Ultimo aggiornamento  13 dicembre 2019 06:56

Gregory Peck e la "Farobasso".

Giuseppe Cesaro ·

Dignità, integrità, correttezza, grazia, misura, eleganza. È con queste parole che la stampa internazionale ha sempre parlato di Eldred Gregory Peck. Grande attore, certo, ma anima ancora più grande: sensibile, attenta, aperta, impegnata. Attivista per i diritti civili, contrario al proliferare degli armamenti nucleari, alla guerra nel Vietnam, all’antisemitismo, alle ingiustizie sociali, al delirio maccartista (Hollywood vedeva comunisti "mangiabambini" ovunque e si era lanciata in una folle caccia alle streghe), alla segregazione e alla discriminazione razziale. E, nel 1980, quando la Chrysler Corporation si trova ad affrontare una grave crisi finanziaria, lui – preoccupato per la sorte di circa 600mila lavoratori - mette gratuitamente a disposizione la sua immagine, offrendosi di diventare il loro "portavoce". 

Lo spettacolo non deve continuare

Quando Martin Luther King Jr. viene assassinato (4 aprile 1968: 50 anni fa in questi giorni), lui – che è Presidente della Academy – decide di rimandare, per la prima volta nella storia, la cerimonia degli Oscar. Le tanto agognate statuette verranno consegnate solo dopo i funerali del grande leader afro-americano che stava cambiando l’America e che, quattro anni prima, era stato insignito del Nobel per la pace. Lo spettacolo non deve continuare. “Tributiamo – dirà alla cerimonia di apertura – il nostro più profondo rispetto alla memoria del Dottor Martin Luther King Junior […]: sono stati il suo impegno e la sua passione ad accrescere in noi esseri umani la consapevolezza che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo unirci nella comprensione gli uni degli altri”.

Oscar d’umanità

Quell’anno ci sarà un Oscar anche per lui: il “Jean Hersholt Humanitarian Award”, categoria speciale assegnata (non tutti gli anni) per particolari contributi alle cause umanitarie. Il 20 gennaio dell’anno successivo, il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferirà la “Presidential Medal of Freedom”: la più alta onorificenza civile americana. Tutto questo, senza una sola parola fuori dal vocabolario del rispetto, un tono di voce sopra il pentagramma o un sguardo giudicante, sufficiente o sprezzante. Era “l’uomo più per bene di Hollywood” è così, infatti, è stato definito.

Nonna cinefila

Parliamo di Eldred Gregory Peck, per tutti, semplicemente Gregory. “Mia mamma cercava un nome diverso dal solito: lo trovò sull’elenco del telefono. Ma a me Eldred non è mai piaciuto e così, quando sono arrivato a New York, visto che nessuno mi conosceva, l’ho cambiato col mio secondo nome”. Gregory nasce il 5 aprile 1916 (102 anni fa esatti) a La Jolla, una piccola cittadina di mare della California del sud. “Ci saranno state milleottocento, duemila persone, forse – ricorderà. Ci conoscevamo tutti. A quel tempo, le case non avevano indirizzi: avevano nomi”. Il padre, Gregory Pearl, è un farmacista; la madre, Bernice, un’insegnante. I due divorziano che Gregory ha solo 5 anni e lui viene affidato alla nonna materna, Kate, grande appassionata di film, che lo porterà al cinema tutte le settimane. Gli attori, diventeranno la nuova famiglia del piccolo, e le loro storie, l’antidoto alla solitudine. Non alla paura, però. “Il Fantasma dell’Opera” (1925), lo terrorizzerà al punto che nonna Kate sarà costretta a farlo dormire insieme a lei, nel lettone. Verso i 14 anni, Peck jr. torna a vivere col padre, ma, dato che lui fa spesso i turni di notte in farmacia, si ritrova ancora una volta solo. Gli anni delle superiori trascorrono senza un soldo in tasca, ma i buoni voti gli consentono di iscriversi all’università. Arriva a Berkeley nell’autunno del ‘36, con l’idea di seguire il suggerimento di suo padre e diventare medico. Il destino, però, sarà di diverso avviso.

Il Campus del destino

“Berkeley è stata per me una vera casa – confesserà molti anni dopo -  mi ha maturato e ha fatto di me un essere umano.” Il caso è in agguato. Un giorno, mentre il giovane alto e allampanato attraversa il Campus, il direttore del gruppo di teatro del College lo nota e gli propone un provino per la parte di Starbuck. Un nome - oggi conosciuto soprattutto per una delle più grandi catene mondiali di caffetterie – che all’epoca, però, identificava solo il primo ufficiale del Pequod, il vecchio e malandato veliero con il quale il Capitano Achab dà la caccia alla sua ossessione: Moby Dick. Peck accetta. “Un buon modo di conoscere ragazze”, pensa. Si rivelerà molto più di quello.

160 dollari in tasca

Tre anni più tardi, quel giovane alto e allampanato e la sua voce baritonale diserteranno la cerimonia di laurea per saltare su un treno della “Twentieth Century Limited”. Direzione: New York City. Peck ha 23 anni, 160 dollari in tasca e una lettera di presentazione. Gli inizi saranno tutt’altro che facili. Per raggranellare qualche soldo, farà praticamente di tutto: bidello, cameriere, lavapiatti, usciere al Radio City Music Hall, guida turistica degli studi della NBC al Rockefeller Center (1 dollaro e mezzo a visita), imbonitore alla Fiera Mondiale di New York, dove invita la gente a fare un giro sulle montagne russe; modello di abiti per un popolare catalogo di vendite per corrispondenza. E ogni volta che non riesce a mettere insieme i 6 dollari la settimana per la stanza in affitto che condivide con qualche altro aspirante attore squattrinato come lui, si ritrova a dormire su una panchina di Central Park. “Tutti quelli che conoscevo – racconta - erano al verde. Vivevamo di cieche ambizioni”. Non così cieche, evidentemente. Le sue, almeno.

La forma del futuro

Alla fine, riuscirà a ottenere una borsa di studio e si iscriverà alla famosa “Neighborhood Playhouse” di Sanford Meisner - seguace di Konstantin Sergeevi? Stanislavskij e grande maestro di recitazione - con il quale studieranno, tra gli altri, Grace Kelly, Robert Duvall, James Caan, Diane Keaton, John Voight e Steve McQueen. Il futuro comincia a prendere forma. Il primo film - “Tamara, figlia della Steppa” (1944) - non resterà “uno dei più memorabili” ma, come riconoscerà lo stesso Peck anni dopo, con la consueta onestà - “mi fruttava mille dollari a settimana, contro i quattrocento che guadagnavo in teatro”. Impossibile rifiutare.

Il buio oltre la siepe

Il resto è storia. Quasi 70 film in 56 anni di carriera; 1 Oscar (1963) per “Il buio oltre la siepe” (dopo 5 nomination: “Le chiavi del paradiso” - 1944, “Il cucciolo” - 1946, “Barriera invisibile” – 1947 e “Cielo di fuoco” - 1949) e 2 Golden Globe (“Il cucciolo” e “Il buio oltre la siepe”, anche qui su 5 nomination), solo per ricordare i premi più prestigiosi. Accanto a questi titoli, un lungo elenco di pellicole indimenticabili quali “Duello al sole” (1946), “Il caso Paradine” (1947), “Le nevi del Chilimangiaro” (1952), “Moby Dick” (1956), “I cannoni di Navarone” (The Guns of Navarone), “Il promontorio della paura” (1962). E, naturalmente, “Vacanze romane” (1953), accanto a un’esordiente, se possibile ancora più elegante e affascinante di lui: Audrey Hepburn.

L’eroe più grande

Nel 1999 l’American Film Institute lo inserirà al dodicesimo posto tra le più grandi star di Hollywood. Nel 2003 il suo Atticus Finch – l’avvocato antirazzista che difende un ragazzo nero ingiustamente accusato di stupro (“Il buio oltre la siepe”) - si aggiudicherà il titolo di “Più grande eroe cinematografico degli ultimi 100 anni”, lasciandosi alle spalle personaggi come Indiana Jones, Superman, Han Solo (Star Wars) e Terminator. Del resto, Peck lo aveva detto: “Tutti pensano che i ruoli più interessanti siano quelli da cattivo, ma la verità è che recitare la parte del buono è una sfida più grande, proprio perché è molto più difficile rendere i buoni interessanti”. Sfida vinta, Mr. Peck.

Kalòs kai agathòs

Un autentico “kalòs kai agathòs”, dunque, come avrebbero detto gli antichi greci. Vale a dire “bello e buono”; bello in senso morale, ovviamente. Va da sé che un ritratto di questo genere non si accompagna a una collezione di luxury car, come quelle acquistate, a colpi di milioni di dollari, da molte altre star del jet set internazionale. Peck, infatti, non possiede né il garage né la passione sfrenata per le corse di Steve McQueen, non ama cavalcare da selvaggio due ruote rombanti e ribelli come Peter Fonda, né ha una collezione di supercar e una casa con tanto di jet e pista di atterraggio privata come John Travolta.

Bentley S2 Continental “Flying Spur” 1961

La sua auto preferita gli somiglia in tutto: bella, elegante, lussuosa – certo - ma sobria. Un gioiello di alta classe che, come lui, trasmette fascino, solidità, autorevolezza. Parliamo di una magnifica Bentley S2 Continental “Flying Spur” del 1961, 4 porte, verde bottiglia. Il nome del modello - letteralmente “Sperone Volante”, si riferisce allo stemma araldico del “clan” scozzese Johnston, sul quale campeggia, appunto, una sorta di stella dal profilo ispirato alla rotella degli speroni. Si tratta di un omaggio ad Harold T. Johnston, all’epoca direttore esecutivo delle prestigiose carrozzerie H. J. Mulliner, che aveva disegnato le linee di questa “grand tourer” lunga più di 5 metri (5396 mm), larga quasi 2 (1835 mm) e altra poco più di 1 metro e mezzo (1549 mm), che, in ordine di marcia, pesa – senza dimostrarli – ben 2.100 chili. La “Flying Spur” era equipaggiata con un motore Rolls-Royce V8: 2 valvole per cilindro, 6.231 centimetri cubici, 197 cavalli è in grado di passare da 0 a 100 in 13,7 secondi e di raggiungere una velocità massima di 182 chilometri orari. Gregory Peck le rimarrà fedele per ben 34 anni.

Vacanze romane

Ma sono due i mezzi di trasporto ai quali la sua immagine rimarrà per sempre legata; due icone di fascino, divenute altrettanti simboli dell’‘italian style’ nel mondo: la Vespa e la Topolino. È con loro che il giornalista americano Joe Bradley (Peck) e Anna (Audrey Hepburn) - Principessa di un nobile ma non specificato paese, in visita ufficiale a Roma – vivono una breve ma travolgente avventura – nella complice magia della “Città Eterna”. Parliamo, ovviamente, dell’indimenticabile “Vacanze Romane”. Il film - scritto da Dalton Trumbo e diretto da William Wyler - vincerà 3 Oscar, dopo aver ottenuto la bellezza di 10 nomination.

“Quando mi hanno mandato la sceneggiatura di ‘Vacanze Romane’ – ha raccontato Peck - ho firmato subito. Un paio di settimane dopo, però, ho chiamato il mio agente e gli ho chiesto del cartellone del film. Il contratto prevedeva: ‘Gregory Peck in ‘Vacanze romane’, presenta ‘Audrey Hepburn’. ‘Non va bene – ho detto - sembreremo tutti pazzi. Sono sicuro che lei vincerà un Oscar per la sua interpretazione e, anche se è il suo primo ruolo da protagonista, il suo nome dev’essere sopra al titolo’. Mentre giravamo a Roma, ci rendevamo conto che lei avrebbe colpito lo schermo come una bomba. Non c’era mai stata nessuna come lei, prima. E, da allora, non c’è più stata nessuna come lei. Era nata per interpretare la principessa in quel film. E, infatti, vinse l'Oscar, divenne un fenomeno, e tutti vollero lavorare con lei". Sul manifesto del film, il nome di Audrey Hepburn appare sopra al titolo, con i caratteri della stessa grandezza di quelli con i quali è scritto il nome di Gregory Peck. Ancora una volta, la proverbiale correttezza dell’uomo più per bene di Hollywood aveva dato segno di sé.

La “Farobasso” 1952

La Vespa di ‘Vacanze Romane’ è una 125 V30T verde salvia metallizzato del 1952, detta “Farobasso” (il fanale era posizionato sul parafango anteriore e non sullo sterzo), prodotta in poco meno di 76mila esemplari: motore 2 tempi da 124,8 cc., 4,5 cavalli di potenza a 5000 giri, cambio a 3 velocità, ruote 3,50×8, molle elicoidali e sospensioni idrauliche sia anteriori che posteriori, freni a tamburo, fanalino posteriore rettangolare (posizionato tra targa e ruota di scorta), serbatoio da 5 litri, con riserva. Poteva raggiungere una velocità massima di 70 chilometri orari.

La 500B 1948

Piccola, economica, robusta, ma soprattutto, simpatica, sin dall’espressione del “muso” che le vale – a “furor di popolo”, pare – l’appellativo che la renderà immortale, la Topolino nasce (il progetto di Dante Giacosa è del 1932) come auto rivoluzionaria: la prima auto per tutti. Commercializzata in poco meno di 122mila esemplari tra il 1936 e il 1948, ha un motore da 569cc a 4 cilindri, 13cv di potenza, cambio a quattro velocità e retromarcia, freni idraulici, pesa 535 chilogrammi e può raggiungere una velocità massima di 85 chilometri all'ora. La “500 B” del 1948 decappottabile utilizzata nel film, è lunga poco più di 3 metri (3210mm), larga 1 metro e 273 cm e pesa 580kg. La cilindrata è rimasta praticamente la stessa, ma i cavalli sono 16,5 a 4.400 giri al minuto e la velocità massima sale a 95 chilometri orari.

Peck si innamora della Topolino usata per Vacanze Romane e decide di acquistarla. All’ultimo momento, però, la regalerà, in segno di amicizia ad Augusto Di Giovanni, il fotografo di scena. L’uomo le cui foto immortalano uno dei momenti più felici dell’incontro tra Hollywood e Roma, consacrando Peck e la Hepburn “La coppia più bella del cinema”. Foto che, da allora, non hanno mai smesso di fare il giro del mondo. Come la bellezza – di fuori e di dentro – dell’uomo più per bene di Hollywood.

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