Ultimo aggiornamento  15 settembre 2019 20:20

Guida e basta. Parola di scienza.

Marina Fanara ·

"Quando si guida, si guida e basta, qualunque altra attività è incompatibile e rischiosa". Anna Maria Giannini, docente di Psicologia giuridica e forense della Sapienza Università di Roma ci spiega che, nonostante i ripetuti appelli a prestare la massima attenzione quando ci si trova per la strada, le persone continuano a sottovalutare il rischio del cosiddetto "multitasking", ovvero svolgere più azioni contemporaneamente. Che, ai giorni nostri, significa per lo più rimanere sempre "incollati" al cellulare.

Una cosa alla volta

Il multitasking è stato anche l'argomento dell'ultima edizione di Icaro, la campagna di educazione stradale nelle scuole, curata dalla Polizia di Stato e il Dipartimento di Psicologia della Sapienza di Roma. "Premesso che il cervello umano non è programmato per svolgere più attività contemporaneamente", sottolinea la dottoressa Giannini, "il multitasking ormai è un'abitudine consolidata in tutte le persone, giovani e adulti. Ed è inutile negare che oggi l'attività dominante è lo smartphone per rimanere sempre connessi, in qualsiasi momento".

Cellulare killer

Gli effetti sono devastanti. "Sono innumerevoli le circostanze in cui il fatto stesso di essere impegnati con il telefonino può diventare un'insidia micidiale anche quando stiamo svolgendo un'attività innocua e banale, come il semplice camminare". Anna Maria Giannini parla di sottovalutazione del rischio, della convinzione di poter sempre e comunque gestire anche le situazioni più complesse, tanto da sfiorare l'egocentrismo e l'onnipotenza.

Al volante non si scherza

E così il cellulare è il nemico numero uno, dati alla mano, è ritenuto la prima fonte di distrazione che, a sua volta, è considerata la prima causa d'incidente. E questo, ci spiega la dottoressa Giannini, è dovuto ad  almeno tre fattori. Il primo: le persone sono convinte di essere perfettamente in grado di svolgere più attività contemporaneamente. Il secondo motivo è la sottovalutazione delle conseguenze che ciò può comportare.

Anche i grandi sbagliano

La terza spiegazione, infine, è assolutamente nuova:"La maggior parte dei giovani che abbiamo intervistato", ci racconta, "sa perfettamente che non si deve usare il cellulare mentre si guida, perché è pericoloso e perché è vietato dalla legge. Ciò nonostante i ragazzi sono convinti di essere comunque immuni da qualsiasi rischio". La spiegazione? "I giovani sono animati da un forte egocentrismo, senso di onnipotenza, presunzione di poter dominare qualsiasi situazione, sempre e comunque. Sono sentimenti tipici tra gli adolescenti che vanno assolutamente corretti con la prevenzione e l'educazione, oltre che con le giuste sanzioni".

"Ma il vero problema è un altro", conclude Giannini,  "questo atteggiamento di eccessiva sicurezza, al giorno d'oggi, è molto diffuso anche tra gli adulti che, così, offrono un pessimo modello ai giovani, che continuano a essere le principali vittime della strada".

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