Ultimo aggiornamento  16 ottobre 2019 01:37

Fred e Ginger: Rolls & Duesenberg.

Giuseppe Cesaro ·

La danza è l'interpretazione verticale di un'intenzione orizzontale e, se è giusta, non ha un solo movimento superfluo.”

“Quanto la fai lunga: il ritmo è qualcosa di innato in tutti noi”.

“È vero. Quando sperimenti, però, devi provare mille soluzioni prima di scegliere quello che vuoi, e rischi di passare giorni e giorni senza ottenere nient’altro che… sfinimento”.

“Sì ma, per essere un bravo partner, non c’è bisogno di imparare tutti quei passi strani che vanno di moda adesso. Tutto quello che devi fare è essere un bravo ballerino medio, e chiunque dedichi a questo tempo e impegno può farcela”.

“Beh ma, se quello che fai non sembra… facile, vuol dire che non l’hai provato abbastanza”.

“Ma come? Non eri tu quello che diceva che, più in alto sali, più errori ti concedono? E che, quando arrivi sulla vetta, se ne fai tanti di errori, dicono che quello è il tuo stile?”.

“È così, infatti. Prima, però, ci devi arrivare sulla vetta. E non immagini quante delle mie partner, lungo la salita, si mettevano a piangere”.

“Cosa vuoi: i ragazzi di oggi sono convinti di poter ballare con la loro faccia”

“Tu no, però…”

 “Certo: ho sempre fatto le stesse cose che facevi tu e, per di più, all’indietro e con i tacchi alti!”.

“Viva la modestia…”

“È la verità… Io non ho mai pianto.”

“Tu no, è vero. Le altre sì, però. Eccome. ‘Non ce la posso fare’, dicevano. E così mi toccava urlare: ‘Certo che puoi: sta’ zitta!’. E alla fine lo facevano. Tu, invece, eri più… forte.”

“Non c'è niente di sbagliato a essere una donna forte. Il mondo ha bisogno di donne forti. Ci sono tante donne forti che non si vedono e che sono delle guide; persone che aiutano, generano ed educano uomini forti. Solo che spesso preferiscono rimanere invisibili. Per me, invece, è sempre stato bello poter interpretare il ruolo di una donna forte che si vede!”

“Hai ragione anche se, quando uno balla, non deve dimenticare che ogni partner ha il suo stile. Bisogna essere flessibili e capaci di adattare il proprio stile a quello del partner. Non si tratta di rinunciare alla propria personalità, ma di fonderla con quella dell’altro”.

“Che è quello che abbiamo sempre fatto noi. Parte della gioia del ballo, però, è nella conversazione. E il problema è che molti uomini non riescono a parlare e ballare allo stesso tempo”.

“Io sì”.

“Anche troppo, se è per questo…”

“Ballare troppo bene, intendi, ovviamente…”

“Parlare troppo…”

“Ah sì?”

“Sì”

“Beh, allora, sincerità per sincerità, sai cosa non sopportavo proprio di te?”

“Cosa?”

“I tuoi vestiti…”

“Perché? Cos’avevano che non andavano?

“Un po’ troppo… appariscenti. E ingombranti, anche… Ricordi le migliaia di nastrini che se ne andavano da tutte le parti in ‘Cheek To Cheek’?”

“A me piacevano…”

“Già, e anche a tua madre”

“Lascia stare mammina…”

“Per carità: e chi te la tocca!”

“E poi aveva ragione…”

“Su cosa?”

“Beh… sul fatto che, se non avessi indossato abiti così eleganti e appariscenti, nessuno si sarebbe mai accorto di me…”

“E perché?”

“Perché ballavo accanto a… un genio assoluto come te…”

“Diceva così”

“Già”

“Davvero?”

“Davvero”

“Beh… sai una cosa? Ti confesso che non pensavo che un giorno sarei arrivato a dirlo, ma devo riconoscere che tua madre era davvero una… donna molto intelligente…”

Coppia immortale

Il dialogo che avete appena letto, non è mai avvenuto. Anche se i due protagonisti della nostra storia, queste cose le hanno dette davvero. Quasi tutte, almeno. E le poche che non hanno detto, molto probabilmente le avrebbero dette proprio così. Personalità e ironia, infatti, non gli difettavano di certo. Di chi sono queste voci? Di una delle coppie di ballerini più grandi del XX secolo. Di sicuro, la più famosa e amata di tutte. Lui è Frederick Austerlitz, noto allo star system con il nome d’arte di Fred Astaire (nato a Omaha – Nebraska, USA – il 10 maggio 1899: 119 anni fa giovedì scorso), lei è Virginia Katherine McMath, che tutti, però, conosciamo come Ginger Rogers, l’altra metà di uno dei “numeri” di maggior successo dell’intera storia dell’entertainment. Due nomi di quelli che, insieme, diventano leggenda e sono destinati a rimanere legati l’uno all’altro, persino oltre al rituale “finché morte non vi separi”: George e Ira Gershwin, Stanlio e Ollio, Lennon e McCartney o, per rimanere tra i motori, Rolls-Royce e Harley-Davidson. Nel caso dei nostri due ospiti, potremmo scomodare anche nitro e glicerina, visto che si tratta senza dubbio di una delle coppie più ‘esplosive’ del grande schermo.

La leggenda

Secondo cronache e biografi, sembra che i due avessero caratteri, stili e attitudini piuttosto diverse (c’è anche chi sostiene che si odiassero cordialmente) e che il loro sodalizio, così armonico sulla scena, in privato fosse decisamente più burrascoso. Pare, però, che sia stata proprio questa diversità a renderli una coppia talmente straordinaria da risultare inimitabile, irripetibile, insuperabile. Secondo la leggenda, Astaire era pignolo fino all’ossessione e preparava i suoi numeri provando e riprovando continuamente. Accanto a lui, però, sembra non ci fosse l’affascinante Ginger, ma Hermes Pan – il coreografo – costretto a sostituirla, facendo la parte della donna. Coreograficamente parlando, s’intende. Sembra che la Rogers arrivasse il giorno prima dell’inizio delle riprese, riuscendo a imparare le sue parti in pochissimo tempo, e ad eseguirle, poi, alla perfezione davanti alla macchina da presa. Talento su talento.

La storia

Fin qui la leggenda. La storia, invece - stando almeno a quanto scrive Hannah Hyam in “Fred and Ginger” (New Generation Publishing, 2007) - sembra fosse piuttosto diversa. Non solo la Rogers partecipava alle prove ma non era affatto raro che suggerisse ad Astaire alcune idee importanti. Idee che – dopo un’attenta valutazione da parte di entrambi e del coreografo – venivano introdotte nei numeri di danza. Secondo la Hyam il contributo principale della Rogers alla coppia risiede nel fatto che lei non era solo una ballerina ma una “attrice danzante”, perfettamente complementare ad Astaire sotto ogni aspetto. Un’attrice in grado di trasmettere una carica emotiva unica, soprattutto alla allure romantica delle loro performance, passando, con estrema naturalezza, dall'umorismo malizioso alla gioia estatica alla disperazione più profonda.

“Nella coppia Fred e Ginger lui porta la classe, lei la sensualità”, ripeteva Katherine Hepburn. Non sbagliava.

Immortali in un’ora

La cosa più sorprendente di tutte, però, è il fatto che Astaire e la Rogers siano riusciti ad entrare nel mito con soli pochi minuti di danze. Tra il 1933 e il 1949 la coppia girerà, infatti, dieci film. Tra questi: “Cerco il mio amore”, “Roberta”, “Cappello a cilindro" – considerato il loro capolavoro – “Seguendo la flotta" e  “Voglio danzare con te”. Nel 1950 Astaire riceverà un Oscar onorario; la Rogers, invece, lo aveva avuto dieci anni prima, per la ragazza madre interpretata in “Kitty Foyle, ragazza innamorata”. Nelle sette pellicole che li rendoneranno immortali, però, i loro numeri di ballo non superano la durata complessiva di 50 minuti. I due, dunque, entrano nella storia, solo per essere stati soavemente abbracciati l’uno all’altra, guancia a guancia, per meno di un’ora.  

Rolls-Royce Phantom Series I, 1927

Diversi sulla scena, diversi nella vita, diversi sulla strada, ma sempre bellissimi e, naturalmente, elegantissimi. Fred Astaire aveva una passione particolare per le Rolls-Royce, passione maturata, pare, nei ruggenti anni Venti, quando incantava la scena teatrale newyorkese e londinese in coppia con la sorella Adele. È il 1925 quando Astaire decide di comprare la nuova Phantom, ma dovrà aspettare il successo di “Funny Face” (1928) per poterne ordinare una del 1927 (iperbolico il prezzo: 22mila sterline), costruita da Hooper & Company. Un gioiello in un raffinatissimo verde bottiglia denominato “Brewster Green”, con scomparto aperto e separato per lo “chaffeur”. Nessun vero gentleman, del resto, siederebbe mai al volante della propria vettura.

Nel 1932, al rientro a New York, il “Fantasma” finirà nelle capaci mani di J.S. Inskip – uno dei più prestigiosi carrozzieri della grande mela - per una personalizzazione in stile Art Déco: monogrammi “A” sulle portiere, maniglie stilizzate, parafanghi anteriori più ampi, indicatori di direzione a freccia alettata. All’interno, tra le altre cose, applique porta-fiori, uno specchio portatile, una spazzola, una fiaschetta per “brindare” e uno speciale tubo per dare istruzioni all'autista. Un raro baule Louis Vuitton è, invece, posizionato all’esterno, alle spalle del divano posteriore: un vero e proprio sofà verde acqua, con tanto di braccioli e cuscini. Dentro il baule, il necessaire per un grande artista, protagonista nella vita dell’alta società: cappello a cilindro, bastone, papillon bianco, scatole per polsini e colletti, sciarpa di seta, scarpe da ballo e da tip-tap, binocolo per il teatro, ma anche un set da picnic, con tanto di thermos, racchetta da tennis, mazza da cricket e mazze da golf. Del resto, chi può sapere cosa ci riserverà la giornata.

Duesenberg Coupé Convertibile Model J, 1929

Meno imperiale, più luminosa, ariosa e sportiva ma altrettanto bella è, invece, la favorita di Ginger, una Duesenberg Coupé decappotabile Model J del 1929, bianco-latte. Una linea che – rispetto alla Phantom di Astaire – sembra arrivare direttamente dal futuro, tanto che, per certi versi, le sue linee morbide e arrotondate fanno venire in mente qualcuno di quegli hotrod che furoreggeranno tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Intorno agli anni Trenta, le Duesenberg sono tra le luxury preferite delle star di Hollywood. Non a caso vere e proprie icone del grande schermo come Clark Gable, Gary Cooper e Tyrone Power ne hanno una. Quella di Ginger Rogers però – visibile anche nel film “Cerco il mio amore”, 1933: il secondo girato insieme a Fred Astaire), è la prima carrozzata Murphy e presenta, tra le altre meraviglie, un’innovativa capote a scomparsa. Costruita in soli 481 esemplari, la Model J ha trazione posteriore, tre marce, un motore di 6.876cc. con 265 cavalli in grado di spingere i suoi 2.400 chili a quasi 190 chilometri all’ora. Il fascino del design è alimentato dalle affascinanti linee posteriori, modulate in modo da dare quasi l’impressione che si tratti di un frontale alternativo, come se questo magnifico coupé potesse essere guidato in entrambe le direzioni, a seconda dell’umore del suo proprietario. Un omaggio dei sorprendenti designer di Murphy alla leggerezza e all’eleganza con la quale l’affascinante Ginger sapeva piroettare? Una cosa è certa: entrambe avevano grazia, eleganza e fascino di chi non segue le mode, ma le detta.

La cosa più importante nella vita – ripeteva Ginger Rogers - è donare qualcosa. Le qualità che posso offrire sono divertimento, gioia e felicità. Questo è il mio dono”. A guardarle bene, non c’è dubbio che sia la Rolls che la Duesemberg facciano più che dignitosamente la loro parte.

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