Ultimo aggiornamento  17 settembre 2019 20:45

L'auto elettrica di Generali.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

La notizia è di queste ore: il gruppo assicurativo Generali ha annunciato che disinvestirà 2 miliardi di euro dalle società legate al settore del carbone. Di contro, metterà sul tavolo entro il 2020 circa 3,5 miliardi di euro su aziende “verdi”. Dietro la scelta ci sono ragioni di profittabilità: a lungo termine è probabile che il ritorno degli investimenti sulle nuove tecnologie sia più elevato di quello derivato dal carbone.

Anche i governi, Polonia a parte in Europa, hanno puntato con decisione sull'uscita dal carbone: l’Italia dovrebbe esserne indipendente a partire dal 2025. Il nostro Paese ha già comunque una percentuale di produzione energetica legata al carbone di solo il 15% (fonte IEA, agenzia internazionale  dell'energia, dato 2016).

Perché parlo di tutto questo? Perché scelte come quelle di Generali aiutano ad accelerare i cambiamenti più virtuosi per ambiente e salute. E regalano un assist indiretto all’auto elettrica per cancellare in parte una delle sue possibili criticità: se alimentata con energia prodotta dal carbone, inquina più di una vettura tradizionale a benzina o gasolio. Un’altra barriera destinata a cadere presto.

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Direttore de l'Automobile

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