Ultimo aggiornamento  15 novembre 2019 09:47

Tutti i numeri dei suv.

Juan Felipe Muñoz-Vieira ·

Il 2017 è stato altro anno di crescita per l’industria europea dell’auto. Le immatricolazioni di autovetture sono cresciute del 3% confermando la tendenza positiva iniziata nel 2014 quando l’Europa iniziava a lasciarsi dietro i peggiori anni di crisi economica. Il mercato è stato favorito dalla stabilità economica e da un’offerta più ricca. Il consumatore nel vecchio continente ha ormai molte più opzioni tra cui scegliere e l'abbondanza, oltre a sostenere le vendite sta cambiando la struttura stessa del mercato.

In Europa, suv sono al 29% del mercato

I suv continuano a guadagnare quota nel mercato europeo, proprio come negli Stati Uniti, anche se più lentamente. Negli Usa questo è già il segmento dominante - insieme a quello dei pick up - con oltre al 50% del totale delle vendite. In Europa il mercato è più giovane e ha quindi un potenziale di crescita molto più alto rispetto al Nord America. L’anno scorso sono stati immatricolati circa 4,6 milioni di suv, ovvero il 29% del totale del mercato. Secondo i dati di Automotive News, il volume è aumentato del 17% rispetto l’anno precedente, ossia di un tasso decisamente più alto alla crescita complessiva del mercato. L'aspetto positivo per le case automobilistiche, è che il tasso di crescita è ancora molto solido. Sebbene la quota in Europa sia ancora lontana da quella vista in Nord America, grazie al forte aumento dell’anno scorso, è passata dal 25,7% nel 2016 al 29,3% nel 2017.

Offerta sempre più grande

I motivi che spingono i consumatori all’acquisto dei suv rimangono gli stessi: posizione di guida elevata, design più accativanti e funzionalità. Ma ci sono anche nuovi aspetti. L’offerta è più ricca e include quattro sub-segmenti - low-cost, generalisti, premium lusso - su cui i marchi, cercano di attirare più clienti. Negli ultimi due anni, il mercato suv ha visto entrare in gioco nuovi protagonisti, come Dacia, Seat, Infiniti, oltre a Lamborghini, Maserati e Bentley.

Un suv su 10 è piccolo

Il segmento si è ingrandito anche verso il basso, cioè verso le B-suv, o le piccole suv. L’offerta è passata da poche opzioni rappresentate dai brand francesi, tedeschi e giapponesi, a un gruppo molto grande che include a quasi tutti i costruttori. Nel 2017, su dieci vetture immatricolate in Europa, una è stata un B-suv, con un aumento del 19%. Gli europei continuano comunque a preferire i C-suv, i compatti, di cui sono stati immatricolati 1,9 milioni di pezzi (+16%) l’anno scorso.

I più grandi perdono terreno

Ma il segmento non si esaurisce qui. La domanda di D-suv, ovvero le medie, è cresciuta ancora più velocemente, (+27%) passando dalle 604.000 unità nel 2016 alle 768.000 dodici mesi dopo. Questo segmento, dominato soprattutto dai brand premium, si è ingrandito anche dal punto di vista di modelli disponibili. L’arrivo di Skoda Kodiaq, Renault Koleos, Volkswagen Tiguan Allspace e Peugeot 5008 ha spinto le vendite. I suv più grandi e costosi hanno registrato un calo del 7% a 278.000 unità, in particolare a causa della mancanza di motori alternativi, molto richiesti nei segmenti alti.

Chi paga la crescita dei suv

Tutti questi cambiamenti hanno anche avuto un effetto negativo sugli altri segmenti. Oltre alla forte frenata delle monovolume, non c’è più entusiasmo verso le berline medie, compatte e le city-car. Le immatricolazioni di questi segmenti sono scese. La domanda per le macchine compatte, dove la Golf è regina, non cresce più e la sua quota (20%) è rimasta costante da alcuni anni. Nel frattempo le immatricolazioni delle subcompatte (Punto, Clio, Polo) sono aumentate solo di 30.000 pezzi nel 2017, cioè del 1%. Tutti e due segmenti mantengono i suoi livelli di vendita non tanto grazie ai nuovi lanci ma alla rinnovazione dei modelli che esistono da anni. Il segmento delle monovolume - che ha trainato la crescita tra il 1998 e il 2006 -  oggi presenta i risultati peggiori. Nel 2017 le immatricolazioni sono crollate del 11% (da 1,4 milioni di unità nel 2016 a 1,2 milioni). Nel 2016 era il quarto segmento in Europa  dietro suv, subcompatte e compatte. Un anno dopo occupa la sesta posizione superato dalle berline medie e le city-car. C’è stato un crollo in tutti e tre subsegmenti: piccole monovolume (cioè 500L, B-Max) -19%, compatte (C-Max, Scenic) -6% e grandi (-11%). 

Fenomeno duraturo

Il boom dei suv non sembra essere un fenomeno temporaneo. Nonostante il loro costo superiore, queste auto piacciono e rappresentano l’unica fonte di profitto per molti costruttori. Chi è ai margini di questa tendenza non ha un potenziale di crescita forte: lo conferma Ferrari, che ha finalmente considerato di arricchire la propria gamma con un suv. I pronostici sono ancora più favorevoli dopo che il gruppo Volkswagen, il più grande in Europa, ha deciso di scendere in campo lanciando nuovi modelli. Stesso discorso per Hyundai e Kia che, con i loro suv piccoli, potranno trainare la crescita anche nei prossimi anni.

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