Ultimo aggiornamento  19 luglio 2019 14:40

Ambiente, ora la Cina è leader.

Patrizia Licata ·

Il passo indietro voluto dall'amministrazione Trump sugli standard per le emissioni dei veicoli potrebbe essere l'assist involontario con cui l'America consegna alla Cina la vittoria nell'innovazione nell'industria automobilistica.

Nel 2012 il presidente Barack Obama aveva fissato per i costruttori d'auto un limite medio di 54,5 miglia per gallone di benzina e emissioni di CO2 a 163 grammi per miglio per i loro veicoli entro il 2025; ora l'Epa, l’agenzia governativa Usa per la protezione ambientale guidata da Scott Pruitt, noto scettico del cambiamento climatico, dichiara che quegli standard sono inappropriati. E Pechino ringrazia. 

Pechino brucia le tappe

L'America non ha scoperto con Obama le politiche ambientali: gli standard sull'efficienza energetica dei motori (CAFE) esistono dagli Anni '70, così come la legge federale sulla qualità dell'aria, il Clean Air Act. La Cina è entrata nel gioco più tardi, ma con una capacità di accelerazione eccezionale, consapevole che l'auto elettrica è uno strumento di sviluppo industriale.

Pechino ha i mezzi per nutrire le sue ambizioni: mentre dà incentivi ai cittadini cinesi per comprare veicoli a emissioni zero, stimolando il mercato interno, sostiene un numero crescente di campioni nazionali dell'auto "pulita" e delle industrie collegate (come i produttori di batterie) sia in patria che all'estero.

L'anno scorso il governo cinese ha varato un piano che obbliga i costruttori attivi in Cina e che fabbricano o importano più di 30.000 veicoli l'anno ad inserire una quota crescente di auto elettriche nel totale - almeno il 10% nel 2019 e il 12% nel 2020 - con l'obiettivo di lungo periodo di eliminare del tutto le immatricolazioni di auto a benzina e diesel. Si crea così un circolo virtuoso che stimola la creazione ed esportazione di tecnologie Made in China e attira investitori e produttori, anche americani: Ford, per esempio, spenderà 765 milioni di dollari per costruire in Cina veicoli elettrici insieme al partner locale Zotye Auto.

Svanisce l'effetto California

E' qui che pesa la decisione dell'EPA di rivedere non solo gli standard federali sulle emissioni ma anche il permesso accordato alla California di staccarsi da quegli standard per fare meglio. Il cosiddetto "effetto California" ha contagiato già 13 stati Usa che hanno aderito alle sue politiche ambientali e che insieme rappresentano quasi un terzo delle vendite annuali americane di automobili. Siccome per i costruttori è costoso produrre due versioni dello stesso veicolo, la spinta degli stati virtuosi fa sì che l'industria proponga in tutti gli Usa veicoli che rispondono ai parametri più alti di efficienza. L'idea è di stimolare le tecnologie Made in America e portarle all'estero: la California da sola non può fare concorrenza alla Cina.

Clean Air Act addio

"Negli ultimi cinquant'anni le regole sulle emissioni dei veicoli hanno aiutato gli Stati Uniti a sviluppare un settore automotive competitivo su scala mondiale", ha scritto in un commento su EcoWatch Greg Dotson, ex membro dello staff energia e ambiente del parlamentare Democratico Henry Waxman. "Standard ben disegnati stimolano il cambiamento e possono dare alle aziende del nostro paese il vantaggio di chi si muove in anticipo sulla concorrenza". Era questa l'idea di Obama: limiti alle emissioni per spingere l'industria a innovare.

La politica ha il ruolo chiave: nel 2010 Pechino ha definito i "veicoli alimentati da nuove forme di energia" una "industria emergente di importanza strategica" e da allora non si è più fermata. Donald Trump, invece, ha promesso di stralciare molte delle iniziative di Obama e il Clean Air Act è una vittima designata.

Battaglia politica

L'amministratore dell'Epa Pruitt, che ha preso il posto della Democratica Regina McCarthy, è molto vicino alle idee di Trump e non digerisce l'autonomia della California e del suo governatore democratico Jerry Brown: "Non spetta a loro decidere su queste cose", ha dichiarato il mese scorso su Bloomberg. E ora ribadisce che il calcolo di Obama sugli standard di efficienza dei motori e sulle emissioni è stato condotto "in fretta per motivi politici" e ha portato a "requisiti troppo alti e non realistici".

"Faremo tutto ciò che è in nostro potere per difenderci", ha annunciato a sua volta il procuratore generale della California Xavier Becerra. Processi dai tempi lunghi: intanto la Cina al suo attivo ha già 680.000 auto e mezzi pesanti full electric prodotti nel 2017, più del resto del mondo messo insieme, e un target di 7 milioni di immatricolazioni di auto plug-in nel 2025

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