Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 18:31

Freddie Mercury: i gioielli della Regina.

Giuseppe Cesaro ·

Non sapete niente di me se non avete sentito un brano che si chiama Bohemian Rhapsody’ ma non importa. Quel brano è stato scritto dal signor Farrokh Bulsara, che per lo più diceva la verità. Su alcune cose esagerava un po’, ma per lo più diceva la verità.”

Ho parafrasato - spero i puristi non me ne vorranno - l’incipit di uno dei più grandi romanzi americani (“Le avventure di Huckleberry Finn”, scritto da Mark Twain nel 1884; opera dalla quale, secondo Ernest Hemingway, discende “tutta la letteratura americana moderna”) perché ciò che dice di sé il protagonista del romanzo potrebbe valere sia per la vicenda personale e artistica di Mr. Bulsara, che per molta storia del grande rock.

L'uomo che volle diventare Regina

Conoscete, dunque, Bohemian Rhapsody? Se non la conoscete, interrompete la lettura, cercatela in Rete, ascoltatela (l’ideale sarebbe un vinile o un cd ma, si sa, tra ‘ideale’ e ‘reale’ la strada si allunga ogni giorno di più) e poi tornate qui. Parliamo di uno dei brani rock più belli in assoluto. Per la rivista Rolling Stone – a mio avviso ingenerosamente – al 166esimo posto tra le 500 più grandi canzoni di tutti i tempi. Perché ingenerosamente? Perché Bohemian Rhapsody – eletto miglior singolo britannico di sempre - è uno di quei rarissimi brani spartiacque, che segnano un confine netto tra ciò che c’era prima e ciò che c’è dopo: poco meno di sei minuti di grande musica che aprono la porta su autostrade espressive ed emotive tutte da esplorare.

Farrokh Bulsara chi era costui? Una delle più grandi – se non la più grande – voce della storia del rock: Freddie Mercury, nato a Zanzibar il 5 settembre 1946 e morto a Londra, il 24 novembre 1991: 26 anni fa esatti. Fondatore, frontman (voce di quattro ottave, addirittura oggetto di studi scientifici) e autore del maggior numero di brani di successo dei Queen, una delle più importanti band di sempre: 300 milioni di dischi venduti, con album nella classifica inglese per più di 1.300 settimane complessive: l’equivalente di 25 anni.

Rolls: da un Queen a una drag queen

Chi ha avuto l’avventura di conoscere Mr. Bulsara/Mercury lo descrive come un “uomo generoso, gentile, talvolta impaziente”, che “dedicava tutto se stesso a ciò che sentiva come importante, cioè a fare musica” (Brian May, chitarrista dei Queen), ma anche una persona di grandi e talvolta smodate, passioni. Tra queste non mancavano nemmeno le auto, autentica ossessione del batterista della band, Roger Taylor, appassionato di corse e corridore lui stesso, non a caso autore di “I’m In Love With My Car” (“Sono innamorato della mia auto”) lato B di Bohemian Rhapsody. Quello che non tutti sanno, però, è che il leader dei Queen non ha mai preso la patente e, per i suoi spostamenti, si è sempre affidato a un autista, senza disdegnare, però, di prendere il taxi ogni volta che le circostanze lo richiedevano.

Nel 2013 la Rolls-Royce Silver Shadow del 74 (V8 da 6,75 litri), utilizzata l’ultima volta nel 2002, in occasione della prima del musical “We Will Rock You”, è stata acquistata, per poco meno di 75mila sterline (circa 83mila euro al cambio di oggi), da un facoltoso e sconosciuto uomo d’affari russo. Pochi mesi più tardi il misterioso acquirente ha fatto comin’ out, rivelandosi come Verka Serduchka, affermata drag-queen ucraina, seconda classificata all’Eurovision Song Contest 2007. La performer ucraina ha successivamente dichiarato di non aver acquistato la Silver Shadow (interni in pelle grigia e legno, chiusure automatiche, alzacristalli elettrici, telefono, lettore di audiocassette e – udite, udite!: bottiglietta di profumo e confezione di fazzoletti Kleenex appartenuti alla rockstar) per guidarla, ma per donarla a un museo dedicato ai Queen. Profumo e Kleenx esclusi, naturalmente.

Fiore di Lotus

Unica. Letteralmente. Come la voce dell’inconfondibile Mercury. È la meravigliosa Lotus Evora S Freddie Mercury Edition, battuta all’asta al Savoy di Londra, il 5 settembre 2011, in occasione del “Freddie for a day”, quando si celebrano quelli che avrebbero dovuto essere i 65 anni della rockstar. Il ricavato (100mila sterline, offerte da un fan collezionista di super-car) va al Mercury Phoenix Trust, la fondazione creata da Brian May, John Deacon (bassista), Roger Taylor e dal manager Jim Beach, per combattere quell’AIDS che, vent’anni prima, ha strappato al mondo una delle sue voci più belle.

La livrea è ispirata agli abiti di scena indossati da Mercury l’11 luglio 1986 sul palco di Wembley, in occasione dell’indimenticabile concerto del “Magic Tour”: carrozzeria bianco-perla, attraversata longitudinalmente da una striscia giallo-oro inserita tra due strisce rosso vinaccia - come i pantaloni del leader dei Queen - e interni gialli, come il suo giubbotto. Completano la "mercurizzazione": Union jack e corona inglese (simbolo della band) sullo schienale e logo dei Queen (creato dallo stesso Mercury) sul poggiatesta dei sedili (Recaro), decalcomanie che richiamano la silhouette della statua dedicata da Montreaux alla rockstar (che trascorse sul lago Lemano l’ultimo periodo della sua vita) e una doppia riproduzione dell’autografo della star: sulla pelle della plancia di fronte al sedile del passeggero, e sul retro, sopra la sigla ‘Evora S’.

Sotto il cofano, invece, canta – è proprio il caso di dirlo - un V6 di 3,4 litri da 350 cavalli, che consente alla Freddie Mercury Edition, di volare da 0 a 100 km/h in soli 4,8 secondi e di toccare 277 km/h di velocità massima. Non c’è che dire: due voci sublimi, senza alcun dubbio l’una degna dell’altra.

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