Ultimo aggiornamento  23 aprile 2019 06:34

Toyota Mirai: al volante del futuro.

Paolo Borgognone ·

"Nell'oggi cammina già il domani": le parole del filosofo e poeta inglese Samuel T. Coleridge - anche se scritte nel 19esimo secolo - riassumono meglio di tante altre il senso del Mirai Road Trip, il viaggio attraverso l'Europa a bordo della berlina Toyota Mirai a idrogeno.

800 chilometri dalla Danimarca al cuore della Germania per scoprire fino in fondo cosa si prova a sedersi al volante di una vettura che comprende in sé il massimo della tecnologia oggi disponibile su questo tipo di alimentazione e che ci proietta contemporaneamente anche verso il futuro, Mirai in giapponese appunto. E un viaggio che ci consente di scoprire e toccare con mano che il domani è arrivato e ci permette di attraversare il vecchio continente emettendo soltanto vapore acqueo e senza impattare sull'ambiente. 

Comfort e accelerazione

Mirai è un'auto che guidiamo oggi ma che deriva dalla quasi trentennale esperienza di Toyota nel settore delle celle a combustibile. Interno, esterno e tecnologia sono all'avanguardia. Massimo il comfort, a iniziare dal silenzio a bordo, garantito dal motore elettrico da 114 kilowattora (equivalente di 155 cavalli) che riesce a spingere gli oltre 1.850 chili della berlina a 188 chilometri all'ora di velocità massima. Garantendo anche uno spunto "giusto" per un'auto che non sarà mai da pista: da 0 a 100 chilometri orari in 9,6 secondi. Una delle cose che si apprezza di più sulla Mirai è proprio la risposta all'accelerazione: il propulsore a batteria alimentato dalle 34 celle a combustibile fa scattare molto rapidamente l'auto appena si affonda il pedale dell'acceleratore. Grazie poi al baricentro basso e al peso dei serbatoi per l'idrogeno, la vettura dà sempre la sensazione di stabilità massima. 

Facile come un pieno

Mirai garantisce un'autonomia intorno ai 500 chilometri (se non ci si fa prendere troppo la mano, anzi il piede) grazie a due serbatoi nei quali stivare circa 5 chilogrammi  di idrogeno a una pressione di 700 bar. Il rifornimento è facile e soprattutto veloce. A patto di essere in una zona dove esistono già le infrastrutture, chiaramente. Il sistema è molto simile a un normale distributore di benzina e - al contrario delle elettriche - bastano davvero pochi minuti per fare un pieno in assoluta sicurezza

Il funzionamento del motore è semplice. L'idrogeno immesso nei serbatoi viaggia separatamente rispetto all'aria che entra dalle ventole anteriori fino alle fuel cell dove gli elementi si combinano con una reazione chimica e producono da un lato energia che fa andare la Mirai e dall'altro nessun'altra emissione che vapore acqueo. A proposito, nella ricca dotazione della Mirai c'è anche un tasto premendo il quale si può "scaricare" l'acqua in eccesso anche mentre si guida. H2O che esce cosi pulita che la si potrebbe anche bere, dicono. 

Futuro all'italiana

A questo punto non rimane che attendere che l'Italia entri nel novero dei Paesi (attualmente sette in Europa più Giappone e Stati Uniti) nei quali la Mirai viene commercializzata. Per  questo bisognerà attendere ancora il via libera al piano nazionale per la mobilità a idrogeno MH2IT - in piedi dal cop 21 di Parigi del 2015 - che dovrebbe finalmente consentire la realizzazione di una rete capillare su tutto il territorio italiano delle stazioni di ricarica a 700 bar. A oggi l'unica in funzione nel nostro Paese è a pochi minuti dalla stazione autostradale di Bolzano sud. 

Le previsioni del piano nazionale parlano di 1.000 esemplari in circolazione in Italia entro il 2020 per poi raggiungere le 27.000 unità 5 anni dopo e le 290.000 entro il 2030. Nel 2050 le auto a idrogeno nel nostro Paese dovrebbero essere 8 milioni e mezzo. Se davvero si riuscisse a raggiungere questo obiettivo potremmo dire che anche in Italia "il futuro è arrivato" o  - come dicono in Giappone - "Mirai ga torai shimashita"

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