Ultimo aggiornamento  26 aprile 2019 00:08

Lunga vita alla Lancia Ypsilon.

Roberto Sposini ·

La Lancia Ypsilon? Il nuovo miracolo italiano. Non quello politico di berlusconiana memoria, ovvio. E nemmeno quello cinematografico ritratto nell’omonimo film del ’94 con Renato Pozzetto e la dimenticabile Claudia Koll. Però sempre di “miracolo” si tratta. L’ultima notizia è di questi giorni: “Lancia Ypsilon si reinventa” e torna, nei panni rivisti e corretti di tre nuovi allestimenti: Elefantino Blu e le versioni superchic Gold e Platinum. “Tre nuovi modi di interpretare e di vivere la contemporaneità, uno diverso dall’altro, tutti inconfondibilmente Ypsilon”, recita una nota.

Questioni d'età

La promessa: offrire, alla ragionevole cifra di 9500 euro, un’auto capace di interpretare stile, carattere, gusti e abitudini delle persone. Tutto questo in una citycar nata nel lontano 2011. Già. L’età anagrafica in questo Paese si sa, dalla politica in giù sembra essere un fatto trascurabile. La Ypsilon la amano per quel suo essere diversa, unica. Una citycar erede universale di un ex marchio del lusso è già un fatto raro. Se poi è anche l’auto più amata dalle donne italiane, oltre che saldamente al secondo posto della classifica delle più vendute in Italia, dopo Fiat Panda, l’unicità assume i contorni di un miracolo. Italiano perché fuori dai confini italici Ypsilon non c’è, o quasi: oltreconfine, francesi e tedeschi sono ancora lì che aspettano il ritorno di Delta, Fulvia e Stratos. Poveri illusi, Sergio Marchionne è stato più volte lapidario: il marchio Lancia è spacciato, sacrificato definitivamente sull’altare del rilancio di Alfa Romeo.

Tre versioni

Eppure lei, l’ex “auto che piace alla gente che piace” (ricordate? era la campagna della progenitrice Autobianchi Y 10 del 1987, coi volti di Milly Carlucci, Michele Placido, Nicola Pietrangeli e una carrellata di altri personaggi simbolo degli anni Ottanta) non ne vuole sapere di cedere lo scettro di citycar più glamour del mercato. Anzi, fa di meglio. Cavalca tendenze, interseca trend, si infila nei pertugi del lifestyle, si tuffa nel mainstream e riemerge nelle culture underground. E alla fine ritorna.

Lei, l’auto, rimane la stessa. Ma per l’ennesima volta cambia l’abito e il miracolo italiano si compie di nuovo, puntuale come la liquefazione del sangue di San Gennaro. Ypsilon è una e trina: più aggressiva e maschile nell’ennesima edizione Elefantino Blu, diventa aspirazionale con la versione Gold e icona fashion con la Platinum, “tre nuovi modi di interpretare e di vivere la contemporaneità”, dicono in Lancia. Intanto, allestimento dopo allestimento, fino ad oggi ne hanno vendute 2 milioni 900 mila, mica noccioline. Stile e personalità rimangono le “keywords” di Ypsilon. Era così nel 1985 con la prima Y10, strana con quella coda tronca. Era così nel 2011, quando nell’erede Lancia Y si miscelavano sapienti citazioni del passato, rubate a celebri antenate come Ardea e Appia. Le unicità sono sempre state il suo forte, a costo di complicare la vita a rete di vendita e stabilimenti: il programma Kaleidos prevedeva di poter personalizzare la piccola Lancia con cento colori extra serie. Era solo l’inizio. Oggi ci sono gli accessori esclusivi firmati Mopar: il batticalcagno con logo Ypsilon illuminato, i tappetini in moquette con logo in strass, le vernici tristrato Grigio lunare e Bianco glacé, roba che nemmeno certe berline di lusso.

Stile vincente

Lo stile Ypsilon è rutilante. La sostanza rimane immutata: rimane il motore a benzina da 1.2 litri e 69 cavalli, rimangono le versioni Gpl e metano. Rimangono, ancora, il due cilindri TwinAir da 80 cavalli e il diesel milletrè da 95 cavalli. No news, good news dicono gli inglesi. Così, la camaleontica citycar italiana continua a piacere. Anche oggi, che quella “gente che piace alla gente” è ormai in pensione

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