Ultimo aggiornamento  29 febbraio 2020 01:40

Rottamazione, operazione trasparenza.

Marina Fanara ·

Sarà più facile conoscere che fine fanno, pezzo per pezzo, le auto che gli italiani decidono di rottamare. L'iniziativa è di Cobat (Consorzio nazionale di raccolta e riciclo), in collaborazione con Car (Confederazione autodemolitori riuniti) e permette di monitorare e tracciare in tempo reale cosa succede a una vettura destinata al "macero":  quanti dei suoi componenti sono stati rimessi sul mercato come ricambi di seconda mano, quante parti sono state riciclate o quante trasformate in nuova materia prima e quante, ancora, saranno smaltite come rifiuti.

Economia circolare

"Si tratta di uno strumento che risponde appieno a quelle che sono le esigenze di una moderna economia circolare", ha sottolineato Giancarlo Morandi, presidente Cobat, "perché il corretto trattamento di ogni prodotto, quando ha raggiunto il fine vita, ha un enorme impatto sull'ambiente e, quindi, sull'intera collettività. Un aspetto importante per il settore delle auto che deve affrontare i grandi cambiamenti in corso per una mobilità sostenibile, come la produzione di veicoli elettrici e a idrogeno".

Tracciabili al 100%

Il nuovo sistema di gestione permette a tutti gli autodemolitori che si iscriveranno alla piattaforma di disporre di un registro di carico/scarico con tutte le informazioni che riguardano ogni componente del veicolo, per l'intero iter di rottamazione. Una mole di dati che verranno suddivisi in specifici report sui singoli marchi e modelli di vettura e sui singoli rifiuti classificati per codice. Infine, verrà realizzato un dossier che permetterà di confrontare, in maniera aggregata, le percentuali tra i veicoli demoliti e i rifiuti prodotti.

Un marchio "verde" per i demolitori

Le aziende del settore che aderiranno al progetto riceveranno una certificazione: "Un bollino di garanzia che le cose sono fatte in regola", sottolinea Claudio De Persio, direttore operativo Cobat, "una specie di marchio di qualità che le accredita come imprese green presso le case automobilistiche. Mi preme ricordare, tra l'altro, che gli stessi Costruttori hanno l'obbligo di provvedere alla gestione dei propri veicoli fuori uso affidandoli alle aziende autorizzate del settore".

Disattesi gli obiettivi europei

Un obbligo sancito da una direttiva comunitaria (n. 2000/53/CE recepita dall'Italia con il decreto legislativo 299/2003) che fissava, già per il 2015, precisi, e ambiziosi, obiettivi: 85% per il recupero e 95% per il riciclaggio. Obiettivi che, almeno secondo il Consorzio, a tutt'oggi, non sono stati raggiunti ed è difficile anche avere dati precisi in materia. 

"La nostra piattaforma", ha aggiunto De Persio, "permetterà di colmare questo vuoto informativo grazie a una  mappatura dettagliata, precisa e trasparente di tutti i dati. In più, potrà essere utilizzata da tutti gli operatori del settore a costo zero e garantirà la massima privacy: solo gli iscritti potranno accedervi, mentre le Case potranno visionare esclusivamente le informazioni relative ai propri veicoli".

Serve un salto culturale

"Questa iniziativa", ha concluso l'onorevole Rossella Muroni, deputato della Commissione Ambiente, "dimostra che il concetto di economia circolare non è più una parola d'ordine degli ambientalisti, ma è entrata nel vocabolario delle imprese che hanno capito che questo salto culturale è necessario per il futuro. In tale contesto, tracciabilità e trasparenza sono i due antidoti per combattere l'illegalità e innescare un processo virtuoso dove il riutilizzo dei prodotti, anche sotto forma di nuova materia prima, non significa decrescita felice ma crescita sostenibile".

L'iniziativa rientra nel progetto Easy Collect per la raccolta semplice e veloce di tutti i prodotti fuori uso, su cui sta lavorando la stessa Cobat con la Cna (l'associazione dell'artigianato e piccole medie imprese) di cui fa parte Car.

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