Ultimo aggiornamento  18 settembre 2021 13:47

La Tesla a caccia di litio.

Patrizia Licata ·

La capacità di Tesla di ottenere una produzione "di massa" dei suoi veicoli (Model 3 in primis, per la quale ha molti problemi) dipende anche dalla possibilità di rifornirsi delle materie prime che compongono le batterie per l'auto elettrica, a cominciare dal litio. Per questo non stupisce che Elon Musk stia negoziando con il colosso cileno Sqm (Sociedad Química y Minera), uno dei maggiori produttori mondiali di litio, per assicurarsi forniture consistenti e stabili del metallo. Eduardo Bitran, direttore dell'Agenzia cilena di sviluppo economico Corfo, ha rivelato che Tesla e SQM stanno “esplorando" diverse possibilità dopo che l'azienda americana ha manifestato il suo interesse a un accordo che garantisca a Tesla l'arrivo di "volumi importanti" di litio.

Più rifornimenti, meno costi

L'azienda di Elon Musk produce nella Gigafactory, la sua mega-fabbrica del Nevada, non solo le super-car elettriche ma le celle a ioni di litio per le batterie impiegate sia nelle auto Tesla sia nei sistemi di accumulo di energia che Tesla vende ad aziende e privati. Un'alleanza col colosso minerario cileno Sqm, osserva in un commento Reuters, permetterebbe a Musk di andare alla "fonte" del litio e garantirsi forniture stabili di una materia prima indispensabile eliminando il più possibile gli intermediari, che pesano sui costi.

La svolta del litio cileno

Il Cile fa parte del cosiddetto "triangolo del litio" sudamericano, un'area al confine tra Argentina, Bolivia e Cile che racchiude il 75% delle riserve globali di questo metallo. Il deserto di sale cileno Salar de Atacama, dove è attiva Sqm, contiene il 27% delle riserve mondiali, col vantaggio che qui il litio si trova in una delle sue forme più pure ed è quindi meno costoso da estrarre.

Il governo cileno è stato finora lento a riconoscere la trasformazione indotta sul mercato dall'avvento della mobilità elettrica e solo l'anno scorso ha dato il via libera a un incremento della produzione nazionale di litio e aperto le porte, tramite gara pubblica, ad aziende estere interessate a entrare nella lavorazione del metallo. La "svolta" è arrivata però solo il mese scorso, quando Sqm e Corfo hanno risolto una disputa trascinatasi per tre anni: SQM ha ottenuto di poter estrarre più litio (è l'agenzia governativa Corfo a decidere le quote per ogni produttore) e di poter sviluppare riserve ancora intoccate insieme all'azienda statale Codelco; in cambio Sqm ha accettato di allineare i pagamenti delle royalties a quelli di altre società che operano in Cile e di rendere più trasparente la gestione aziendale.

Musk apre una frontiera

Queste novità sul mercato cileno del litio non comportano cambiamenti immediati, sottolineano gli analisti di Benchmark Mineral Intelligence: occorreranno alcuni anni per sviluppare le riserve esistenti, far entrare in attività quelle non utilizzate e portare il metallo sul mercato. Tesla però gioca d'anticipo e si immette in una gara finora dominata dai produttori di batterie, non dai costruttori d'auto. L'esito delle manovre di Musk con il colosso minerario Sqm fanno dunque da apripista: gli analisti si attendono una risposta dai costruttori tradizionali impegnati nello sviluppo dell'auto elettrica e nuove tappe di una "caccia ai metalli" che non finisce col litio, perché nelle batterie sono presenti anche cobalto, manganese, nickel, alluminio e grafite.

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