Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 07:04

Ado16, il mondo dopo la Mini.

Massimo Tiberi ·

Ado, Amalgamated Drawing Office: è la sigla che, seguita da numeri progressivi, ha identificato - a partire dagli anni Cinquanta - i progetti della sezione di design e ingegneria della British Motor Corporation e poi della British Leyland. Così da Ado15 è nata nel 1959 la Mini e, a seguire, da Ado16 nel 1962 una famiglia di modelli che della mitica utilitaria ha rappresentato la prima evoluzione destinata ad una fascia superiore di mercato.

Sorelle della Mini

Anche in questo caso è evidente la paternità di Alec Issigonis, il geniale creatore della piccola rivoluzionaria, che ripropone lo stesso schema base, allora altamente innovativo (trazione anteriore e motore disposto trasversalmente), in una gamma di medio-compatte in grado di distinguersi nettamente da una concorrenza in gran parte legata ancora ad impostazioni decisamente conservatrici. E non convenzionali sono anche altre caratteristiche che daranno forte personalità ad una neonata generazione di auto destinata a proliferare per oltre un decennio.

Decisamente originale e non priva di eleganza la formula a due volumi della carrozzeria, frutto della collaborazione consolidata da qualche tempo con la Pininfarina, mentre le sofisticate sospensioni Hydrolastic, con sistema idropneumatico di interconnessione tra avantreno e retrotreno, si ispirano a quelle considerate di riferimento della Citroen DS. Assai meno anticonformiste le scelte di un motore d’impronta classica, 1.100 centimetri cubici con albero a camme laterale, e di un cambio a quattro marce con il primo rapporto non sincronizzato, che però non alterano una immagine e una sostanza nel complesso anticipatrici di future tendenze.

Tante varianti 

Secondo consuetudine del gruppo britannico, il progetto Ado16 viene declinato utilizzando marchi diversi, senza modifiche importanti nell’estetica e nella meccanica ma con caratterizzazioni, soprattutto nella mascherina anteriore e negli allestimenti, che puntano ad allargare al massimo la potenziale clientela. Al debutto, fanno dunque da apripista le più popolari ed economiche versioni Morris e Austin 1.100, seguite da varianti più “identitarie” e con la potenza del quattro cilindri portata da 50 a 58 cavalli, grazie all’adozione di due carburatori monocorpo.

La MG è ovviamente quella d’intonazione più sportiva, Wolseley e Riley propongono accenti raffinati, e la Vanden Plas addirittura strizza l’occhio al lusso in stile Rolls Royce, ricca di finiture in radica, di moquette e di sellerie in pelle pregiata. Si aggiungono inoltre, ai modelli a due e quattro porte, le wagon tre porte Austin Countryman e Morris Traveller, dalle forme più squadrate e con i vetri posteriori scorrevoli. Per tutte, il denominatore comune, come del resto per la sorellina Mini, è l’eccellente spazio abitabile in rapporto alle limitate dimensioni esterne (qui sui 3,70 metri di lunghezza) e, nella guida, le grandi doti di tenuta di strada e stabilità che mettono in ombra non poche rivali.

Sprazzi d'Italia

I continui aggiornamenti portano ad un aumento della cilindrata fino a 1.300 e, progressivamente, ad una semplificazione della gamma, con la scomparsa dei marchi più prestigiosi, ma nel 1971 viene proposta una GT da una settantina di cavalli, ben dotata di accessori e ricercata in qualche preziosismo estetico, come il tetto rivestito in vinile. La produzione si ferma nel 1974, dopo aver raggiunto buoni risultati di diffusione anche fuori dai confini britannici e in particolare proprio in Italia.

Nel 1963 la Innocenti, che aveva iniziato uno stretto rapporto di collaborazione con la Bmc montando l’Austin A40 e realizzando una spider derivata dalla Austin Healey Sprite, lancia la IM3, modello imparentato con le versioni 1.100 più potenti della famiglia Ado16, rivisto nel design dalla Pininfarina, più ricercato nell’aspetto e rifinito con cura. Una compatta di classe superiore, in aperta rivalità con vetture blasonate della stessa categoria come la Lancia Fulvia ed offerta ad un prezzo piuttosto elevato (1.290.000 lire). Seguiranno la più economica I4 e il modello “unificato” I5, fino al momento della sostituzione con la Regent, variante italiana dell’Austin Allegro, e siamo arrivati ormai al progetto Ado67.

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