Ultimo aggiornamento  18 gennaio 2020 03:43

Gruppo Volkswagen, Diess è il nuovo ceo.

Francesco Paternò ·

Il consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen ha ufficializzato la nomina del nuovo amministratore delegato, anticipata martedì da una nota inusuale per una multinazionale quotata in borsa, in cui si parlava di cambiamenti imminenti tra i top manager. Herbert Diess, 60 anni il prossimo ottobre (a destra nella foto), prende il posto di Matthias Müller, 64 anni, che pure aveva un contratto fino al 2020.

Dietro la nomina, c'è il progetto di un profondo riordino del gruppo, secondo il comunicato di Wolfsburg. Il costruttore creerà sei nuove aree di business, più una sezione per la Cina, dividendo i suoi 12 marchi in tre gruppi diversi: volume, premium e super premium.

Altri cambiamenti riguardano Rupert Stadler, capo di Audi che riceve anche la direzione vendite per tutto il gruppo, Oliver Blume, capo di Porsche cui viene affidata ora la responsabilità della produzione salendo anche nel board del gruppo, Francisco Javier Garcia Sanza, che lascia Wolfsburg "su sua richiesta", Karlheinz Blessing, che lascia la responsabilità delle risorse umane a Ralf Brandstaetter.

Carriere parallele 

Diess, un esordio in Bosch e un passato da dirigente in Bmw tanto che a un certo punto si parlava di lui come possibile numero uno del gruppo di Monaco, è arrivato alla corte di Wolfsburg l’1 luglio 2015, chiamato a dirigere il marchio Volkswagen. Esattamente due mesi e mezzo prima che esplodesse in casa lo scandalo dieselgate, con software capaci di truccare i controlli delle emissioni per alcuni motori diesel. Müller, fino a quel momento a capo di Porsche e fin dagli anni ’80 nel gruppo tedesco, veniva nominato in fretta e in furia il 25 settembre 2015 numero uno del gruppo al posto di Martin Winterkorn, travolto dallo scandalo.

I numeri di chi ha dovuto lasciare 

Da allora, Müller ha guidato nella tempesta la barca Volkswagen con mano ferma: pagando i conti del dieselgate per decine di miliardi di euro, tracciando una mappa per l’elettrificazione con lo stanziamento di 90 miliardi di euro entro i prossimi cinque anni, creando un nuovo marchio per la mobilità (Moia), chiudendo l’ultimo bilancio 2017 con numeri record, tra questi ricavi a 230, 7 miliardi e vendite di veicoli nel mondo a 10,7 milioni.

La valorizzazione 

Tutti meriti che a Müller non sono tuttavia bastati per restare capitano. Nessuno può escludere che non abbia mai saputo qualcosa del dieselgate nei suoi lunghi anni in posti chiave del gruppo, anche se non sembra essere stato questo il motivo per cui è stato rimosso.

Piuttosto, il colosso tedesco rivendica con il cambio di ceo la necessità di voler riorganizzare un gruppo fatto di 12 marchi e di aumentarne il valore per gli azionisti. Diess, sicuramente senza scheletri nell’armadio del dieselgate e dimostratosi capace di dirigere al meglio la principale business unit del gruppo, è così diventato l’uomo nuovo al timone per tracciare questa nuova rotta. A lui faranno capo anche i settori ricerca e sviluppo e l'information technology. Ha insomma poteri massimi. Nell’attesa di vederlo in manovra, la borsa aveva già applaudito alle prime indiscrezioni sul suo nome. 

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