la sua sosta per rifornire e quella del rivale Hakkinen. Il tedesco allunga sin dai primi giri, tanto da prendere quei 10” di vantaggio che servono per battere Hakkinen, portarsi a meno due dal finlandese campione del mondo in carica con la McLaren e iniziare la ricorsa alla vertice della classifica. Obbiettivo che centrerà a fine anno mettendo le mani sul suo terzo titolo iridato, il primo da quando corre alla Ferrari. L’inizio di una serie interminabile di trionfi.

Un anno da dimenticare

C’è il mondo sconvolto alla fine dell’estate del 2001. L’11 settembre due aerei hanno centrato le Torri Gemelle seminando morte e terrore. A Monza si corre con le Ferrari listate a lutto. Poi all’improvviso un’altra notizia piomba nel paddock al sabato pomeriggio: Alex Zanardi ha avuto un terribile incidente al Lausitzring, in una gara Kart. E niente ha più senso, tanto che tra i piloti (Michael Schumacher in testa) c’è la voglia di tornare a casa. La gioia solitaria di Juan Pablo Montoya sul podio senza champagne per la sua prima vittoria in Formula 1, il volto abulico di Michael Schumacher che avrebbe voluto smettere di correre, sono le grandi icone del malessere che si abbatte sul Gp d’Italia 2001. La terza piazza va a Ralf Schumacher, che sale sul podio controvoglia. Anche lui era giustamente d’accordo col fratello Michael per non correre. Un appello rimasto inascoltato.
Il 2002 è una stagione di grandi cambiamenti in Formula 1: entra ufficialmente Toyota, mentre Renault prende il posto della Benetton con la Prost Gp che, senza soldi non si iscrive al campionato. Tre i debuttanti Massa (Sauber), Sato (Jordan) e Webber (Minardi). Però la novità più grande è che ha smesso di correre Mika Hakkinen, il grande rivale di Schumi e al suo posto c’è la giovane promessa finlandese Kimi Raikkonen. Ci sono immagini che rimangono indelebili anche a distanza di tanti anni. Come l’ondata rossa, caldissima e appassionata, che quella domenica di settembre del 2002 tracima in pista in una Monza che si è rifatta il trucco per il Gp d’Italia. È una stagione trionfale per Maranello, questa. I giochi nella corsa al titolo Piloti e Costruttori si sono chiusi da tempo. E a Monza quella delle Ferrari è una vera passerella trionfale, un altro uno-due col quale il Cavallino ha ammazzato il campionato. 

Cambia tutto

L’ennesima rivoluzione dal regolamento precede la stagione 2003 nella quale la Fia introduce cambiamenti sia per quanto riguarda le qualifiche che per l’assegnazione dei punteggi. È un campionato incerto fino alla fine quello che si dipana da marzo a ottobre e che a Monza vive uno dei week end più spettacolari. Da tre mesi non si nutre con una vittoria Michael Schumacher, quando prende il via del Gp d’Italia 2003. Ha una gran fame di successo, il tedesco della Ferrari che in molti danno per spacciato nella corsa al titolo che lo vede opposto al determinatissimo Juan Pablo Montoya. Per tutto il week end il colombiano della Williams è una vera spina nel fianco ma Schumi gli soffia la pole e va a giocarsela. Da duro contro un altro duro: “Tra noi non sarebbe passato neanche un foglio di carta in quel momento”, dirà poi Schumi che resiste e va in fuga per la vittoria. “È stata la giornata più bella della mia carriera”, spiegherà commentando la sua cinquantesima vittoria da ferrarista. 
Agitata da un vero e proprio allarme gomme, la vigilia del GP d’Italia 2004 lancia un rumoroso frastuono. Nel corso dei test una settimana  prima del via, Michael Schumacher è andato a sbattere, cambiando i connotati alla sua Ferrari. Il tedesco arriva a Monza con il settimo sigillo iridato in carriera già cucito nel petto, l’ultimo della sua grande parabola di campionissimo. Ancora una volta i giochi per il Mondiale sono fatti e con la Rossa il vero eroe stavolta è Rubens Barrichello, che batte il compagno di squadra. Per la seconda volta in carriera, il brasiliano si prende gli applausi del pubblico di Monza. 
Ci sono tanti volti felici sul podio del Gp d’Italia 2005. Gente allegra per varie ragioni. Dopo tre anni di dominio s’è appena spezzata la serie di vittorie della Ferrari a Monza e stavolta si brinda al nuovo che avanza. Con la sua faccia da colombiano irriverente Juan Pablo Montoya si gode la scena festeggiando la sua seconda vittoria a Monza. È scattato dalla pole e ha subito preso il comando, senza mollarlo più. Dietro di lui chiudono le Renault di Fernando Alonso e Giancarlo Fisichella. È dopo anni di attesa ritorna a sventolare il tricolore sulla pista di Monza.

Giorno di lacrime 

Il 2006 è una pagina che non si può scordare, una bella favola che tiene in vita la speranza della Ferrari e di Michael Schumacher di vincere un altro titolo. Monza 2006 è l’ultima stagione ferrarista di Schumi e anche sua ultima firma al Gp d’Italia. Quel giorno farà piangere il presidente Luca Cordero di Montezemolo, costretto ad asciugarsi le lacrime con la sua camicia bianca. Dietro a Schumi terminano Raikkonen e il sorprendente Robert Kubica. È un’altra ondata rossa il colore di una speranza che svanirà qualche mese più tardi, quando nel rush finale Alonso avrà la meglio su Michael che a fine anno smetterà di correre.

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