Ultimo aggiornamento  31 ottobre 2020 06:23

Moto Guzzi vola con Air Force.

Antonio Vitillo ·

La Moto Guzzi Air Force, più che una moto, sembra una scultura in armonia col vento. Scolpita con la passione per l’aria, per rendere omaggio a un giovane pilota d’aerei della Prima Guerra Mondiale. Giovanni Ravelli, per le sue missioni in combattimento, ricevette diverse onorificenze al valor militare. Come fu per il suo amico e compagno di squadriglia Giorgio Parodi. Ravelli amava l’aria di ogni genere, in volo come quella a terra a bordo di una moto. Competizioni comprese.

Tutto questo finché non perse prematuramente la vita, nel 1919, precipitando durante il collaudo di un nuovo velivolo. Con Parodi e il meccanico aeronautico Carlo Guzzi, ebbe però il tempo di sognare un’impresa. Alla cui realizzazione mai assistette. E che sarebbe durata molto più a lungo di un volo o di una gara in moto. Nel 1921, a Genova, Parodi e Guzzi comunque fondarono la “Società Anonima Moto Guzzi”. Come logo, in onore dell’amico scomparso, scelsero un’aquila. Che ancora “vola”: oggi è definita “Aquila di Mandello”.

Due ruote, una storia

Nella Air Force realizzata dal workshop inglese Death Machines of London, c’è quest’intera storia. In una moto che è celebrativa dei 130 anni dalla nascita di Giovanni Ravelli, commemorati nel gennaio 2017. Costruita sulla base di una Moto Guzzi Le Mans MK II del 1982, che a seguito di un sinistro era stata abbandonata in un cortile di una non precisata località marina del sud Italia, la Air Force è divenuta un’opera degna di essere esposta in qualche museo del design. In essa è perfettamente rappresentata la passione, così come intesa da Giovanni Ravelli, per il volo e per le moto.

Immaginario richiamato anche dalle forme aerodinamiche dell’alluminio battuto a mano, così come dalla ruota posteriore lenticolare. Elegante e nostalgica, tuttavia la Air Force racchiude soluzioni tecnologiche moderne ed elementi di design proiettati al futuro, come le luci a Led o le particolari leve dei comandi al manubrio. L’avviamento del motore, curiosamente, non avviene inserendo la chiave, ma il jack da un quarto di pollice di una chitarra elettrica. Chissà se Ravelli, oggi, non sarebbe stato anche un appassionato di musica rock.  

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