Ultimo aggiornamento  20 novembre 2019 13:07

Monza2018. Tempo di rivoluzione.

Guido Schittone ·

1978/1988. L’edizione del 1978 è una tra le più tragiche e drammatiche dell’intera storia della Formula 1. La terribile carambola al via del Gran Premio - che portò poi alla morte di Ronnie Peterson e alla lunga degenza di Vittorio Brambilla - pone ancora oggi in secondo piano la doppietta delle Brabham-Alfa Romeo di Niki Lauda e John Watson, in una corsa ripartita alle 18,15 e ridotta a 40 giri. Anche perché a tagliare il traguardo nelle prime due posizioni furono Mario Andretti con la Lotus 79 e Gilles Villeneuve con la Ferrari 312 T3, poi penalizzati di un minuto per partenza anticipata.

Per l’Alfa Romeo si trattò della dodicesima affermazione, per Lauda, l’ultima prima del suo ritiro nella stagione 1979. Andretti, sesto con il punto guadagnato e con Peterson in condizioni disperate in ospedale, ebbe la certezza virtuale del titolo in una stagione in cui il patron della Lotus Colin Chapman sviluppò ulteriormente il concetto di monoposto ala inaugurato nel 1977 con il modello 78. 

Nuovo look 

Dal dramma alla gioia: l’edizione del 1979 è una delle più belle. Monza si presenta per l’appuntamento decisivo del campionato tirata a lucido. Nuovi sono i box, ampliate le vie di fuga, modificati i cordoli, migliorate le infrastrutture del paddock. Il Gran Premio è carico di tensione perché la Ferrari, che ha dominato la prima parte di stagione con le sue 312 T4, può puntare alla doppia affermazione nel campionato piloti con Jody Scheckter e Gilles Villeneuve, gli unici rimasti in lizza assieme al francese della Ligier Jacques Laffite, e in quello costruttori. La corsa, dopo un iniziale predominio della Renault di Arnoux, passa saldamente nelle mani di Scheckter con Villeneuve che gli copre le spalle, rinunciando all’attacco, con dietro Laffite. La svolta avverrà al 42esimo giro, quando Laffite è costretto al ritiro. Per i due ferraristi è il trionfo. Scheckter conquista il campionato mondiale piloti, l’ultimo ferrarista prima dell’epopea Schumacher, e la 312 T4 il titolo iridato costruttori. Nel 1981 il Gp d’Italia torna nella propria sede storica dopo la parentesi di Imola del 1980. In Formula 1 è tempo di rivoluzione. Stanno a poco a poco arrivando i motori sovralimentati, utilizzati da Ferrari, Renault e Toleman, che a Monza conquista con Henton la prima qualificazione della storia, mentre la McLaren MP4 sfoggia il telaio realizzato in fibra di carbonio. La vittoria va ad Alain Prost che domina la gara davanti alle Williams di Alan Jones e di Carlos Reutemann. Piquet sarà classificato al sesto posto: il motore Cosworth della Brabham BT49 lo tradisce al penultimo giro mentre si trovava al terzo posto. Il punto conquistato si rivelerà fondamentale per la vittoria del suo primo titolo iridato. 

Un anno terribile

Il 1982 è l’anno in cui muoiono Gilles Villeneuve e Riccardo Paletti; mentre Didier Pironi pone fine alla propria carriera nel terribile incidente in qualifica a Hockenheim. La Ferrari schiera a sorpresa l’ex campione del mondo Mario Andretti che va ad affiancare Patrick Tambay al volante della 126 C2, la vettura migliore della serie iridata. La corsa è dominata un’altra volta dalla Renault, con il futuro ferrarista René Arnoux, il cui ingaggio per il 1983 è stato ufficializzato proprio alla vigilia del Gran Premio, che precede Tambay, fortunato ad avere approfittato del ritiro di un ottimo Riccardo Patrese. Il doppio podio dei ferraristi spiana la strada alla Casa di Maranello per la conquista del settimo mondiale costruttori. Nel 1983 le speranze italiane poggiano tutte sul periodo di forma di Riccardo Patrese che conquista la pole position con la Brabham-Bmw. Purtroppo al secondo passaggio il 4 cilindri tedesco ammutolisce in una nuvola di fumo e il padovano abbandona la corsa, lasciando campo libero a Piquet che va a conquistare una vittoria fondamentale per alimentare le proprie speranze di secondo titolo mondiale. Le Ferrari si classificano al secondo posto con Arnoux e al quarto con Tambay che l’anno successivo sarà sostituito da Michele Alboreto. Terzo è Eddie Cheever con l’unica Renault rimasta in corsa. 

Arriva Ayrton

Nel 1984, la prima sorpresa giunge dalla defezione dell’astro nascente Ayrton Senna, che non viene schierato dalla Toleman perché è stato ufficializzato il suo passaggio alla Lotus per la stagione successiva. La Ferrari si presenta con un’evoluzione della C4 che non offre il contributo sperato, tanto che Alboreto parte undicesimo e Arnoux addirittura quattordicesimo. Le Alfa Romeo di Patrese e Cheever sono in nona e decima posizione. La gara è costellata di ritiri: vince a sorpresa Lauda che precede la Ferrari di Alboreto e l’Alfa Romeo di Patrese. Tra gli eroi della corsa Teo Fabi: che con la Brabham-Bmw duella con Lauda. Avrebbe potuto vincere ma si ritira a 7 giri dalla fine per rottura del motore. Lauda eguaglia il record di Fangio, conquistando la ventiquattresima affermazione della carriera.Nel 1985 si affievoliscono le speranze di vedere un italiano campione del mondo. A Monza infatti la superiorità della McLaren-Tag Porsche di Alain Prost nei confronti della Ferrari 156-85 di Michele Alboreto è totale. In qualifica la pole è di Senna davanti a Rosberg, Mansell, Piquet e Prost. Ma sarà proprio il francese a vincere. 1986, Monza potrebbe essere la corsa di Teo Fabi che con la Benetton-Bmw conquista la pole position. Ma l’italiano è costretto a partire dall’ultima posizione per un guasto alla centralina nel giro di ricognizione. La gara è dominata dalle Williams-Honda di Piquet e Mansell. Nel 1987 è una corsa bellissima, il cui risultato venne determinato dalle soste ai box per i cambi gomme. La gara è dominata dalla Lotus di Senna che al 47esimo giro - nel tentativo di doppiare la Ligier di Ghinzani - esce alla Parabolica e viene infilato dal rivale brasiliano che lo batte di un secondo e otto. 

Nel 1988, la Ferrari torna a vincere a Monza a nove anni di distanza dalla doppietta di Scheckter e Villeneuve. Tocca a Berger, aiutato anche dagli ordini di scuderia, tagliare per primo il traguardo, quattro decimi davanti a Michele Alboreto. Terzo è Cheever con l’Arrows-Megatron. Ma l’eroe della corsa è ancora una volta Senna, che la domina fino a due giri dalla fine, quando alla prima variante viene chiuso dalla Williams del doppiato Jean Louis Schlesser. Per la Ferrari si tratta di un regalo insperato in un’annata caratterizzata dalla scomparsa del proprio fondatore e dall’abissale distanza delle sue monoposto dalle dominatrici McLaren-Honda di Senna, che vincerà il primo titolo mondiale, e Prost. 

* Articolo pubblicato sul numero zero de l'Automobile - settembre 2016

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