Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2019 19:03

Dubai-Abu Dhabi, come stare al Louvre.

Giuseppe Cesaro ·

Vi muovete e, uno dopo l’altro, i vostri occhi incrociano lo sguardo seducente ed enigmatico de “La Belle Ferronnière” di Leonardo, quello ipnotico di un autoritratto di Van Gogh, quello austero di George Washington, “Il pifferaio” di Édouard Manet, un giovane emiro che studia, una composizione con blu, rosso, giallo e nero di Piet Mondrian, un antico leone islamico, una monumentale statua con due teste, scolpita 6.500 anni prima di Cristo, una moneta ispirata ad Alessandro Magno e il sarcofago egizio della principessa Hentuttawy. Dove vi trovate? In un museo, naturalmente. Niente affatto. Siete in macchina e state percorrendo la E/11 Sheikh Zayed Road, la strada che collega Dubai ad Abu Dhabi: la più lunga di tutti gli Emirati Arabi Uniti. Cosa ci fanno – chiederete - 10 gigantesche riproduzioni (9 metri per 6) di opere d’arte così importanti lungo una strada, non a caso ribattezzata “The Highway Gallery”?

Il fratello arabo del Louvre

Festeggiano il “Mese dell’innovazione degli Emirati Arabi Uniti” (“UAE Innovation Month”), promuovendo la nascita del fratello del Louvre. Avete letto bene: grazie a un importante accordo tra Emirati e Francia, dall’11 novembre scorso il Louvre ha un fratello. Una collezione di 620 opere - 300 delle quali prestiti provenienti da alcuni tra i più importanti musei francesi – disposte lungo un percorso espositivo diviso in quattro macro-aree: età antica, medio evo, età moderna, globalizzazione.

Progettato dall’archistar francese Jean Nouvel, il neonato Louvre arabo sorge sull’isola di Saadiyat (fino a 10 anni fa completamente deserta), destinata a trasformarsi nel Saadiyat Cultural District: uno dei poli culturali più importanti del pianeta. Un polo che si annuncia di grande richiamo turistico. Secondo alcune stime, nel giro di pochi anni, gli arrivi ad Abu Dhabi, potrebbe addirittura raddoppiare, passando dagli attuali 4 a ben 8 milioni di presenze. Sull’isola, infatti, sorgeranno anche il Guggenheim Abu Dhabi, del canadese Frank Gehry, lo Zayed National Museum, del britannico Norman Foster, il Performing Arts Centre di Zaha Hadid - l’architetta iracheno-britannica che ha firmato il Maxxi di Roma - e un museo marittimo progettato dal giapponese Tadao And?

Un regalo al mondo

Investimenti miliardari (pare che questa prima operazione superi il miliardo di euro: solo l’accordo per l’uso del nome “Louvre” per 30 anni e 6 mesi sembra sia costato 400 milioni) per quello che Mohamed Khalifa Al Mubarak - capo del Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi – ha definito “un regalo di Abu Dhabi al mondo”. A cosa si deve questo prezioso regalo? Allo spirito di “apertura alle differenze e alle connessioni culturali”. L’idea è quella di “offrire un messaggio di tolleranza”. “Per migliaia di anni  - spiega Al Mubarak - questa terra è stata il collegamento tra Oriente e Occidente. Oggi, grazie a questo museo, la gente avvertirà l’importanza di tale collegamento. Comprenderà come il mondo intero sia collegato e capirà come – attraverso la nostra Storia – anche le nostre religioni e le nostre società siano state messe in contatto. E io sono convinto che comprendere tutto questo ci avvicinerà gli uni agli altri”.

"Un messaggio di tolleranza e di pace”, ribadito anche da Françoise Nyssen, Ministro della Cultura Francese, che considera il Louvre Abu Dhabi “uno dei progetti culturali più ambiziosi del mondo”; un progetto grazie al quale “promuovere la cultura e l'istruzione come scudo contro l'estremismo”.

La prima Highway Gallery

L’idea dei cartelloni che trasformano la E/11 nella prima “autostradarte” è nata nella speranza che, mettendo in mostra in luoghi pubblici alcuni dei capolavori più significativi del museo, si possa rendere accessibile l’arte e la cultura alle persone, anche al di là delle mura del museo, stimolando l’immaginazione e offrendo nuovi modi per apprezzare l’arte.

Chi transita per la Sheikh Zayed Road, però, non si limita ad osservare le opere ma vive un’esperienza audio-visiva, letteralmente unica al mondo. A mano a mano che ci si avvicina alle riproduzioni – distanziate l’una dall’altra una decina di chilometri - infatti, tre tra le più importanti radio degli Emirati (Radio 1, Classic ed Emarat), mandano in onda, automaticamente, delle “pillole” di 30 secondi che descrivono le opere, spiegandone titolo, autore, tecnica utilizzata, contesto storico e significato. Le opere rimarranno esposte sulla “Highway Gallery” fino a giovedì 15 marzo.

Occhio all'arte e alla strada

Idea intelligente, affascinante e anche importante, se è vero che - come sosteneva il Dostoevskij - “la bellezza salverà il mondo”. A patto, ovviamente, che gli automobilisti non cadano vittime della “sindrome di Stendhal”. E, soprattutto, che non perdano di vista la strada per qualche secondo di troppo. L’arte, autonoma lo è da molto tempo. L’auto ancora no.

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