Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 06:38

Pink Floyd, tutte tranne una.

Giuseppe Cesaro ·

Protagonista. Su un palco, in un garage e in pista a bordo di fuoriserie da sogno. E' la storia di un batterista, pilota e collezionista: si chiama Nick Mason. Il suo gruppo erano, sono e saranno sempre i Pink Floyd.

"Quel raro, se mai lo si raggiunge, fugace momento nel quale un pilota e la sua auto raggiungono il limite massimo". È così che Sir Stirling Moss - quattro volte di fila secondo al Mondiale di F1 (1955, ‘56, ‘57, ‘58), cosa che gli valse il titolo di “Re senza corona” - descrive Nick Mason, “Ten Tenths”. Come dire: “Non plus ultra”. L’espressione fu coniata dal pilota e giornalista inglese Denis Sargent Jenkinson (1920-1996), per definire quell’inesprimibile X-factor che caratterizza i super-campioni e li rende immortali. 

Non plus ultrauto

Ten Tenths, però, è anche il nome di una prestigiosa scuderia che colleziona, restaura e prepara alle corse alcune delle sportive più belle e rare della storia delle quattro ruote. Più di un secolo di meraviglie, che vanno da una Panhard et Levassor del 1901 fino a una Alfa 8C, passando per autentiche perle quali: Bugatti 35B metà anni Venti, Aston Martin Ulster LM 18 (1935), Maserati 250F (1954), Jaguar D-Type (1955), Lotus Elan 2+2 (1969), Lola T297 (1979, bianca, con righe blu che le disegnano una livrea a “mattoni”), Porsche 928 S (1983), McLaren F1 GTR (1995). Lo scorso marzo, sul circuito di Goodwood (Sussex), durante un giro di prova, il leader della scuderia ha perso il controllo di questa rarissima McLaren (tra le pochissime omologate anche per la guida su strada) ed è finito fuori pista. La sua corsa si è conclusa contro le barriere di protezione. Niente di serio per il pilota, ma danni non proprio insignificanti alla GTR. Pare che il boss della TT – sceso dalla macchina sulle sue gambe – guardando il muso dell’auto abbia commentato: “Ops”. Come dire: un inglese può perdere il controllo dell’auto ma non l'autocontrollo.

Ferrarissime

Fiore all’occhiello della collezione, alcune sorprendenti Ferrari. Tra queste una 512 S (utilizzata da Steve McQueen nelle riprese di “Le Mans”, 1971), una delle pochissime Berlinetta Boxer LM, una 312T3 appartenuta a un certo Gilles Villeneuve, una Enzo e una delle trentasei 250GTO (1962, chassis numero 3757, targata 250GTO). Un modello, quest’ultimo, che nell’agosto 2014 ha aggiunto alle sue leggendarie vittorie, il record di auto più cara mai battuta a un'asta: 38 milioni di dollari (poco più di 30 milioni di euro). Questi gioielli, tutti mantenuti in perfetto assetto di gara, sono ospitati all’interno di due attrezzatissimi hangar nel cuore della campagna inglese e sono così tanti che, tra una e l’altra, c’è a mala pena lo spazio per passare.

I moschettieri dell'auto storica

Mike Hallowes, Charles Knill-Jones, Ben de Chair e Nick Mason: sono questi i "Moschettieri” della Ten Tenths. Collezionisti, ingegneri, restauratori e piloti super esperti e super appassionati, che partecipano alle più prestigiose gare tra auto storiche. Tanto per capirci, parliamo di gente che, spesso, divide il volante con autentiche leggende come Damon Hill, Gerhardt Berger, Stirling Moss, Derek Bell, Martin Brundle, John Surtees, Mark Hales, Jacques Villeneuve e Bruno Giacomelli. Cosa c’è di strano? Nulla. A parte un piccolo, trascurabile (si fa per dire), dettaglio: quello che potremmo definire il D’Artagnan del gruppo - iniziatore e anima di questa collezione unica al mondo - nella vita, fa tutt’altro: il musicista. Batterista, per la precisione. E con un certo successo, bisogna riconoscerlo.

Un Bedford per il servizio da tè

La sua storia comincia a Londra nel 1965. Nick (74 anni oggi: è nato a Birmingham il 27 gennaio 1944), frequenta il Politecnico di Architettura e – cosa tutt’altro che infrequente in quegli anni - suona in una band di studenti: “The Tea Set” (“Servizio da tè”). Insieme a lui: Roger Waters (22 anni, basso), Richard Wright (22, tastiere), Bob Klose (20, chitarra), Roger “Syd” Barrett (19, chitarra) e Chris Dennis (19, voce). Presto, però, Dennis, lascerà il gruppo: “Non mi piaceva la musica che facevamo, il nome che avevano scelto non mi diceva assolutamente niente ed ero convinto che non saremmo andati da nessuna parte”, ha dichiarato poco tempo fa. Valutazione che si rivelerà tra le più sconsiderate e improvvide mai assunte nel Novecento. Barrett diventa, così, la voce solista.

Il suggerimento degli alieni

Sesto e fondamentale componente della band, un van Bedford CA nero (lungo poco più di 4 metri, largo quasi 1.80 e alto quasi 1.90) in grado di imbarcare ragazzi e strumenti e scarrozzarli tra sale prove e locali. Era stato Barrett a inventare il nome della band; quel nome che tanto dispiace a Dennis. “Stavamo suonando come Tea Set – ha raccontato qualche anno fa il nostro D’Artagnan – quando, sorpresa!, scopriamo che, nel cartellone del giorno dopo, c’è un altro gruppo che si chiama come noi. Urge trovare un'alternativa”. Ed ecco che Syd - fondendo i nomi di battesimo di due semisconosciuti musicisti blues (Pink Anderson e Floyd Council), trova l’ispirazione giusta: Pink Floyd Sound. “Me l’hanno suggerito gli alieni”, dichiarerà a un giornalista che gli chiede come gli fosse venuto in mente un nome così originale. Niente alieni, “è stata un’idea di Syd – ricorda d’Artagnan. E quel nome ci è rimasto appiccicato addosso”. Non è andata poi così male, Nick. Nel gennaio ‘68, ai ragazzi del Bedford (sul cui parafango anteriore Syd ha dipinto la scritta Pink Floyd in nero e rosa) si aggiunge un altro chitarrista: David Jon "Dave" Gilmour (21 anni). Il nuovo arrivato si affianca a Barrett, al quale l’abuso di droghe pesanti sta letteralmente bruciando la testa. Ad aprile, la situazione è così tesa da risultare insostenibile. È a rischio il futuro stesso del gruppo. Syd lascia e David lo sostituisce. La band è pronta a salire sul Bedford ed entrare nella leggenda.

Batterista motorista

Una leggenda fatta da più di 250 milioni di dischi venduti nel mondo, 51esimi nella classifica dei 100 più grandi artisti di sempre, secondo Rolling Stone; nella Rock and Roll Hall of Fame dal 1996 e nella UK Music Hall of Fame dal 2005. E, nel 2008 arriva il prestigiosissimo Polar Music Prize. Un sound unico, inconfondibile, irripetibile, imprescindibile. Esattamente come le opere d’arte della collezione Ten Tenths. Dischi-capolavoro, che non hanno mai smesso (né smetteranno mai) di emozionare e influenzare intere generazioni di ascoltatori e musicisti.

Tre nomi su tutti: “The Dark Side of the Moon” (1973: 43esimo tra i 500 più grandi album rock, sempre per Rolling Stone), “Wish You Were Here” (1975: 211esimo) e “The Wall” (1979: 87esimo). Il primo è uno degli album più belli e più venduti di tutti i tempi: in classifica per 741 settimane (più di 14 anni!), con vendite stimate intorno ai 60 milioni di copie. Il terzo disco più venduto in assoluto, dopo “Thriller” (Michael Jackson, 1982: 47.3mln) e “Back in Black” (AC/DC, 1980: 26.1mln.) Il secondo, “Wish You Were Here” (“Vorrei tu fossi qui”), molto probabilmente è dedicato a Syd Barret. Narrano le cronache che Barrett era apparso in sala d’incisione, calvo, incredibilmente ingrassato e senza sopracciglia. Era ridotto talmente male, che i suoi “vecchi” compagni avevano stentato a riconoscerlo. I ragazzi avevano pranzato insieme, e poi Barrett era scomparso in quello stesso nulla dal quale era apparso. Quella fu l’ultima volta che lo videro. L’album fu un successo di tali proporzioni che la casa discografica (EMI) non riusciva a star dietro alla richiesta di vinili. “Wish You Were Here” ha venduto più di 22 milioni di copie. Il terzo album-cult, “The Wall” - considerato uno dei “concept album” più belli e importanti della storia rock - è uno dei dischi doppi più venduti di sempre (nel ’99 ha doppiato la boa degli 11 milioni di copie) ed è il secondo album più venduto tra quelli della band.

Recentemente Chris Dennis - il cantante che lasciò il gruppo nel ‘66, ricordate? - ha dichiarato di non avere rimorsi e non essersi pentito della scelta fatta. “Nondum matura est”, avrebbe detto la volpe di Esopo. Peccato che di acerbo, nella musica dei Pink Floyd, non ci fosse assolutamente nulla. E poi dicono che è Syd Barrett quello che è impazzito!

Anno sabbatico senza fine

Il Bedford nero con fascia bianca (una replica del quale è visibile al Macro di Roma fino al 1 luglio prossimo, nell’ambito della mostra “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains”: “I loro resti mortali”, Ndr.) salpa le ancore e prende il largo sulla rotta del successo e Nick decide di abbandonare gli studi di architettura. “Diciamo che sono al mio 45esimo anno sabbatico”, ha scherzato qualche tempo fa. Le sue grandi passioni, però, erano e restano auto e corse. Solo che ora, invece di limitarsi a sognare quelle macchine, il giovane Nick le può comprare. Si calcola che, da allora ad oggi, ne abbia acquistate più di 300 e che il suo rammarico sia di non averle conservate tutte. Auto e corse sono passioni ereditate dal padre (Bill), regista di documentari per la Film Unit della Shell, ma anche pilota amatoriale che gareggia su una Bentley d’epoca, attualmente parte della scuderia del figlio. Scuderia che, dal 1985, ha riempito delle sue meraviglie decine di spot televisivi, centinaia di scatti fotografici, film e programmi televisivi, senza dimenticare, ovviamente, mostre, raduni, attività promozionali e lanci di prodotto.

Valore senza prezzo

Non è difficile immaginare che questa passione sia costata a Mason una discreta fortuna. Il valore della collezione, però, è molto al di là dell’investimento fatto. “Nel ’77, quando ho speso 35mila sterline per la 250 GTO, mi sono sentito un folle – ha dichiarato Mason. Certo non immaginavo che nel 2016 il suo valore sarebbe stato di 30 milioni di sterline! Tutti pensavano che fossi completamente pazzo. E lo pensavo anch’io, ha aggiunto. Ora, però, pensano che io sia una specie di Warren Buffett dell'automobilismo. Chi è Buffett? Soprannominato “l'oracolo di Omaha” per la straordinaria abilità negli investimenti finanziari, Buffett, grazie a un patrimonio personale di oltre 75 miliardi di dollari è, secondo Forbes, il terzo uomo più ricco del mondo e il quarantesimo più ricco di tutti i tempi. Non di soli dischi vive l'uomo, evidentemente.

Sogno per sogno

Se chiedete a Mason se si ritiene soddisfatto, però, vi risponderà di no: gli manca ancora qualcosa. Ancora? E cosa? La Austin Seven del 1930 che aveva quand’era un teenager. Attenzione, però, non una Seven qualunque, no: il Chummy, targato MT5109, acquistato nel 1962 per 20 sterline. Per cercare di rintracciarlo, Mason ha persino incaricato un investigatore privato. L’operazione, però, non ha avuto fortuna. “Che peccato”, ha commentato, mostrandosi più dispiaciuto per la “pecorella smarrita” che felice per il prezioso “gregge” al sicuro nei sui “ovili”. Chi vuole rendere finalmente felice il batterista dei Pink Floyd, dunque, sa cosa deve fare: rintracciare un Austin Seven Chummy del 1930 targato MT5109. Che sarà mai?! Senza contare che il gioco vale certamente la candela: se voi riuscirete a realizzare il suo sogno, infatti, non c'è il minimo dubbio sul fatto che lui riuscirà realizzare il vostro. Cosa aspettate? Cominciate a sognare!

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