Ultimo aggiornamento  12 novembre 2019 16:58

Daniel Day-Lewis: addio al volante di una Bristol.

Giuseppe Cesaro ·

“Daniel Day-Lewis non lavorerà più come attore. È immensamente grato a tutti i suoi collaboratori e al pubblico di tutti questi anni. Questa è una decisione personale e privata e né lui né i suoi rappresentanti faranno ulteriori dichiarazioni a riguardo.” È il giugno 2017 quando Leslee Dart - addetta stampa dell’attore inglese (Londra, 29 aprile 1957: 61 anni domani) – rilascia questa breve dichiarazione a Variety, seminando sconcerto nel mondo del cinema.

L’unico con 3 Oscar da protagonista

Del resto Day-Lewis non è certo un nome qualunque. Considerato uno dei più grandi interpreti della sua generazione, è l’uomo che ha vinto il maggior numero di Oscar come ‘migliore attore protagonista’: 3, su 6 nomination: “Il mio piede sinistro” (1989), “Il petroliere” (2007) e “Lincoln” (2012). Meglio di lui, solo una donna: Katharine Hepburn, che di Oscar da protagonista ne ha vinti 4: “La gloria del mattino” (1933), “Indovina chi viene a cena” (1967), “Il leone d’inverno” (1968) e “Sul lago dorato” (1981). Non a caso, un gigante della regia come Frank Capra diceva di lei: “Ci sono donne e donne, poi c'è Kate. Ci sono attrici e attrici, poi c'è la Hepburn”.

Estremamente selettivo

In 46 anni di carriera (comincia nel ’71, a soli 14 anni, con una piccola parte in “Domenica, maledetta domenica”), Day-Lewis è sempre stato estremamente selettivo, cosa che lo ha portato a interpretare ‘solo’ 21 film. Tutti, però, di altissima qualità. Oltre ai 3 Oscar, nel suo palmares troviamo anche 2 Golden Globe (su 8 nomination) e ben 4 Bafta (7 nomination). Tra gli altri titoli che non è possibile non menzionare, ci sono autentici capolavori quali: “My Beautiful Laundrette” (1985), “Camera con vista” (1985), “L'ultimo dei Mohicani” (1992), “L'età dell'innocenza” (1993), “Nel nome del padre” (1993), “The Boxer” (1997) e “Gangs of New York” (2002).

Da calzolaio…

Quella del giugno 2017, però, non è la prima volta che il tre-volte-Oscar medita di smettere di recitare. È già successo. Alla fine degli anni Novanta, infatti, si prende una lunga pausa di riflessione. “Semi-pensionamento” lo definirà. Quasi un anno lo passerà a Firenze, per apprendere l’arte del calzolaio alla bottega di Stefano Bemer, grande maestro artigiano della calzatura fatta a mano (scomparso nel 2012, a soli 48 anni), le cui creazioni vestono i piedi del jet-set internazionale. “È una specie di antidoto all'altra cosa che faccio", dichiarerà l’attore a Rolling Stone. “Probabilmente soprattutto perché, alla fine, hai qualcosa di tangibile davanti a te: e se hai fatto un casino, lo vedi molto chiaramente e puoi fare tutto da capo. Non è questione di opinioni: o il lavoro è fatto bene o è fatto male.”

A macellaio

Passeranno cinque anni prima che il calzolaio decida a lasciare di nuovo il posto all’attore. E ciò accadrà solo grazie alle insistenze di Martin Scorsese, che vuole DD-L nel ruolo di William “Bill il macellaio” Cutting in “Gangs of New York”. “Marty – ha raccontato “il macellaio” al The Guardian - è un grande narratore. Davvero: un cineasta e un artista eccezionale. Così, quando ha cominciato a raccontarmi questa storia fantastica sulle gang che governavano New York nel diciannovesimo secolo - beh, sono rimasto conquistato.” Del resto, Day-Lewis non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per il regista di “Taxi Driver”: “Auguro a tutti i miei colleghi – ha dichiarato - di provare, almeno una volta nella vita, l’esperienza di lavorare con Martin Scorsese.” Più di così.

Fermato da un fantasma

La prima volta che DD-L lascia il palcoscenico, però, è il 1989. Siamo al National Theatre di Londra e lui sta interpretando “Amleto”. A un certo punto, nel bel mezzo dello spettacolo, esce di scena, dichiarando di aver visto il fantasma di suo padre, Cecil Day-Lewis (poeta e scrittore inglese di origini irlandesi: vice presidente della “Royal Society of Literature”, membro onorario della “American Academy of Arts and Letters” e insignito del prestigioso titolo di Poet Laureate), morto per un tumore al pancreas nel 1972. In seguito, l’attore spiegherà che stava parlando in senso metaforico. "In un certo senso, vedevo il fantasma di mio padre ogni sera, poiché, naturalmente, quando reciti in un dramma come Amleto, analizzi tutto attraverso la tua esperienza personale.”

L’ultimo film

Filo nascosto” – il film del 2017 di cui Paul Thomas Anderson (che ha già diretto Day-Lewis ne “Il petroliere”) firma soggetto, sceneggiatura e regia – rimarrà, molto probabilmente, l’ultima prova d’attore del nostro. Stando a quanto ha dichiarato, però, lui non andrà a vederlo. “Non voglio vedere il film: è legato alla decisione che ho preso di smettere di fare l’attore”, ha spiegato alla CNN. “Anche se non è per questo che la tristezza mi ha preso e non se n’è più andata. Questo è successo durante la narrazione della storia, e non so davvero perché.”

Una Bristol da Oscar

Se esistesse la categoria di “migliore attrice co-protagonista”, probabilmente l’Oscar dovrebbe andare alla magnifica Bristol 405 quattro porte color vinaccia, a bordo della quale Reynolds Woodcock – affermato stilista d’alta moda nell’Inghilterra di metà anni Cinquanta (interpretato, ovviamente, da DD-L) – si lancia in meravigliose fughe tra le ammalianti strade secondarie dell’isola. È lei, infatti, a giudizio di alcune firme, la vera star del film. In effetti, bellezza, classe e fascino certo non le difettano. Anzi.

Figlia del vento

Parliamo di una straordinaria sintesi di design ed aerodinamica - tra le auto più veloci e guidabili della sua generazione - che sfrutta, sia nei materiali (corpo in alluminio) che nel design (linee disegnate nella galleria del vento), mentalità ed esperienza dell’industria aeronautica. Non a caso, pochi anni prima, la Bristol Airplane Company aveva costruito sia il bombardiere leggero Blenheim che il caccia Beaufighter, entrambi impiegati dalla Royal Air Force in tutti i principali teatri di guerra del secondo conflitto mondiale. Finita la guerra, la company acquista i diritti del motore BMW328 e avvia la produzione di automobili.

Fatta a mano

Costruita a mano in circa 300 esemplari tra 1955 e 1958, per una clientela particolarmente ricca (costava molto più di una Jaguar) che ama le emozioni della guida veloce, la 405 è l’unica quattro-porte della Casa di Filton (una cittadina del Gloucestershire a pochi chilometri da Bristol) ed è tra le primissime a presentare delle piccole pinne di coda e un faro al centro di una griglia anteriore ispirata a quelle degli aerei. Lunga 4,8 metri, larga poco più di 1,7mt e alta poco meno di un metro e mezzo (1.460 mm), con un peso in ordine di marcia di 1.250kg (guidatore escluso), è equipaggiata con un motore BMW 6 cilindri in linea – 2 valvole per cilindro, ha 5 marce, 1.971 cm3, per 105 cavalli ed è in grado di raggiungere una velocità massima di 177km/h e passare da 0 a 100 in 14.6 secondi.

Abituata alla macchina da presa

Per questo gioiello, però, quella in “Filo nascosto” non è la prima volta sotto i riflettori. Anche Peter Sarsgaard la guida in “An Education” - film del 2009, basato sulle memorie della giornalista inglese Lynn Barber e sceneggiato da Nick Hornby – mentre, nel nuovo adattamento di “Mistero a Crooked House” (2017) di Agatha Christie, la vediamo tra le mani del detective privato “Charles Hayward”, interpretato da Max Irons.

Il Federer del cinema

Se è vero – ha scritto The New Yorker - che “Filo nascosto” sarà il suo ultimo film, Daniel Day-Lewis ci mancherà quando si ritirerà dal quel gioco che ha nobilitato. È il Federer del cinema”. A chi gli chiede se la scelta di smettere di recitare lo faccia sentire meglio, risponde: “Non ancora. Provo una grande tristezza. E credo sia questo il modo giusto di sentirsi. Sarebbe davvero molto strano se questo fosse solo un passo gioioso in una vita completamente nuova. Mi sono appassionato alla recitazione quando avevo 12 anni, quando tutto ciò che non era il teatro - quella scatola di luce - era gettato nell'ombra. Quando ho iniziato, era questione di salvezza. Ora, voglio esplorare il mondo in un modo diverso.” Perché no? Magari a bordo di una vecchia meraviglia inglese color vinaccia. 

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