Ultimo aggiornamento  21 febbraio 2019 04:48

Gig economy e Uber.

Gloria Smith ·

Il ministero del Lavoro americano ha pubblicato i dati aggiornati a maggio 2017 sui "contractor workers" o lavoratori indipendenti: 15,5 milioni di persone, il 10,1% della forza lavoro statunitense, meno che nel 2005 (14,8 milioni di occupati, 10,7% del totale), anno del precedente censimento. Un dato che ha stupito gli analisti che da anni cercano di quantificare l'occupazione nella "gig economy": le società basate su piattaforme Internet che mettono insieme domanda e offerta di lavoro - come Uber e Lyft, TaskRabbit o le società delle consegne di cibo a domicilio - non hanno moltiplicato i freelance?

La guerra dei numeri

Le cifre non quadrano. Un sondaggio condotto a dicembre scorso da NPR/Marist negli Usa rilevava che i "contract workers" rappresentano almeno il 20% degli occupati. Lo scorso mese la Federal Reserve ha indicato che un terzo degli americani svolge lavori della gig economy per arrotondare lo stipendio. Due economisti dell'Università di Princeton, Lawrence Katz e Alan Krueger, nel 2016 avevano calcolato che in America le persone che effettuano "lavoretti" erano 23,6 milioni, in aumento del 50% rispetto al 2015.

L'esercito dei collaboratori

Ogni studio, però, ha usato metodologie diverse in anni diversi. Il ministero del Lavoro si è concentrato su chi svolge il lavoro autonomo come prima attività, quasi a tempo pieno. La Federal Reserve ha invece incluso coloro che usano il lavoro indipendente per arrotondare un'entrata principale. Inoltre, della categoria degli autonomi fanno parte molti lavoratori di settori diversi dal ride hailing, quali l'edilizia, la ristorazione e le pulizie: Katz e Krueger hanno incluso tutti, ma, isolando i lavoratori "alla Uber", per i due economisti nel 2016 sono solo lo 0,5% della forza lavoro totale in America. Lucas Puentes, chief economist di Thumbtack (altra società dei lavoretti, dove un terzo degli occupati è saltuario), ritiene che l'80% dei gig workers come gli autisti di Uber sia stato lasciato fuori dal sondaggio del ministero del Lavoro. Tuttavia, lo stesso ministero indica che nel 2017 negli Usa ci sono 200.000 collaboratori indipendenti nei trasporti, in crescita rispetto al 2005: qui probabilmente il governo americano ha colto l'aumento degli occupati innescato da società come Uber e Lyft.

Le definizioni di Uber

Ottenere dati certi non è facile: aziende come Uber, che non sono quotate in Borsa, non hanno l'obbligo di pubblicare informazioni dettagliate su ricavi e dipendenti. Nel 2015 Uber indicava di avere circa 2 milioni di autisti nel mondo e 320.000 negli Usa; qualche studioso stima che oggi potrebbero essere 3 milioni nel mondo e oltre 1 milione negli Stati Uniti. Uber non ha mai considerato i suoi autisti come dipendenti ("employees") ma come collaboratori ("contractors").

Si tratta di una definizione che in Ue è stata contestata: in Uk i giudici hanno dato ragione ad alcuni lavoratori di Uber che avevano fatto causa all'azienda sostenendo che chi collabora in modalità più stabile ha diritto a benefici come la malattia o le ferie pagate. Negli Stati Uniti Uber ha ottenuto una sentenza opposta: il giudice federale ha dato ragione all'azienda contro i lavoratori.

Lavoretti sommersi

Il ministero del Lavoro Usa rileva però anche che tra gli autonomi censiti (e, abbiamo visto, sono i più "stabili") scarseggiano le tutele: per esempio, solo il 41% ha un'assicurazione sanitaria pagata dal datore di lavoro. Per alcuni economisti, i saltuari che in America arrotondano lo stipendio guidando per Uber e Lyft o facendo l'idraulico o il DJ tramite TaskRabbit o Thumbtack potrebbero essere in tutto 25-30 milioni e dati meno frammentari aiuterebbero a tutelare la qualità del lavoro e evitare l'elusione fiscale delle imprese che li impiegano.

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