Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 08:01

Car sharing, paga bitcoin.

Patrizia Licata ·

Il rally più veloce del 2017 lo ha corso il bitcoin. A quota 18.000 dollari, la moneta virtuale più famosa ha moltiplicato per venti il suo valore in un anno e, ora che viene usata per gli scambi di futures sulla piattaforma Cboe (Chicago Board Options Exchange), Case automobilistiche e start up tecnologiche sono pronte a scommettere che farà il suo ingresso nel settore automotive per gestire car sharing, polizze assicurative, finanziamenti e manutenzione.

Tutti pazzi per blockchain

Il bitcoin è in pratica un sistema di gestione del denaro basato sulla registrazione delle transazioni su una serie di computer. Ciò che attrae le Case automobilistiche e le start up è però la tecnologia che ne permette il funzionamento, il blockchain. Toyota Research Institute sta studiando le applicazioni automotive del blockchain insieme a ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), partner tecnologici (la tedesca BigchainDB, l'americana Oaken Innovations, l'israeliana Commuterz) e società assicurative. Alphabet, la capogruppo di Google e Waymo, è tra i principali finanziatori della start-up londinese Blockchain, che sviluppa software per l'utilizzo delle valute digitali. Daimler è entrata nell' "Hyperledger", un gruppo che unisce aziende di settori diversi impegnate a studiare la tecnologia blockchain.

Chi prende la macchina oggi?

Una delle possibili applicazioni è in ambito car sharing. Ernst & Young ha creato Tesseract, piattaforma per la mobilità integrata basata sul blockchain che permette di gestire la condivisione della proprietà e dell'utilizzo di flotte di veicoli, registrandone tutti gli utilizzi e spartendo tra gli utenti i costi, dall'assicurazione al carburante. In futuro potrebbero usare questo sistema anche dei (molto evoluti) condomini in cui i residenti condividono l'uso di automobili parcheggiate nel garage comune; ogni operazione di noleggio viene registrata automaticamente su un "registro digitale". Anche i sistemi di car sharing attuali registrano le operazioni, ma la gestione fa capo solo al fornitore del servizio; col blockchain, invece, il sistema è distribuito su vari computer e accessibile agli utenti. Il sistema è un po' di tutti e un po' di nessuno.

Decine di casi d'uso (non da Elon Musk)

In definitiva il bitcoin è un sistema "democratico" della gestione della moneta. Visto il boom del prezzo e l'assenza di controlli centralizzati, i rischi non mancano, se non altro di una bolla speculativa, ma la tecnologia sottostante per la distribuzione e gestione dei dati è qui per restare, dicono i consulenti dell'americana Tractica. Secondo Tractica, ci sono 30 possibili casi d'uso del blockchain nel settore automobilistico: uno è la manutenzione digitalizzata (l'ha annunciata anche Renault), dove la tecnologia blockchain permette di creare un registro elettronico con la storia della macchina e degli interventi di riparazione; lo stesso sistema si può usare nel passaggio di proprietà. La start up Oaken Innovation ha dimostrato il funzionamento di un pedaggio con tecnologia blockchain, mentre il costruttore indiano Mahindra sta studiando gli usi del blockchain per le operazioni di finanziamento dell'acquisto. Un modo nuovo di fare le cose di sempre? Forse sì, molto pratico e molto meno fantasioso di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo dietro cui si cela chi ha inventato il bitcoin e la cui identità resta un mistero. Ma non è Elon Musk: a un ex stagista che lo associava al padre fondatore della moneta virtuale, il numero uno di Tesla ha prontamente ribattuto in un tweet che "non è vero".

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