Ultimo aggiornamento  10 dicembre 2018 00:37

Multe, una storia infinita.

Nicola Castiglioni* ·

Saremmo portati a pensare che le storie fantastiche esistano solo al cinema. Eppure, ogni tanto, la realtà coincide con la fantasia e la “Storia infinita” non è solo quella dell’omonimo romanzo di Michael Ende e del famoso film del 1984. Viale Fulvio Testi (quattro corsie nel Nord di Milano), i pali della luce 10/11 posti tra Viale Ca’ Granda e Piazzale Istria, gli autovelox sopra i suddetti pali e, scusate il gioco di parole, molte multe. Oltre 20.000 comminate tra il 12 e il 31 dicembre 2017, circa 50.000 tra gennaio e febbraio 2018 e la città spaccata in due tra coloro che ritengono che l’Amministrazione comunale abbia teso un’imboscata agli automobilisti per rimpinguare le sempre affamate casse pubbliche e chi, da buon garantista, sostiene che ad ogni violazione di regola civica debba seguire una sanzione.

Limiti più chiari

La Pubblica Amministrazione ha il dovere di informare l’automobilista circa le prescrizioni del Codice della Strada riguardo limiti, divieti, controlli etc.. Se la segnaletica fosse stata più chiara, probabilmente non si sarebbero registrate le migliaia di multe. Avrebbe dovuto essere più chiara perché si tratta di una porzione di strada urbana a quattro corsie che, nella mente del guidatore milanese, ricorda i tratti di Via Palmanova o la sopraelevata Monte Ceneri dove il limite di velocità è di 70 km/h. Infatti ciò che verrebbe a mancare nel conducente di Viale Fulvio Testi è la consapevolezza di non rispettare il limite di 50 km/h. Sarebbe infatti come se la conformazione della rete viaria di Milano ingannasse l’automobilista inducendogli l’errata convinzione di essere nei limiti. Avrebbe forse aiutato, quindi, una comunicazione più tempestiva ed evidente.

Tutti i dubbi del caso

Profili di dubbio sorgono infatti quando ci si accorge che i cartelli di limite a 50 km/h sembrano scarseggiare (vi sarebbe invece l’obbligo di rinnovarli ad ogni incrocio) e che taluni segnali verticali di attenzione non presentano la corretta colorazione (vi sono segnali in arancione, un colore che sarebbe destinato solo a Taxi e Scuolabus). Vi sono poi altre questioni relative alle valutazioni sulla pericolosità del tratto di strada (che giustifica l’utilizzo di autovelox), sulla vetustà dell’ordinanza prefettizia, sulla determina dirigenziale, su tarature e omologazioni degli apparecchi di cui non si tratterà in questa sede per non annoiare. Si vuole però solo ricordare che, gli autovelox “killer”, sono stati posti non su appositi sostegni ma su pali della luce oggetto di potenziali oscillazioni e vibrazioni. Basterebbe con ogni probabilità un soffio di vento per inficiare la corretta rilevazione della velocità.

Il ricorso è possibile

Ma si parlava di “Storia infinita”; quale espressione migliore per individuare la fantastica saga dei plurimultati, persone con 20, 30 e più sanzioni ricevute. Per la maggior parte lavoratori o domiciliati in loco che hanno avuto la sfortuna di lavorare o abitare nei pressi di Fulvio Testi. Si rincuorino costoro poiché recenti sentenze (tra le altre 1835/2015, Giudice di Pace di Parma) hanno statuito che la ripetizione dell’illecito amministrativo in un tempo ristretto può essere ricondotta ad un unico comportamento (fatte dieci, se ne paga una). Meglio è andata ad un automobilista che, assistito dal Codacons, si è visto togliere avanti al Giudice di Pace di Milano 15 multe grazie ad un ricorso accolto con il Comune non costituito. Una importante battaglia vinta. Ma questa è un’altra storia, speriamo non infinita.

* Codacons

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