Ultimo aggiornamento  23 agosto 2019 13:29

Tom Tjaarda, un americano a Torino.

Massimo Tiberi ·

Americano di Detroit, famiglia di origini olandesi, italiano per scelta di vita, Tom Tjaarda, scomparso nel giugno dello scorso anno, è stato uno dei grandi creativi del design automobilistico. Passione ereditata dal padre, autore di innovativi modelli degli anni Trenta come la Lincoln Zephyr, e forte capacità tecnica nel conciliare originalità e classica eleganza sono i tratti distintivi di un percorso professionale di alto profilo.

Comincia alla Ghia

Nel 1958, giovane neolaureato in architettura con una tesi-modello di wagon sportiva futuristica dalla imponente vetratura panoramica, arriva alla Ghia di Torino, dove subito manifesta talento firmando la piccola Innocenti Spider, riuscita reinterpretazione della britannica Austin Healey Sprite. Nel 1962 inizia il rapporto con la Pininfarina e dalla matita di Tjaarda nasce il prototipo Rondine su meccanica Chevrolet Corvette che ispirerà un’icona come la Fiat 124 Sport Spider del 1966, vettura intramontabile, in produzione fino al 1985 e amatissima proprio negli Stati Uniti. Di quel periodo denso di esperienze anche due splendide Ferrari: la coupé 2+2 330 GT e la versione scoperta California della esclusiva serie 365.

Con De Tomaso

Il ritorno alla Ghia, dopo un passaggio alla OSI, porta alla collaborazione con De Tomaso e ad un’altra auto dalla straordinaria longevità, la granturismo Pantera, che terrà banco dal 1971 addirittura al 1993, ulteriore testimonianza della dote di riuscire a immaginare cifre stilistiche al di là delle mode. La partecipazione da protagonista al complesso programma internazionale che accompagnerà la nascita della Ford Fiesta è poi indicativa della versatilità di Tjaarda nel misurarsi con progetti dalle vocazioni profondamente diverse. Qualità mature che vedranno il designer, ormai di fatto italo-americano, impegnato dal 1978 nel Gruppo Fiat nella fase importante della definizione di modelli come la Croma, la Lancia Thema e l’Autobianchi Y10.

Gli anni '80

Degli anni Ottanta l’incontro con la Rayton Fissore, che punta all’ingresso nell’emergente settore dei suv alto di gamma. La Magnum è esteticamente riuscita, ma qualità costruttiva e componenti da “camion” di derivazione Iveco non ne incoraggeranno il successo. L’attività diventata autonoma si concretizzerà poi in tante concept-car sui telai più vari, mentre nel corso dell’intera carriera non mancheranno le incursioni  ad ampio raggio anche in ambiti non automobilistici.

Il premio Matita d’Oro “Design senza tempo”, che il Museo dell’Automobile di Torino ha voluto dedicargli alla memoria il 13 febbraio, è dunque il riconoscimento che interpreta e sintetizza al meglio il comune denominatore dell’opera di Tom Tjaarda.

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