Ultimo aggiornamento  22 agosto 2019 03:23

ACI, troppe barriere per l'elettrica.

Redazione ·

"La mobilità a impatto zero è un tema di cui si parla in tutto il mondo guardando all'elettrico come alternativa per il futuro, ma i problemi da affrontare sono molti e complessi". Con queste parole, Angelo Sticchi  Damiani ha aperto la 72esima Conferenza del traffico e della circolazione durante la quale è stato presentato lo studio, curato dalla Fondazione Filippo Caracciolo - Centro studi ACI, dal titolo "Quali energie muoveranno l'automobile?".

Via al confronto

Con questo incontro l'Automobile Club d'Italia ha voluto promuovere un confronto tra esponenti istituzionali ed esperti del settore su mobilità e alimentazioni del futuro, alla luce delle nuove esigenze ambientali, delle norme internazionali in materia di cambiamenti climatici e del contributo che possono dare le nuove tecnologie per una mobilità sempre più pulita e alternativa.

Il tempo dell'elettrico

"Se l'elettrico è una occasione irrinunciabile", ha ribadito il presidente Sticchi Damiani, "per essere realmente sostenibile bisogna fare in modo che la produzione delle batterie non crei ulteriore inquinamento, disporre di una quantità sufficiente di fonti rinnovabili. C'è poi da realizzare una rete di ricarica sufficiente a soddisfare le esigenze di tutti. Insomma, ci sono una serie di problemi ancora aperti: quanto ci vorrà per risolverli? Vedremo. Nel frattempo però bisogna comunque inquinare il meno possibile".

Un parco circolante vecchio non aiuta l'ambiente

"Oltre all'elettrico", ha spiegato il presidente "gli esperti suggeriscono varie ipotesi nel campo delle alimentazioni alternative, tra cui idrogeno, gas, metano e carburanti di nuova generazione. Mi preme sottolineare che un diesel Euro 0 ed Euro 1 inquina 26 volte in più rispetto a un diesel Euro 6. E qui mi ricollego a una delle questioni che più ci preme: il parco circolante che in Italia è troppo vecchio e va assolutamente rinnovato. Senza però pesare sulle famiglie: le restrizioni al traffico dei veicoli non giovano ai cittadini che non hanno la possibilità di acquistare un'auto nuova e non risolvono se non sul momento l'inquinamento in città". Il risultato è che ancora il 96% dei bisogni di mobilità è soddisfatto dai combustibili fossili.

Il governo è pronto a fare la sua parte

Il tempo necessario per il passaggio ai carburanti alternativi è un problema condiviso anche dal Governo. "La mobilità a zero emissioni", ha sottolineato Riccardo Nencini, viceministro Infrastrutture e Trasporti, "è una scelta obbligata, ma c'è ancora molto da fare, anche se abbiamo iniziato a individuare la strada giusta: abbiamo varato il piano nazionale per le infrastrutture elettriche (Pnire), abbiamo  aperto all'idrogeno anche se al momento, in Italia, c'è solo il centro di produzione di Bolzano, abbiamo due progetti sul gas (Gpl e metano) e abbiamo stanziato 5 miliardi di euro per il trasporto pubblico locale. In più, vogliamo riprendere il Piano delle città (varato nel 2012, dal governo Monti) includendo tra i nuovi requisiti anche una rete di ricarica condominiale per i veicoli a batteria". 

Promuovere la ricerca

L'evoluzione verso modalità di spostamento a zero emissioni, di cui l'auto è il perno, dipenderà molto dallo sviluppo di tecnologie di ultima generazione e dagli investimenti finalizzati alla ricerca per progredire verso soluzioni meno impattanti. L'intento è univoco: dal confronto è emerso che non esiste un'unica soluzione, ma bisogna puntare su un mix di alternative energetiche attraverso una road map comune tra tutti gli operatori del settore, istituzioni, esperti, aziende e Case costruttrici.

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