Ultimo aggiornamento  15 luglio 2019 22:51

Tom Waits, il cantAUTOre.

Giuseppe Cesaro ·

“Dunque, vediamo: avevamo una Fairlane, poi i giunti saltarono e anche i cuscinetti e allora tua madre volle cambiarla con una Tornado. E così abbiamo preso la Tornado. Dio: odiavo il colore di quella figlia di puttana. Poi il cane distrusse le fodere della Ford, e questo fu molto prima che tu nascessi. La chiamavamo ‘Yellowbird’ (canarino, ma anche ‘vero amore’, ndr): due porte, cambio a tre marce al volante. Mammina fece saltare un pistone e la vendette a Jacobs per un centinaio di dollari. Poi venne la Special: quattro prese d’aria a oblò, non si era mai vista una carrozzeria filare così. Albero a camme in testa, doppio scappamento (che è anche metafora sessuale). Sai: ho avuto… dunque vediamo… quattro Buick e le ho amate tutte. Tuo zio Emmett, invece, beh lui guida una Thunderbird, che apparteneva a tua zia Evelyn. Lei l’aveva distrutta: aveva guidato fino in Indiana senza olio nel motore. E quella fu la sua fine. Vendette quella Cadillac a tua mamma. Tua mamma amava le Caddy. Sospensioni posteriori indipendenti, capote in tela, ottimi pneumatici. Una spugna. Giuro che era capace di ripararsi da sola. Ho sempre amato le vecchie auto. Dan Steele me le dava a prezzo scontato. I modelli dello showroom e cose del genere. E poi c’era la Pontiac: Dio, amavo quella Pontiac. Rosso scuro: una specie di sangue di bue. Si guidava che era una meraviglia. Mi manca quella machina, già. Ma era molto tempo fa, sì: molto tempo fa.”

Lei è “The Pontiac” un brano recitato più che una canzone, contenuto in “Smack My Crack” (1987), album a più voci al confine tra poesia e rock. Lui è Tom Waits (Pomona, California, 7 dicembre 1949: 68 anni appena compiuti): cantautore, polistrumentista, autore di teatro e di cinema (26 film all’attivo, con registi del calibro di Francis Ford Coppola, Robert Altman, Jim Jarmusch, Terry Gilliam e… Roberto Benigni): una delle personalità più originali e significative del panorama culturale americano. E non solo. Marchio di fabbrica? Una voce letteralmente inconfondibile, che un critico ha definito così: “Sembra l’abbiano immersa in una tinozza di bourbon, poi appesa per qualche mese in un affumicatoio e quindi l’abbiano portata fuori e ci siano passati sopra con una macchina”. Definizione perfetta. Ascoltare per credere.

Muse a 4 ruote

Come appare chiaro da un ‘recitato’ nel quale l’auto è protagonista assoluta, le quattro ruote sono onnipresenti nella vita di Waits: quotidianità, canzoni, monologhi, film. Impossibile anche solo elencarle tutte. La lista riempirebbe pagine e pagine. Così come è impossibile citare tutti i testi delle canzoni nelle quali le auto sono parte importante della narrazione. Un sito di fan ne ha contati più di quaranta. Tra le citate – in ordine rigorosamente alfabetico: Buick, Cadillac, Chevrolet, Corvette, Dodge, Duster, Lexus, Lyncoln, Mercury, Mustang, Oldsmobile, Opel, Rolls Royce, Studbacker, Thunderbird e Volkswagen. Attenzione, però: dato che Waits ha fama di essere un bugiardo compulsivo, è anche impossibile sapere quali ha effettivamente posseduto e guidato e quali, invece, sono frutto del suo imprevedibile e tutt’altro che convenzionale genio.

50 dollari per la prima Buick

"La mia prima auto – ha dichiarato in un’intervista di fine anni ’90 – mi è costata 50 dollari. Era una Buick Special del ‘55”. “E funzionava?”, ha chiesto il giornalista. “Ma certo! Dondola piano, dolce carro: era praticamente una... barca". L’espressione ‘dondola piano, dolce carro’ fa riferimento al titolo di un famosissimo ‘spiritual’ (‘Swing Low, Sweet Chariot’) scritto, intorno alla metà dell’Ottocento, da un nativo americano - Wallis Willis - e inciso per la prima volta agli inizi del Novecento dai  Fisk Jubilee Singers. Nel 2002, la Biblioteca del Congresso ha inserito il brano nella lista di 50 canzoni che il ‘National Recording Registry’ considera “culturalmente, storicamente o esteticamente rilevanti”.

Mai più di 300 dollari

Successo e passione per le auto, però, non hanno portato il nostro a investimenti folli, come spesso capita ad altre star. “Non ho mai speso più di 150/200 dollari per un’auto – ha dichiarato, infatti, in un’intervista del ’75. È semplicemente contro la mia etica. È vero, però, che ho investito 300 dollari per una berlina quattro porte Cadillac del 1954; l’ho presa da un rivenditore di usato chiamato ‘Le auto di Jerry Lee’: beve, ma è affidabile. L’ho parcheggiata sotto un albero a casa di un mio amico e credo che, quando tornerò a riprenderla, la troverò coperta di guano di piccione”. Nessuno sa se sia andata davvero così.

Suburban Motel

"Avevo una Suburban bianca del '72 – ha raccontato in altra occasione Waits - e nessuno in famiglia ci voleva salire. Le mie auto non sono mai piaciute ai miei ragazzi (Waits ha tre figli, avuti da Kathleen Brennan: musicista, autrice di canzoni e produttrice discografica; “amore a prima vista” il loro, secondo l’artista californiano). Quella sembrava un Motel, e loro avevano persino il coraggio di lamentarsi. ‘Siete scemi – gli ho detto – in un’auto così ci potreste vivere!’”. Confort, tenuta di strada, affidabilità: per questo la station wagon Chevrolet era soprannominata: “La vecchia affidabile”. Tra le particolarità, i vetri fumé: “Ci sono delle volte – spiegava Waits – che vuoi entrare di nascosto, farti gli affari tuoi, e poi sgattaiolare fuori”.

L’auto? Un vestito

All’inizio degli anni ‘70, il produttore Jerry Yester aiutò Waits a trovare una bellissima Buick del ‘52. Pare che, nel giro di un paio di settimane, l’auto fosse ridotta a un cassonetto: giornali, carte di caramelle e lattine di birra vuote, ovunque. “L’auto è un vestito – commentò l’artista – ti deve calzare alla perfezione”. Waits amava bere birra parlando del più e del meno, seduto nella sua Buick: comprava una confezione da sei lattine, parcheggiava l’auto da qualche parte e cominciava a parlare. “E così gli ho detto: Addio, ragazzi: ci vediamo, perché la mia Buick è là fuori che mi aspetta’” ("So Long I'll See Ya", 1971).

L’ufficio nella Thunderbird

"Guidavo una Thunderbird del ‘65 – ha ricordato in una intervista del ‘75 – color marrone cacca di scimmia; bisognava sistemarle continuamente le valvole, beveva almeno quattro litri d’olio alla settimana e non faceva nemmeno due chilometri con un litro: il serbatoio era sfondato. Con lei ho fatto il mio primo incidente. Un tamponamento a catena, che ha coinvolto quattro macchine: colpa mia. Andavo a 40 all’ora, ma pioveva… Ora è in pessime condizioni: non ce la fa più. L’ho parcheggiata: la userò come ufficio”.

La Roadmaster 1955

“Il tempo volava, sono saltato sulla mia ‘Vecchia ‘55’ il più in fretta che ho potuto. Guidavo lentamente, mi sentivo alla grande: vivo! Il Sole stava per sorgere, accanto a me c’era la Fortuna in persona; l’autostrada, le auto, i camion; le stelle cominciavano a svanire e io guidavo la parata: mi sarebbe piaciuto essere rimasto un po’ di più… Oh, Signore, lascia che ti dica che questo sentimento diventa sempre più forte…”. È “Ol’ ‘55” (1973) ed è dedicata ad una Buick Roadmaster del 1955, acquistata per 125 dollari. “Mamma mia! Quella è un’auto della quale mi fido ciecamente è davvero fantastica! Salire a bordo di una di queste meraviglie, ti fa sentire un’altra persona. Per molti anni ho amato soprattutto le Buick: ho avuto due Special, un paio di Century e una Super. E, alla fine, ho trovato questa Roadmaster: e sono stato davvero fortunato! Per questo le ho dedicato questa canzone”. Nemmeno a questa Buick è andata così male. Come a chi ha la fortuna di incrociare parole e note di una delle più grandi voci del nostro Tempo, del resto.

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