Ultimo aggiornamento  07 dicembre 2019 14:35

Il Museo Nicolis va di corsa.

Francesco Paternò ·

VERONA - Bisogna andarci al museo Nicolis, a Villafranca di Verona, per capire quanto la grande bellezza dell’automobile sia oggetto di cure e di attenzioni in Italia. Fino al 31 ottobre qui è ospitata una mostra intitolata “Passione Volante”, collezione inedita di cento volanti di Formula 1 raccolti in giro per il mondo dal fotografo Daniele Amaduzzi nell’arco di più vent’anni sui campi di gara, molti dei quali autografati dai protagonisti. A fianco ci sono altre bellezze, volanti di GT del passato, enormi come andavano un tempo.

Le parole di Senna

“L’automobilismo fa parte di me, del mio corpo. Quattro ruote, un sedile, un volante. E’ questa la mia vita”, diceva Ayrton Senna. Non solo la sua ma quella di tanti altri, come raccontano il Momo di Niki Lauda del 1970 fino a quello del 1999 di Giancarlo Fisichella, passando per i volanti di campioni presenti e assenti, da Michael Schumacher a Michele Alboreto, da Gilles Villeneuve a Nigel Mansell. La mostra si chiama “Passione Volante”, ma anche Emozione sarebbe andata più che bene.

Il patrimonio

Bisogna andarci al museo Nicolis, nome del fondatore Luciano scomparso nel 2012 (ora se ne occupa la figlia Silvia) che nel corso della sua vita ha messo insieme un patrimonio - a disposizione di noi tutti - da far girare la testa: 7 collezioni, circa 200 auto d’epoca, 120 biciclette, 105 moto, 500 macchine  fotografiche, 120 strumenti musicali, 100 macchine per scrivere, piccoli velivoli. Non a caso il nome completo di questo luogo di cultura è “Museo Nicolis dell’Auto, della Tecnica, della Meccanica”: “E' la passione di mio padre per la meccanica”, sintetizza Silvia Nicolis.

Storie senza tempo

Andando a vedere la mostra, rimane aperta la possibilità di scoprire tanto altro. Il Nicolis è un po’ un tempio della classica: in ordine sparso e riferendoci alle solo automobili, varie Alfa Romeo a partire dal 1923, Ansaldo degli anni ’20 e ’30, un taxi cab Austin Heavy del 1937, e ancora delle Bianchi (una è del 1915), delle Bugatti, senza dimenticare le straniere Bmw, Cadillac o la Borgward Isabella TS Coupé del 1959.

Se poi seguiamo la mostra “Passione Volante”, a fianco ci sono dei modelli che hanno fatto la storia dell’auto, quella senza tempo e dunque destinata a restare. Una per tutte, la Delahaye “135 M “ Chapron del 1939 (nella foto), laboratorio francese di auto sia da turismo che da competizione, vetrina stilistica per i più grandi carrozzieri di Francia. Un “volante”, per dirla tutta, finito pure sul set del film “Sanguepazzo” di Marco Tullio Giordana, première al Festival del cinema di Cannes nel 2008. Tout se tient.

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