Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2019 18:52

Tesla, fuga da Wall Street.

Samuele Maria Tremigliozzi ·

Martedì 7 agosto è stato shock alla borsa di Wall Street. Tutto è nato da un tweet, pubblicato in California alle 9 e 48 (dunque a contrattazioni aperte) da Elon Musk: se il titolo Tesla raggiungerà il prezzo record di 420 dollari, il costruttore Usa dirà addio alla quotazione sui mercati finanziari. Inevitabile la risposta di Wall Street: le azioni Tesla, già schizzate a valori mai raggiunti dopo l'acquisto di una quota da parte del fondo sovrano saudita - notizia anticipata nella stessa mattinata da un articolo del Financial Times - subiscono un ulteriore rialzo.

Il titolo chiude la giornata a 379,57 dollari, una crescita complessiva del 10,4% rispetto al prezzo d’apertura, pari a 343,84 dollari. 

Una dichiarazione inattesa

Molti hanno creduto che quella di Musk fosse solo un’uscita provocatoria, una trovata per mandare in tilt i mercati finanziari con cui l’imprenditore 47enne non è mai andato tanto d’accordo, pur se il titolo è sempre stato premiato. Il ceo di Tesla, che attualmente detiene il 19% della società, è stato inoltre  accusato da alcuni suoi follower di voler intenzionalmente manipolare il prezzo delle azioni, promettendo ritorni e obiettivi irraggiungibili con il rischio che la Sec, l'autorità di controllo della borsa, possa addirittura aprire un procedimento.

“Private Tesla”

A detta di Musk, l’obiettivo di un eventuale abbandono della borsa newyorkese - in gergo “delisting”- consentirebbe all’azienda di lavorare con maggiore tranquillità, lontana dai riflettori, senza doversi preoccupare della volatilità dei mercati finanziari e delle considerazioni degli analisti. Tutto vero, anche se fuori dal listino significa anche avere minore trasparenza.

Musk sottolinea che, se davvero portasse Tesla fuori dalla borsa, si concentrerebbe sugli obiettivi produttivi, da poco aggiornati in occasione della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre 2018 e dopo non pochi guai e ritardi. Anche all’epoca il titolo azionario registrò un forte apprezzamento, nonostante Tesla continuasse a bruciare capitali e senza aver mai chiuso un anno in positivo. Nel discorso agli azionisti, Musk aveva promesso impennate nei volumi di vendita (in particolare per la Model 3) e utili entro la fine dell’anno. 

Arrivano i sauditi 

Dichiarazioni del ceo a parte, Tesla aveva già incassato nella stessa giornata la fiducia di un importante investitore straniero: secondo il Financial Times, il Public Investment Fund (Pif) -  il fondo sovrano saudita - avrebbe acquistato una quota dell'azienda di poco inferiore al 5%, un’iniezione di capitale compresa tra gli 1,7 e i 2,9 miliardi di dollari. Un toccasana per le promesse di Musk.

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