Ultimo aggiornamento  23 ottobre 2019 00:11

Trump e l'auto, love story finita.

Patrizia Licata ·

L'industria automobilistica di Detroit non ha bisogno della guerra dei dazi di Donald Trump per vendere più auto - anzi. Se i big dell'automotive a stelle e strisce avevano gradito l'amicizia del presidente americano con i gruppi petroliferi, che aiuta a tenere bassi i prezzi della benzina, e la posizione "scettica" sugli standard per le emissioni inquinanti, che la US Environmental protection agency renderà meno severi, sull'aggressiva politica commerciale della Casa Bianca i grandi di Detroit e le altre case automobilistiche in America dicono "no, grazie": il risultato potrebbero essere auto più care, meno vendite e profitti, centinaia di migliaia di posti di lavoro persi.

L'allarme dei costruttori

Dopo che l'Unione europea ha varato dazi del 25% su decine di prodotti di largo consumo fabbricati negli Usa (una replica ai dazi americani su acciaio e alluminio), Donald Trump ha minacciato dazi americani del 20-25% sull'importazione di auto dall'Europa. La Alliance of Automobile Manufacturers, lobby dei costruttori attivi negli Stati Uniti, teme l'escalation: in una lettera al dipartimento del Commercio avverte che tassare le auto e la componentistica di importazione farà aumentare i costi per le case automobilistiche americane e quindi i prezzi per il consumatore finale: in media, 5.800 dollari per ogni nuovo veicolo venduto negli Stati Uniti. “Prezzi più alti per il consumatore faranno calare le vendite e anche il gettito fiscale connesso con gli acquisti delle auto: sono a rischio i posti di lavoro nella nostra industria", sintetizza l'associazione di cui fanno parte anche Ford, General Motors e Fca.

Quanto costa la guerra dei dazi

Uno studio del Peterson Institute for International Economics ha calcolato che, se Trump imponesse un dazio del 25% sulle auto e le componenti importate, la produzione negli Usa subirebbe una flessione dell'1,5% e 195.000 persone perderebbero il lavoro in 1-3 anni. Se Unione europea, Messico, Canada e Giappone (principali partner commerciali degli Usa per auto e componenti) imponessero a loro volta dazi sulle auto e le componenti americane come forma di rappresaglia, la perdita di posti di lavoro negli Usa schizzerebbe a 624.000 in tre anni.

Detroit boccia Trump

Negli Stati Uniti l'anno scorso sono state vendute 17,1 milioni di auto, uno dei risultati migliori di sempre. Tredici diversi costruttori hanno fabbricato quasi 12 milioni di veicoli su suolo americano. L'industria dell'auto negli States vale nel suo complesso 1.000 miliardi di dollari nel 2017 e impiega 7,5 milioni di persone. I veicoli esportati dalle fabbriche Usa sono 2 milioni l'anno, con l'export verso l'Asia cresciuto del 500% dal 2003. Sono numeri pubblicati in un editoriale di Detroit News che commenta: "Questa non è un'industria che ha bisogno di essere protetta dai suoi partner commerciali".

A rischio le auto elettriche

La Alliance of Automobile Manufacturers ha anche fatto capire a Trump che, se imporrà misure protezionistiche che faranno lievitare i costi, i costruttori avranno meno soldi da investire in innovazione, a scapito, per esempio, dello sviluppo delle auto elettriche. E' un argomento cui il presidente e la sua squadra di governo potrebbero non essere molto sensibili, visto il dietro-front dell'Epa sui limiti per le emissioni inquinanti dei veicoli voluti dall'amministrazione Obama e ora bollati come "irrealistici" per l'industria dell'auto. Il passo indietro aveva ottenuto il plauso dei costruttori, ma adesso vale poco: i big di Detroit hanno cominciato a investire sull'elettrificazione, spronati dai concorrenti nazionali (come Tesla) e da quelli esteri, con la Cina in testa che, sulla mobilità a emissioni zero, avanza a passi da gigante. Per l'automotive statunitense, la guerra dei dazi di Trump potrebbe essere quanto di più lontano dall'America first.

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