Ultimo aggiornamento  16 settembre 2019 15:01

Italia, quanto vale la nuova mobilità.

Patrizia Licata ·

Il mercato italiano dell'automobile vale 200 miliardi, oltre il 10% del Pil nazionale, e in questa cifra ci sono oggi un po' meno vetture e un po' più servizi. Perché l'auto è anche questo: un noleggio on-demand, come e quando serve. Non siamo ancora al punto di arrivo: in Italia - svela un sondaggio condotto dal Mobility Think Tank di EY - l'automobile di proprietà è il mezzo di spostamento preferito sia per andare al lavoro (la usa il 73% degli italiani) sia nel tempo libero (la sceglie il 67%); l'83% degli italiani possiede almeno un'auto nel suo nucleo familiare. Sempre il centro studi di Ernst & Young però avverte: in Europa nel 2050 oltre l'80% della popolazione vivrà nei centri urbani (nel mondo sarà in media il 60%) e i passeggeri dei mezzi di trasporto triplicheranno. Se queste soluzioni di trasporto continueranno ad essere soprattutto automobili e autobus alimentati da combustibili fossili, anche inquinamento atmosferico e incidenti si moltiplicheranno: nel 2030 la congestione del traffico potrebbe costare all'Italia 15 miliardi di euro. 

Serve più sharing. Elettrico

Passiamo alle buone notizie. Tra meno di due anni, nel 2020, l'80% delle auto vendute in Italia sarà connessa a Internet e capace di scambiare dati con l'esterno - questo vuol dire veicoli più sicuri e che, comunicando con l'infrastruttura stradale e i database delle amministrazioni cittadine, saranno in grado di partecipare a un sistema intelligente di gestione dei flussi del traffico. Nel frattempo, le opzioni di sharing, alcune delle quali già basate su veicoli elettrici, conquisteranno utenti: nel 2030, li sceglierà il 35% delle persone, dice EY. In Italia il car sharing è una novità consolidata (a Roma lo conosce il 76,8% del consumatori, a Milano il 72,7%) e apprezzata (il 95% degli utenti è soddisfatto), ma solo l'1,4% ha colto l'occasione per dar via la seconda auto di proprietà. Occorre incentivare meglio la mobilità elettrica, privata e pubblica, e l'intermodalità, integrando più sistemi di trasporto, conclude lo studio EY. 

A caccia di tecnologie (e soldi)

Nel cammino verso una mobilità più sostenibile è fondamentale anche il ruolo delle startup, le imprese innovative che cercano soluzioni basate sulle tecnologie. Nel 2018, in tutto il mondo, sono stati investiti 21 miliardi di dollari nelle startup dei servizi per la mobilità e circa 25 miliardi in tecnologie connesse con il mondo dell'auto (dati di Capital IQ): non solo piattaforme per la convidisione, ma sensori, radar, chip, intelligenza artificiale, automazione, riconoscimento vocale, sistemi di accumulo e ricarica elettrica. Tuttavia, come ha evidenziato uno studio McKinsey, gli investimenti in new mobility technologies si concentrano in tre mercati: Stati Uniti, Cina, Israele. In Europa è stato investito solo 1 miliardo su 25 e il grosso della cifra va in Germania, dove sono attive, a fine 2017, 60 società delle tecnologie per la nuova mobilità. Come in Cina, ma qui ricevono 20 volte più soldi.

Italiani pronti a cambiare

Il quadro è simile in Italia: non ci mancano le idee, ma i finanziamenti e l'ecosistema, ovvero un ambiente favorevole alla crescita delle imprese giovani. Il mercato però esiste: il 42,4% degli italiani del sondaggio dell'EY Mobility Think Tank è interessato a usare l'auto autonoma e il 58,9% pensa che la driverless car sarà realtà nel futuro. Intanto il 50% degli intervistati è pronto a sostituire l'auto a benzina con un modello elettrico o ibrido, mentre il 18% azzarda qualcosa di più: potrebbe rinunciare del tutto alla proprietà a favore della condivisione.

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