Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 17:07

Troppi guai per Musk, Tesla si riorganizza.

Patrizia Licata ·

Ancora un incidente con un'auto Tesla (una settimana fa con la Model S, per fortuna senza conseguenze gravi) e l'azienda di Elon Musk torna a sbandare. Aggiungiamo gli intoppi con la produzione della nuova Model 3, l'emorragia di top manager e i conti che non quadrano e il quadro è completo.E complicato: a tal punto da convincere il boss di Tesla a lasciar stare Twitter, mettersi seduto e scrivere un'email ai suoi dipendenti per annunciare una "riorganizzazione aziendale a trecentosessanta gradi".

Tesla si mette a dieta

Le defezioni nei quadri dirigenti più alti non è notizia di oggi, ma in settimana se n'è andato anche Doug Field, senior vice president of engineering, mentre l'ex Matthew Schwall, esperto di sicurezza, ha ufficialmente fatto ingresso nella società concorrente per la guida autonoma Waymo, parte di Google. Per Musk tanto vale trasformare il trend in opportunità: quella di "snellire la struttura manageriale per migliorare la comunicazione tra i gruppi di lavoro". In una telefonata con gli analisti di inizio mese Musk aveva già fatto cenno al progetto di riorganizzazione, ma aveva fornito un solo dettaglio: colpi di forbici sui fornitori esterni di Tesla, definiti senza complimenti dei "parassiti".

Via attività "non essenziali"

Ora nell'email ai dipendenti il Ceo ha assicurato che rimetterà la produzione di Model 3 in carreggiata (l'obiettivo è 5.000 veicoli a settimana già nei prossimi mesi) e che taglierà le attività non essenziali "al successo della nostra missione". Chissà se in questa cura dimagrante rientra il servizio di car sharing con guida autonoma Autopilot di cui Musk ha parlato giorni fa fissando il lancio sperimentale nella seconda metà del 2019. Sicuramente il visionario imprenditore potrebbe considerare un passo indietro sull'annuncio (affidato a un tweet) di entrare nell'editoria.

Fuoco su Autopilot

Una settimana fa in Utah una Model S si è schiantata contro un camion dei pompieri fermo al semaforo: auto distrutta, ma l'automobilista se l'è cavata con una caviglia rotta. Il sistema automatico Autopilot, però, non si salva dal fuoco dei media e dei regolatori, soprattutto dopo l'incidente mortale avvenuto a marzo in California con una Model X e l'altro, più recente, in Florida con due morti e un ferito (i conducenti hanno perso il controllo della loro Model S e il veicolo si è incendiato).

Su Twitter Musk ha replicato direttamente a un articolo del Wall Street Journal, sottolineando che due Tesla in incidenti fatali fanno più notizia di 40.000 americani che muoiono sulle strade in un anno. L'ente federale americano per la sicurezza dei trasporti (National Transportation Safety Board) ha quattro indagini aperte su incidenti con veicoli Tesla e ha smentito di aver dichiarato che Autopilot riduce nettamente i sinistri, come riportato da Musk.

La carta della Cina

Messo alle strette il Ceo di Tesla prova a giocarsi un asso nella manica che si chiama Cina: qui Tesla ha appena registrato una nuova società per la produzione di auto elettriche, componenti e batterie con sede a Shanghai. Musk approfitta dell'apertura di Pechino ai costruttori stranieri, per i quali saranno rimossi i limiti nella proprietà delle aziende automotive in Cina (finora potevano possedere al massimo il 50% di una joint venture con un costruttore locale). La Tesla di Shanghai potrà produrre direttamente su suolo cinese, anziché importare dagli Stati Uniti, preservando le sue tecnologie e abbattendo i costi per vendere sul più grande mercato mondiale dell'auto. Basterà a risolvere i guai di Elon Musk?

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