Ultimo aggiornamento  14 ottobre 2019 19:42

Un’elettrica salverà Harley?

Antonio Vitillo ·

Ce la farà una moto elettrica a invertire la tendenza negativa dei bilanci di Harley-Davidson? Sembrerebbe di si, almeno stando alle dichiarazioni del management dell'azienda motociclistica più famosa al mondo. Per farlo, dopo quattro anni di sperimentazione “su strada” di un modello totalmente elettrificato, il marchio Usa ha deciso di dare seguito al “Project LiveWire” mettendo in produzione la sua prima due ruote a trazione elettrica. Non si conosce molto dell'innovativa moto, se non che sarà commercializzata entro 18 mesi, potrebbe avere un’autonomia di 80 chilometri e raggiungere i 100 chilometri orari in circa 4 secondi. Indicazioni ovviamente tutte da confermare.

Cambio di rotta

La coraggiosa decisione, che rivoluziona le strategie di un marchio da sempre legato ad una propria tipica tradizione costruttiva, arriva in un momento in cui il mercato dell’elettrico - specie a due ruote - occupa, ancora, una piccola quota del totale. Più che una scelta, però, sembra una necessità. Alla veneranda età di 115 anni, il mito Harley-Davidson - nato a Milwaukee in un capanno degli attrezzi -  deve ora fare i conti con una netta diminuzione delle vendite, sia sul mercato interno che internazionale: nel 2017 il calo è stato del 6,7% rispetto all’anno precedente con una punta di un -8,5% negli Stati Uniti. Per superare il periodo di difficoltà, oltre all'elettrica, gli americani prevedono di proporre 100 nuovi modelli in 10 anni, in modo di fidelizzare al marchio, nello stesso arco temporale, due milioni di nuovi “riders” statunitensi. 

Crisi continua

La tendenza negativa va avanti ormai da quattro anni. In quello appena trascorso, dopo il quarto trimestre fiscale, la società di Milwaukee ha dichiarato un reddito netto ridotto dell’82% rispetto al 2016. Ogni azione ha registrato un utile di 5 centesimi di dollaro, valore notevolmente più basso rispetto ai 27 centesimi dell’anno precedente. Gli utili generali sono calati, per una cifra pari a 53,1 milioni di dollari, in parte a causa di un onere associato al taglio delle tasse operato dall’amministrazione Trump. Costi ai quali si devono aggiungere i 29,4 milioni di dollari per l’addebito dovuto ad un richiamo di prodotto.

Pagano gli operai

Il management dell’Harley Davidson, in due anni, prevede di sostenere, fra costi di ristrutturazione e di consolidamento, da 170 a 200 milioni di dollari. Stimando, successivamente al 2020, risparmi di cassa annuali da 65 a 75 milioni. Nel frattempo l’impianto di assemblaggio di Kansas City (Michigan) chiuderà, spostando le sue attività verso lo stabilimento di York, in Pennsylvania. Circa 800 posti di lavoro saranno tagliati. “La decisione di unificare i nostri impianti di assemblaggio finali è stata presa dopo un'attenta considerazione dell'attuale contesto aziendale", ha dichiarato Matt Levatich, presidente e Ceo di Harley-Davidson. Non facendo menzione degli stabilimenti nel Wisconsin, inclusi quello di produzione a Menomonee Falls e dell’impianto più piccolo a Tomahawk.

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