Ultimo aggiornamento  23 febbraio 2019 12:33

Tyson, pugni e supercar.

Paolo Borgognone ·

Questa è la storia di un bambino schivo e delicato, di uno sfortunato piccione, di tantissimi cazzotti, di fuoriserie da sogno, morsi e tatuaggi. Soprattutto, è una storia di mille cadute e di una rinascita. E di uno che ogni volta che vince sul ring va da un concessionario di Manhattan e compra una supercar.

Tutto comincia il 30 giugno del 1966 quando a Brownsville - una zona di Brooklyn che ci vuole coraggio a non chiamare ghetto - nasce un ragazzino che diventerà famoso: si chiama Michael Gerard Tyson e da grande farà il pugile professionista. Sua mamma si chiama Lorna, viene lasciata dal padre del ragazzo e da allora avrà come compagno soprattutto una bottiglia. Mike è un tipo introverso che parla poco anche perché ha un piccolo difetto di pronuncia sulle sibilanti e lo prendono in giro.

Storia di un piccione

Quando gli scherzi degli altri ragazzini di Brownsville diventano troppo pesanti si ritira nel suo nascondiglio. Il tetto del palazzo al 178 di Amboy Street dove vive. Qui alleva piccioni. "La gente li odia - dirà molti anni dopo parlando dei suoi amici pennuti - ma sono creature gentili e non fanno male a nessuno". Siccome però certi fantasmi ti seguono sempre, un giorno su quello stesso tetto arriva una banda di teppistelli che hanno preso di mira Mike. Lo chiamano con nomi poco carini e uno - il più grande che ha 15 anni mentre Tyson solo 11 - acchiappa un piccione e gli tira il collo. Per far capire chi comanda. Gli altri ridono ma smettono subito. Mike il taciturno si arrabbia e comincia a menare cazzotti al bullo. Tanti cazzotti. Stende il più grande e glielo devono togliere da sotto. Nessuno disturberà mai più i piccioni al 178 di Amboy Street. Mike, però, si ritrova al riformatorio. E farà avanti e indietro con quel posto poco piacevole 38 volte entro i 13 anni d'età

Incontri fortunati

Il riformatorio e la successiva scuola "per bambini complicati" non sono un granché ma qui avvengono due incontri che cambieranno la storia del ragazzo di Brownsville. E non solo. Il primo è con una leggenda. Cassius Clay, anzi Mohammad Alì come ha scelto di chiamarsi quando diventa musulmano. Lui è lì perché vuole spiegare ai ragazzini che un'altra strada c'è, che se si crede si può battere anche il ghetto e uscirne. Mike ne è - ovviamente - folgorato. 

Il secondo incontro è con un signore a metà strada tra una guardia carceraria e un insegnante. Si chiama Bobby Stewart, da giovane faceva e pure bene il boxeur, e quando Mike gli dice "I want to be a fighter", voglio combattere, decide di aiutarlo. Gli insegna qualcosa della boxe ma, in cambio, Mike deve imparare a leggere e impegnarsi negli studi. Un accordo proficuo. Non appena Tyson viene rilasciato, Bobby lo affida a un allenatore vero, Costantine "Cus" D'Amato, uno che ha cresciuto dei campioni del mondo. Floyd Patterson primo fra tutti. 

77 Secondi 

Mike Tyson cresce. Non tanto in altezza - rimarrà con i suoi 178 centimetri uno dei pesi massimi più basi di sempre come Rocky Marciano - ma soprattutto in potenza. E ha fame di vittorie. La carriera da dilettante è fulminante come i suoi pugni. Il primo combattimento dura 8 secondi, anche se una sconfitta con tale Henry Tillman gli impedì di far parte della squadra olimpica di Los Angeles 1984. Poco male.

Tyson diventa professionista e combatte la prima volta il 6 marzo del 1985 all'Empire State Plaza Convention Center di Albany, NY. Il suo rivale, fa sorridere, si chiama di cognome Mercedes. E' un bravo pugile di Portorico ma Michael lo stende in 77 secondi esatti. Quella è la prima di 27 vittoria consecutive che lo portano alla sfida per il titolo mondiale. 

Una vittoria, una fuoriserie

Il 22 novembre del 1986 - nel giorno in cui l'America ricorda l'omicidio del presidente John Fitzgerald Kennedy, ucciso a Dallas nel 1963 - a Las Vegas Mike Tyson affronta e demolisce in poco più di un round Trevor Berbick, quello che aveva battuto e fatto ritirare per sempre Mohammed Alì. In questo modo Tyson diventa a 20 anni, 4 mesi e 22 giorni, il più giovane campione del mondo della categoria. Da lì in poi sono solo trionfi: riunifica tutte e tre le corone (oltre alla Wbc strappata a Berbick fa sua anche la Wba contro James Smith e la Ibf contro Tony Tucker) e manda al tappeto, tra gli altri, Larry Holmes, Tony Tubbs, e - in soli 91 secondi - Michael Spinks. 

Ogni volta che vince, come scrivevamo all'inizio, Mike va da un concessionario di Manhattan e compra una supercar. Inizia con le Cadillac. Prima una Eldorado e poi una Seville. Ma qui ha ancora solo 20 anni. Vorrebbe una Rolls Royce ma il suo manager gli dice: "Aspetta di averne compiuti 21, ragazzo". Detto fatto. Il 30 giugno del 1987 si compra una Blue Rolls Royce Silver Spur e la paga - in contanti - 119.500 dollari. Quando batte Tucker si regala una Rolls Royce Corniche decappottabile. Quando nel 1988 cambia manager - e prende Don King, quello che ha inventato la boxe spettacolo con gli incontri di Mohammed Alì, come "Rumbe in the Jungle" contro Foreman e "Thrilla in Manila" contro Joe Frazier - questi gli porta una in dono Rolls Royce Stretch Limousine

Il 1989 è l'anno in cui Mike scopre le Mercedes (magari in onore del suo primo avversario). Quando stende il gigantesco inglese Frank Bruno - che intanto è il primo a metterlo al tappeto - si compra una SL 560.

Il più bell'arresto di sempre

La carriera di Tyson sembra inarrestabile. Batte ancora Bruno - e in quella occasione si "regala" la sua prima Ferrari, una F50 - e poi Tillman, Stewart e due volte Ruddock. In mezzo però una cocente sconfitta, la prima in 42 match: gliela infligge a Tokyo l'11 febbraio del 1990 James "Buster" Douglas che pure era dato per sfavorito dai bookmaker che pagavano una sua vittoria 42 a 1. 

Intanto Mike ne combina altre due delle sue. Intanto compra una Ferrari 456 GT Spyder, realizzata apposta per lui dalla Straman Company di Costa Mesa, California. Ufficialmente da Maranello di questa auto - versione decappottabile della 456 GT - ne è uscita solo una, costruita apposta per il sultano del Brunei. Poi un giorno Tyson prende una delle tante "rosse" che nel frattempo ha acquisitato e la schianta contro una vetrina di un negozio. La polizia interviene e lo porta dentro. "Quello rimane il mio arresto preferito", dichiarerà alcuni anni dopo l'ex campione. 

La parabola discendente

Tyson diventa personaggio globale e i guai continuano a perseguitarlo. La prima moglie gli chiede il divorzio, si fa parecchia galera per una bruttissima storia con una ex candidata a Miss America, viene squalificato per alcuni anni e solo nella seconda metà degli anni '90 riesce a tornare sul ring. Dove lo aspetta però un altro scandalo.

Il 28 giugno del 1997 incrocia i guantoni con uno tosto, Evander Holyfield. I due si sono incontrati l'anno prima e il pugile dell'Alabama ha vinto all'11esimo round. Nella rivincita Mike esagera. In una Mgm Arena di Las Vegas stracolma, durante il terzo round "Iron Mike" si presenta senza paradenti. Per ben due volte morde l'orecchio dell'avversario, la seconda volta staccandone un pezzo. Match finito, licenza ritirata e Tyson riceve una multa da tre milioni di dollari. E' l'inizio della sua discesa, che sarà implacabile.

Certo anche in quel periodo non si fa mancare nulla, come la catena d'oro da 80 carati comprata in un negozio di Las Vegas. In garage mette una Bentley Continental (una versione speciale della quale furono prodotti soltanto 73 esemplari dl modico prezzo di 500mila dollari) e poi una Lamborghini Diablo VT Roadster e una Jaguar XJ 220. Nel frattempo, lo dice lui stesso, spende 230.000 dollari in cellulari e compra una casa a Las Vegas che assomiglia a una reggia. Nel 2003 divorzia anche dalla seconda moglie e dichiara bancarotta, lamentando 23 milioni di dollari di debiti e accusando Don King di averlo, in pratica, fregato.

Mike rinasce

L'addio al pugilato è del 2005 a 39 anni. la vita sembra girargli le spalle quando viene accusato di uso di cocaina. Lui stesso lo ammette ma si sottopone a un durissimo programma riabilitativo che gli evita il carcere e gli permette di uscirne per sempre. Incontra la terza moglie, Lakiha Spicer e la sposa anche dopo l'immenso dolore della perdita di una delle figlie avute da un precedente legame. In questi anni Tyson è diventato testimonial per campagne rivolte ai bambini, è apparso in moltissimi programmi televisivi e anche al cinema, oltre a diversi cortometraggi. Si è anche raccontato in uno show teatrale, da cui Spike Lee ha tratto un bellissimo film, "Mike Tyson - Undisputed Truth". 

Tanto per non smentirsi dal 2003 quello che era chiamato "L'uomo più cattivo del pianeta" sfoggia anche un Moko, un tatuaggio tribale maori sulla parte sinistra del viso a sottolineare la sua metà combattente. Su una cosa pare che Tyson abbia scelto di non esagerare più: le auto. Ora guida "solo" una Jaguar.

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