Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 22:19

Monza2018. Anni tristi e ruggenti.

Giorgio Ursicino ·

1989/1995. Sette anni senza sorriso per la Ferrari nel gran premio di casa, un digiuno che va dal trionfo di Berger con la 6 cilindri turbo nel 1988 a quello di Schumi con la V10 aspirata nel 1996. Due epoche vicine ma diverse, con la prima che vede la vittoria dell’austriaco nel cuore del più lungo periodo senza titolo mondiale a Maranello (l’ultimo campionato lo aveva conquistato Scheckter nel 1979), mentre la seconda segna l’inizio dell’era della riscossa targata Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne e, soprattutto, Michael Schumacher. Il dream team di Luca Montezemolo, salito alla guida del Cavallino alla fine del 1991.
Un settennato di Formula 1 in cui ci fu il più grande sviluppo tecnologico con l’avvento dell’elettronica che gestiva i cambi automatici (fu introdotto proprio dalla Ferrari di Barnard nel 1989), le rivoluzionarie sospensioni attive (vietate nel 1994) e il controllo della trazione.

Grandi duelli

Fu anche una parentesi triste per la perdita di uno dei campioni più grandi: il mitico Ayrton Senna salì in cielo picchiando contro il muro del Tamburello a Imola il primo maggio del 1994. Quei sette anni iniziarono nel pieno del duello Prost-Senna e con la Ferrari che cercava di spezzare il dominio McLaren (nel ‘90 il Mondiale fu a un passo) e finirono con le sfide Schumi-Damon Hill, alfieri rispettivamente di Benetton e Williams.
Nel periodo il Gp d’Italia non ebbe un dominatore poiché solo il figlio di Graham riuscì a salire due volte (1993-1994) sul gradino più alto del podio. Oltre un ventennio fa, non sempre dominava l’accoppiata (auto-pilota) migliore poiché erano molto frequenti i problemi di affidabilità e spesso delle oltre 30 monoposto iscritte, meno di 10 concludevano le gare. Nel 1989 Alain Prost si stava prendendo la rivincita sul compagno Senna che aveva conquistato il titolo l’anno precedente era arrivato a Monza in testa al Campionato. Le McLaren con il nuovo V10 aspirato non erano così imbattibili come quelle dell’anno precedente equipaggiate con il turbo (dominarono tutte le gare esclusa Monza, dove Ayrton gettò al vento un GP già vinto toccando il doppiato Schlesser a 2 giri della fine) e le Ferrari di Berger e Mansell riuscirono ad infilarsi nelle qualifiche fra Senna e Prost. In gara Ayrton fu tradito dal motore al 44° giro e Nigel dal cambio 3 tornate prima. Per primo sotto la bandiera a scacchi passò il professore francese (davanti alla Rossa di Gerhard vincitore l’anno precedente), che a fine stagione riuscì a riprendersi il titolo dopo il discusso contatto con il compagno di squadra a Suzuka.

La prima di Schumi

L’anno dopo Prost e Berger si scambiarono l’auto, ma a Monza Alain si dovette inchinare ad Ayrton con la McLaren-Honda che scattò dalla pole e vinse la gara precedendo, sia il sabato che la domenica, il francese con la Rossa. A fine stagione il brasiliano si vendicò buttando volutamente fuori strada in Giappone l’eterno rivale che così vide sfumare il sogno di riportare l’iride a Maranello. 
Nel 1991 le Ferrari sono meno in forma e Prost e Alesi scattano in terza fila dietro alle McLaren-Honda e alle Williams-Renault. Senna conquista ancora la pole, ma a vincere è Mansell, con Prost che agguanta il podio preceduto dal brasiliano. Patrese, con l’altra Williams, venne tradito dal cambio, mentre ci fu l’esordio di Schumi con la Benetton (quinto al traguardo davanti al compagno Piquet), che si scambiò il volante con Moreno.

Il 1992 è l’anno del dominio di Nigel Mansell (conquista finalmente il titolo) e, soprattutto della Williams con le sospensioni attive. Anche a Monza il leone britannico centra la pole e in gara le due monoposto inglesi sono prima e seconda, ma entrambe hanno problemi e devono lasciare il trionfo a Senna che vince il suo secondo Gran Premio d’Italia davanti alle Benetton-Ford.
Nel 1993 Prost toglie il sedile Williams a Mansell, ma lo scenario non cambia. Alain si presenta alla gara del Parco con il titolo in tasca e centra una magnifica pole (è la dodicesima della stagione). Al termine delle qualifiche, le due Rosse di Alesi e Berger si sfiorano e l’austriaco, che non aveva rallentato dopo il traguardo, vola fuori pista e picchia duro per non centrare l’incolpevole compagno. Prost e il compagno Hill, scattati in prima fila, sono imprendibili, ma Alain, al suo ultimo anno in Formula 1, non riesce a mettere in bacheca il quarto trofeo di Monza perché il potente V10 Renault lo tradisce a cinque giri dalla fine e primo sul traguardo passa Damon. Secondo, staccato di oltre 40 secondi, Jean con il Cavallino che precede la McLaren-Ford di Michael Andretti.
Per il figlio di Mario è il primo podio in Formula 1, ma anche la sua ultima gara nel Mondiale poiché, dal gran premio successivo, Ron Dennis lo sostituisce con il giovane Mika Hakkinen. È il weekend dei patatrac fra compagni di squadra. Dopo l’incrocio fra le Rosse al termine delle qualifiche, le due Minardi passano in scia il traguardo. Quella di Fittipaldi, però, lo taglia solo dopo aver fatto il giro della morte per una toccata proprio sotto la bandiera a scacchi con la vettura gemella guidata da Martini

La grande delusione

L’anno successivo non c’è più Ayrton e Damon Hill, promosso caposquadra ed impegnato a contendere il titolo a Schumacher, vince di nuovo a Monza precedendo di appena 4 secondi la Ferrari di Alesi che era partita dalla pole. Un buon risultato, ma per i tifosi una grande delusione poiché le due Rosse erano scattate entrambe in prima fila e sembrava proprio la giornata giusta per tornare a festeggiare.Nel 1995 grossa sorpresa, a vincere non è come quasi sempre avviene a Monza una delle monoposto partite nelle prime file. In quella stagione la Benetton (che nel 1994 aveva portato Schumacher a vincere il Mondiale) era passata dai motori Ford ai Renault come la Williams. Tre delle quattro monoposto con i propulsori francesi conquistano le prime quattro posizioni in griglia, il terzo tempo è di Berger con la Ferrari. La quarta vettura con il 10 cilindri transalpino, la Benetton di Johnny Herbert, è solo ottava, staccata di quasi 2 secondi dal poleman Coulthard con la Williams. In gara Michael e Damon vanno in rotta di collisione al 23° giro e devono entrambi ritirarsi. Fra i due non è il primo incontro ravvicinato, si erano già presi a ruotate l’anno prima in Australia e il titolo era finito al tedesco. Coulthard si era fermato 10 giri prima. Le Ferrari di Berger e Alesi sono entrambe costrette alla resa per problemi meccanici. A vincere è Johnny Herbert che, alla sua settima stagione in Formula 1, centra il secondo trionfo dopo quello nel Gp di casa a Silverstone di poche settimane prima.

* Articolo pubblicato sul numero zero de l'Automobile - settembre 2016

Ti potrebbe interessare

· di Guido Schittone

Quarta puntata della storia del Gp d'Italia. Dalla grande ristrutturazione del 1979 all'arrivo del turbo fino al tragico addio al grande Gilles Villeneuve

· di Redazione

Appuntamento il 2 settembre. Come raggiungere l'Autodromo, gli orari degli eventi e i prezzi dei biglietti. Tutte le informazioni utili per un week end di passioni