Ultimo aggiornamento  13 dicembre 2019 23:00

La corsa (lenta) del premium tedesco.

Felipe Munoz ·

I tempi cambiano: anche per gli apparentemente insuperabili marchi tedeschi specializzati nel segmento premium. La forte accelerazione nelle vendite registrata durante gli ultimi anni ha iniziato a rallentare. I risultati del primo semestre dell’anno mostrano che la crescita è ormai più moderata. Mercedes, Bmw e Audi sono ancora i re del settore ma le cose potrebbero cambiare.

Leadership Mercedes

Mercedes domina il mercato: nei primi sei mesi dell’anno ha venduto 1,19 milioni di unità, il 3,9% in più rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente. Questo record si spiega in  particolare con il buon andamento in Asia-Pacifico, dove il volume d'affari è cresciuto del 13%, ed è ora pari al 41% del totale venduto. Il marchio di Stoccarda mantiene la spinta in Cina grazie soprattutto alla sua gamma suv e alle berline allungate costruite localmente. Di contro, l’Europa e il Nord America hanno visto un calo delle vendite del 2% e 1% rispettivamente. 

Bmw record, Audi cresce di più

La rivale bavarese Bmw ha chiuso il semestre con 1,06 milioni di pezzi venduti, +2,0%, segnando il miglior primo semestre della sua storia. Il record è stato raggiunto grazie ai mercati americani e al buon andamento in Sud Corea, mentre che la Cina e l’Europa hanno contribuito più timidamente. Ottimi i risultati della Serie 1 (+7,2%), la X1 (+11,8%) e la Serie 5 (+14,9%). Audi invece è stato il brand con la crescita più alta (+4,5%) ma con il volume più basso dei tre: 949.300 unità. Bene in Cina (+20%) e Stati Uniti (+5%), non tanto in Europa (-4%).

Le ragioni della frenata

I numeri positivi indicano comunque un cambio di tendenza. Il rallentamento della crescita è dovuto a ragioni diverse. Da un lato c’è il problema diesel, che colpisce soprattutto i costruttori Premium, le cui vendite dipendono ancora molto da questa motorizzazione. Se il cliente in Europa non vuole più diesel, l'effetto sull’andamento commerciale globale è inevitabile. Questi costruttori non sono ancora sufficientemente veloci nel proporre veicoli alternativi, elettrici soprattutto,  e il cliente non ha la stessa varietà di opzioni quando si reca in concessionaria. 

Fra le motivazioni del cambio di scenario ce ne è anche una strutturale, legata alle oscillazioni consuete dei mercati. È normale che dopo 5 anni di crescita, le vendite raggiungano un livello oltre il quale la crescita rallenta, se non addirittura si ferma. Succede anche a livello di mercati e il miglior esempio è l’Europa: dopo anni di forte spinta, la crescita mostra segni di fatica.

Concorrenza spietata

A queste difficoltà strutturali si aggiunge il problema del prodotto, nonostante l'ampliamento della gamma suv faccia salire le vendite, la maggior parte dei best-seller di questi costruttori è già un po’ vecchio. La Mercedes Classe C, l’Audi A3 e la Bmw Serie 3 sono sul mercato da più di 5 anni. Si aggiunga poi il fatto che la concorrenza nel segmento premium è oggi molto più forte, con un’offerta globale molto più ricca. Volvo, Jaguar Land Rover, Alfa Romeo e Lexus sono solo un esempio di altri marchi che stanno collezionando numeri importanti.

Last but not least, i problemi che le minacce di protezionismo che arrivano in particolare dagli Stati Uniti creeranno a tutti i costruttori europei, coinvolti loro malgrado in una guerra di dazi dalla conclusione per ora imprevedibile.

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