Ultimo aggiornamento  17 novembre 2019 03:09

Rod Stewart: follie in Miura gialla.

Giuseppe Cesaro ·

Dicono che, nel corso dei suoi quasi 60 anni di onorata carriera, Rod Stewart abbia “dormito” con così tante donne da non riuscire a ricordare praticamente nulla di loro. Ma che non abbia mai dimenticato, invece, marca, modello e colore di nessuna delle sue numerosissime luxury car. E lui? Lo ammette, con irriverente candore: ha perso il conto delle sue conquiste quando aveva poco più di vent’anni. “Ero il figlio di un idraulico di Londra nord al quale la vita non aveva non aveva certo regalato l’incanto dei fasti al sole della California… che io sia dannato – pensavo - se non farò in modo di divertirmi un po’”. Detto, fatto.

Il giovanissimo Rod, come tutti prendono a chiamarlo (un diminutivo dal doppio senso fin troppo eloquente), comincia a lavorare per una azienda di carte da parati. "Facendo un lavoro fisico – ha dichiarato qualche anno fa al New York Times - impari molto su te stesso. E quello che ho imparato su di me è che non mi piaceva fare il lavoro fisico." La sua autobiografia conferma: “C’erano solo due cose che sapevo fare: cantare e giocare a calcio. Ma ero troppo pigro per giocare a calcio professionalmente. E, così, ho scelto la musica. Non è stata una scelta così sbagliata, in fondo”. Pare di no, in effetti.

Collezionista di bellezze

Chi è questo smemorato a “corrente alternata”? Sir Roderick David “Rod” Stewart (Highgate, Londra, 10 gennaio 1945: 73 anni mercoledì scorso), cantante e cantautore britannico: una delle voci di maggior successo in del panorama rock. 40 album (6 dei quali consecutivamente al numero 1 nel Regno Unito); 62 singoli di successo (31 nella top ten, 6 numeri 1); 16 singoli tra i primi 10 negli Usa, con 4 al numero 1 degli Hot 100 di Billboard, per un totale di più di 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Nel 2008 quella stessa testata lo vota 17esimo artista di maggior successo di sempre, mentre Rolling Stone lo inserirà al 59esimo posto dei 100 più grandi cantanti di tutti i tempi.

Segni particolari? Una certa passione per le collezioni. Cosa raccoglie? Bionde bellezze mozzafiato, soprattutto. "Si può essere infelici anche accanto alle donne più belle del mondo”, ha dichiarato ai tempi della sua relazione con la “Bond-girl” Britt Ekland. Seguono: opere d’arte (pare che sia specializzato nei prerafaelliti e che, per addormentarsi, non conti le pecore ma i quadri) e – udite udite! - trenini elettrici. Stewart è probabilmente l’unica rock star ad avere una passione così domestica e démodé. Curiosità: da 45 anni porta lo stesso taglio di capelli. “E’ l’unica cosa – ha commentato, con la dissacrante ironia che lo contraddistingue - che ho in comune con la Regina”. Noblesse oblige.

Ferrari 458 Italia Spider

Perché ha cominciato a fare musica? Ma per potersi permettere una macchina decente, certo. Che dire? Obiettivo stra-centrato. Tra le super car preferite, ci sono senza dubbio le italiane. L’ultima, in ordine di apparizione, sembrerebbe una fantastica Ferrari 458 Italia Spider, bianca, disegnata da Pinifarina: “Best Sports Car and Convertible” 2012 secondo il Sunday Times; “Cabriolet of the Year” e “International Engine of the Year” (2011) e “International Engine of the Year” e “Best Performance Engine over 4 liter” (2012) per Top Gear Magazine. Decisamente niente male. Due posti, motore 8 cilindri a V da 4.499 centimetri cubici, che eroga 570 cavalli a 9.000 giri, sviluppato per ridurre emissioni e consumi rispetto alla F430, pur avendo cilindrata e potenza superiori. Accelerazione 0–100 km/h in 3,5" (1/10 di secondo in più rispetto alla versione con tetto fisso: che volete? Il fascino glamour della chioma al vento ha il suo “peso”); velocità massima 320 km/h (5 in meno della versione “normale”). Un gioiello di meccanica, tecnologia e design italiani, alla cui definizione hanno contribuito esperienza e visione di un certo Michael Schumacher.

Lamborghini Miura 1972

Tra le mille meraviglie appartenute ad uno dei timbri di voce più personali e particolari di tutto il jet-set rock, c’è anche una favolosa Lamborghini Miura P400SV, gialla, acquistata nel maggio del 1972 per 8mila sterline (nel 2013 la SV è stata venduta all’asta da Bonhams, per l’elequente cifra di 919,900 sterline: poco più di un 1milione di euro, ndr.), molto probabilmente grazie ai diritti d’autore di uno dei primi grandi successi di Stewart: "Maggie May", brano che, nell’ottobre dell’anno precedente, era schizzato al primo posto della classifica inglese.

Stando a quanto più volte dichiarato dall’autore, la canzone sarebbe stata ispirata da un incontro con una donna più “vecchia” la quale - durante una serata del Beaulieu Jazz Festival 1961 - avrebbe fatto perdere la verginità all’allora sedicenne Stewart. “Non so dire quanto fosse più grande – ha ricordato il cantante – diciamo che era grande abbastanza da rimanere delusa dalla brevità di quell'esperienza”. Sia come sia, una cosa è certa: nessuno potrà mai rimanere deluso da un vero e proprio gioiello italiano su quattro ruote come la Miura: allora probabilmente la vettura di serie più veloce del mondo (SV stava, infatti, per SuperVeloce), prodotta in soli 150 esemplari, dei quali solo 7 con la guida a destra. Dodici cilindri a V, 3.929 centimetri cubici, 385 cavalli di potenza (15 in più rispetto alla S e ben 35 in più rispetto alla versione "base"); velocità massima 290 km all'ora e accelerazione da 0 a 100 in 5,75 secondi.

Tra gli optional “ad personam”, l'aria condizionata (una rarità su un’auto di quel tipo) e un lettore di cassette Philips, capace anche di registrare, per permettere alla rockstar di catturare le melodie che gli venivano in mente mentre era al volante. Gioiello italiano, testimone di alcune serate più folli del rocker inglese, come quella volta che Stewart guidò dalla sua casa di Windsor al nightclub “Tramp” a Londra (una quarantina di chilometri) per prendere una ragazza, la portò a casa, “dormì” con lei e la riportò a Londra, dove tornò al “Tramp”, raccolse un'altra ragazza e corse di nuovo a Windsor.

"Era una Lamborghini gialla – ha ricordato l’impenitente Rod - e ho fatto tutta quella strada in circa tre quarti d'ora, quindi devo essere andato più o meno a 200 all'ora". Parlando della seconda ragazza di quella sera, ha, però, confessato: "Per essere onesti, non ho fatto niente con lei fino al mattino dopo". Niente male per uno che si definisce “pigro” e che, sin da ragazzo, aveva capito di non essere tagliato per il lavoro fisico. O la bellezza fa eccezione, Rod?

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