Ultimo aggiornamento  22 luglio 2019 01:42

L'auto robot sarà color melanzana.

Patrizia Licata ·

Il nero è uno dei colori più apprezzati dagli automobilisti di tutto il mondo. Ma se tingiamo di nero un veicolo driverless che cosa succede? I segnali emessi dai sensori non rimbalzano in modo efficiente perché i colori scuri tendono ad assorbire la luce. Questo vuol dire che l'auto autonoma nera rischia di non rilevare tutti gli oggetti che la circondano: un test condotto dal gruppo americano Ppg, il maggior produttore mondiale di vernici e rivestimenti per l'automotive e altri settori, ha dimostrato che le auto nere riflettono solo la metà dei segnali laser rispetto alle auto bianche. Per risolvere questo problema Ppg ha messo a punto una tinta hi tech che trae inspirazione da quelle che ha già creato per gli aerei. Anzi, da quelle che esistono in natura, nelle melanzane

Un cuore bianco

La ricerca di Ppg si svolge in decine di laboratori che fanno capo al centro innovazione di Allison Park, in Pennsylvania. Qui è nata nel 2015 una tinta per l'industria aerospaziale che aiuta a raffreddare sia la temperatura esterna che quella interna dei velivoli sotto al sole. Si tratta di un colore che in realtà nasconde due strati, imitando il meccanismo utilizzato dalle melanzane scure che non "bruciano" nei campi assolati perché, mentre la buccia nera assorbe i raggi solari, la polpa bianca li rimanda indietro. I colori scuri per auto autonome sono sviluppati in base a questo stesso concetto, combinando le tecnologie di Ppg e speciali pigmenti messi a punto dal colosso della chimica Basf

Batterie in technicolor

I colori hitech non servono solo per la carrozzeria dell'auto autonoma. Le batterie a ioni di litio delle auto elettriche richiedono una quantità massiccia di tinte e rivestimenti con caratteristiche diverse per garantire le varie componenti dal surriscaldamento o dalla corrosione: complessivamente, un veicolo elettrico oggi ha bisogno di circa 1.000 metri quadri di tinte contro 70 metri quadri di un'auto convenzionale, afferma Ppg. Una sfida, ma anche una grande opportunità - non a caso il ceo Mike McGarry ha creato un gruppo di lavoro il cui compito è scovare i nuovi rami di attività si aprono per PPG con le auto elettriche e driverless. Ppg sta elaborando per esempio delle tinte “auto-pulenti” da usare come rivestimento per i sensori: se neve, pioggia o fango li coprono, "noi vogliamo che automaticamente scivolino via" prima che il sensore sia "accecato", spiega il direttore delle tecnologie David Bem. 

La tinta fa parlare la strada

Le tinte hitech possono essere impiegate anche per la copertura di ponti, guard rail, segnaletica e altre infrastrutture stradali: l'auto autonoma, grazie ai sensori e alla connettività Internet, deve poter dialogare non solo con gli altri veicoli ma gli oggetti intorno a sé, scambiando dati utili alla navigazione e alla sicurezza, e tutte le superfici dovranno essere realizzate in modo da permettere il "balletto" di onde luminose. 

Car sharing "pulito"

Non finisce qui. Siamo nell'era del car sharing e questo vuol dire che la stessa automobile viene usata da migliaia di persone diverse: Ppg ha già in mente "coperture funzionali con proprietà antibatteriche o antivirali" in grado di rendere più igienico ogni elemento dei veicoli in condivisione, dalla maniglia della porta agli schermi touch dove, appunto, tutti mettono le mani.  

Tag

Auto robot  · Car Sharing  · Ppg  · 

Ti potrebbe interessare

· di Patrizia Licata

Le vetture autonome nascono ben prima di quella di Google. Breve storia di quel che è successo nel Novecento, Italia compresa

· di Carlo Cimini

Una Chevy Bolt driverless di General Motors coinvolta in un incidente con un motociclista, che ha fatto poi causa al Costruttore. La polizia locale invece lo incolpa

· di Patrizia Licata

Intelligenza artificiale al servizio della mobilità. E' il core business della start up creata nella Silicon Valley da due ingegneri ex di Baidu e Google. Con (tanti) soldi cinesi